<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363</id><updated>2012-01-28T11:15:06.851+01:00</updated><category term='psicologia'/><category term='speranze'/><category term='poesia'/><category term='pnl'/><category term='schizzi vocali'/><category term='signoraggio'/><category term='lavoro su di sé'/><category term='camminare'/><category term='storielle'/><category term='immagini'/><category term='parole'/><category term='religione'/><category term='filosofia'/><category term='favole'/><category term='nwo'/><category term='eros'/><category term='chiesa'/><category term='lettere'/><category term='recensioni'/><title type='text'>BETAPENSIERO</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://betapensiero.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>43</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-2317262660191181674</id><published>2011-12-24T10:01:00.014+01:00</published><updated>2011-12-24T10:24:26.153+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='parole'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='psicologia'/><title type='text'>Trombare, fottere, o fare l'amore?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/74/Psych%C3%A9.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 232px; height: 342px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/74/Psych%C3%A9.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Non si tratta di etichetta, di finezza nel parlare, né di maggiore o  minore affetto verso un partner di vita o occasionale che sia. Non è un  modo diverso per dire la stessa cosa. Più o meno come "melo", "quercia" o  "ciliegio" non sono nomi diversi per dire la stessa cosa: sono nomi  diversi per nominare alberi diversi, che sì hanno in comune il fatto di  essere alberi ma, soprattutto, offrono frutti diversi. E, a meno di  essere maiali, trovarsi nel piatto delle ghiande o delle ciliegie non è  indifferente....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con le parole avviene purtroppo facilmente quanto descritto dal dito che  mostra la luna: gli stolti guardano il dito tanto quanto guardano al  significante in luogo del significato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni verbo indica un'azione, verbi diversi si riferiscono ad azioni  diverse. E le azioni, come gli alberi appunto, si riconoscono dai  frutti, da ciò che creano. Così, ad esempio, "bere" lo si potrà usare  riferendosi all'azione che offre come risultato (frutto) del liquido  introdotto in bocca; "lavarsi" offre come risultato il proprio corpo più  pulito.  Le azioni di bere e lavarsi hanno in comune l'utilizzo di  acqua, l'impiegarla sul proprio corpo, l'utilizzarla calda o fredda ma  solo chi avesse particolare confusione in testa potrebbe, da queste  similitudini, credere che bere e lavarsi siano sinonimi... Si può  inoltre bere da un  bicchiere, con la cannuccia, con le mani, da una fontana, col  contagocce, velocemente, lentamente, ecc. Modalità diverse designate  dallo stesso verbo poiché portano allo stesso "frutto".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco che si può scopare o fare l'amore su un letto, un divano, un  tappeto, un prato; con uno sconosciuto, un compagno di vita, un amico;  nudi, con dei vestiti; lentamente, velocemente; di giorno, di notte;  alla luce, al buio, in penombra; eccetera, eccetera. Non spetta però né  all'educazione di chi parla, né al tipo di legame con il partner, né a  dove, quando, o aspetti simili,  discriminare l'appropriatezza del verbo  utilizzabile per descrivere l'azione. Né tanto meno i verbi sono  sinonimi per chi non ha l'abitudine a guardare il dito al posto della  luna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le parole, fortunatamente, portano dentro di sé il loro vero significato (l'etimologia, dal greco &lt;i&gt;étymon&lt;/i&gt;  - vero significato della parola - come il suo stesso etimo ci informa è  lo studio delle origini di una parola per conoscerne il vero  significato).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Iniziamo allora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come ogni toscano dovrebbe sapere, "&lt;b&gt;trombare&lt;/b&gt;" significa  spostare liquidi. Si tromba il vino, quando lo si travasa da una botte  all'altra. Il trombaio è a Firenze l'idraulico, che appunto di spostamento  di liquidi si occupa. Trombando, sessualmente parlando, quello appunto  si fa: si spostano dei liquidi. Nella parola "&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;pompino&lt;/span&gt;" il concetto è  probabilmente ancora più chiaro.&lt;br /&gt;L'atto, trombata o pompino che sia, può essere chiaramente molto  piacevole, può avvenire con amanti occasionali, come pure con  l'uomo/donna della vita, tra persone educate o rozze, che si stimano, si  odiano, nutrano o meno affetto, può avvenire in svariate posizioni, con  diverse durate, in diversi luoghi, con diversi umori, eccetera. Quello  che però rende tale azione una trombata non sono le modalità con cui si  svolge, bensì ciò che produce: un travaso di liquidi. Niente più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;b&gt;Fottere&lt;/b&gt;" leggo che attraverso il latino deriva dal greco phyteyc  - piangere, ma anche, nel suo significato metaforico: generare,  produrre - a sua volta derivante da phyo da cui deriva anche "feto".  Chissà poi come nell'uso il termine è finito per essere volgare. In  questo caso comunque i liquidi ci sono, sì, ma non sono meramente  travasati da dentro a fuori, hanno funzione generativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Curioso poi che sia trombare che fottere abbiano anche significato di venire fregati....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;b&gt;Scopare&lt;/b&gt;" mi ha messo un po' in crisi perché oltre al significato  per cui si trova in questo elenco e all'atto di spazzare ho trovato  solo un misterioso "sottoporre al supplizio della scopa" (Zingarelli).  Nessuna spiegazione su cosa ciò significhi ne tracce etimologiche  legabili all'accezione sessuale. Giusto qualche ipotesi: che derivi dal  movimento della scopa quando si spazza, alla sua forma, o simili.  Cercando però di capire quali sono i suoi frutti viene al massimo in  mente il togliere la polvere, il che è pur vero che in metafora in  alcuni casi non sarebbe una cattiva idea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche "&lt;b&gt;chiavare&lt;/b&gt;" è un termine non chiaro. Secondo alcune fonti  deriva banalmente da chiave e l'atto di infilarla nella toppa. Altre  fanno invece riferimenti più colti (Ariosto, Dante) e risalgono a  chiodo, conficcare, dal che potrebbe derivare il tenere ferma la donna.  La ricerca di un etimo tuttavia lo ricordo non è accademica ma pratica:  si cerca il vero significato di una parola (necessario poiché parlare è  tutt'altro che innocuo come solo gli ingenui credono...), ovvero cosa il  verbo produce. Ed in questo caso, non saprei proprio dirlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel caso di "&lt;b&gt;fare sesso"&lt;/b&gt; e "fare l'amore" il legame del verbo con  un frutto è quasi palese: si utilizza il verbo fare - produrre appunto - e  si nomina il frutto prodotto. Quindi, cosa viene prodotto?&lt;br /&gt;"Sesso" deriva dal latino &lt;i&gt;seco&lt;/i&gt;, secare, tagliare separare.  Separare appunto un sesso dall'altro, l'uomo dalla donna. &lt;a href="http://betapensiero.blogspot.com/2010/11/diavolo.html"&gt;Dividere&lt;/a&gt; è una  fase necessaria per comprendere e, nello specifico, per costruire  un'idea di sé. Tuttavia se fare sesso crea una divisione è l'opposto di  creare un'unione. Fisicamente insieme sì, ma di fatto soli. E non capita  forse di sentirsi soli dopo avere fatto sesso??&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;b&gt;Fare l'amore&lt;/b&gt;" è generare amore.&lt;br /&gt;Probabilmente mai nessun termine  è nell'immaginario collettivo così vago, abusato ed usato a sproposito  per menzionare ogni forma di instabilità mentale che pretenderebbe così  di essere nobilitata e/o tentare di legittimare  le pretese su ciò che  gli altri dovrebbero offrire. La disquisizione su cosa l'amore  decisamente non è, è tuttavia troppo lunga (la cito solo nel tentativo  di frenare in chi legge l'impulso ad associare le proprie seghe mentali a  quanto scritto sotto).&lt;br /&gt;Per trovare la radice latina del lemma "amore" basta elidere la "e". In latino tuttavia il passo da &lt;i&gt;amor&lt;/i&gt; a &lt;i&gt;a-mors&lt;/i&gt; -  ovvero senza morte - è più evidente. Amore è un'energia opposta alla  morte. Quella che Dante chiamò "l'amor che muove il cielo e le altre  stelle". Non si tratta di stucchevole sentimentalismo, che anzi è quanto  di più distante esista dall'amore. Basta osservare, se dopo avere fatto  l'amore ci si sente stanchi, potranno essere state sussurrate le parole  più dolci del mondo ma quello non sarà stato fare l'amore. Amore è un  energia creativa di unione. Fare l'amore è molto più di un modo fine per  indicare il congiungersi carnalmente: è creare amore congiungendosi  carnalmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è quindi solo questione di saperlo fare, il che certo non guasta, ma  prima ancora è questione di sapere cosa si sta facendo e come  chiamarlo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-2317262660191181674?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/2317262660191181674'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/2317262660191181674'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2011/12/trombare-fottere-o-fare-lamore.html' title='Trombare, fottere, o fare l&apos;amore?'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-3010056871387021005</id><published>2011-11-22T18:57:00.011+01:00</published><updated>2011-11-22T20:45:38.919+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='favole'/><title type='text'>Il genio della lampada</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/0f/Lamparina.JPG"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 325px; height: 243px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/0f/Lamparina.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;- &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cosa desideri?&lt;/span&gt; - disse il genio uscendo dalla lampada - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;pensaci bene poiché non avrai una seconda occasione&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era in effetti già insperato averne una di occasioni così! Raramente gli  veniva chiesto cosa desiderasse e ancora più raramente a chiederlo era  chi poi volesse e potesse esaudirlo. Insomma, che fosse proprio un genio  a domandarglielo non lo aveva mai immaginato neppure in sogno. Così non  era pronto a rispondere. Non immaginava poi che potesse essere una  risposta difficile... Ma il genio l'aveva messo in guardia, "pensaci  bene". E lui capiva di doverlo fare.&lt;br /&gt;Così per prima cosa si sedette.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mettiti comodo, io non ho fretta&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque, che cosa lo rendeva felice più di ogni altra cosa? Si rispose  "stare bene". Ma si accorse subito di quanto fosse una risposa stupida. O  meglio, si accorse di quanto non fosse affatto una risposta: cosa  voleva dire stare bene? Forse significava poter fare quello che voleva.  Tuttavia, cos'è che voleva fare? Ci pensò per alcuni minuti, poi emise  un profondo respiro che, espirando, lo fece sprofondare maggiormente  nella poltrona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il genio intanto fumava distrattamente il suo sigaro direzionando su di lui il fumo e di tanto in tanto anche un'occhiata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Soldi, auto, case, vestiti. Poteva riassumere con ricchezza, sì, meglio, più ampio. Potere, prestigio, tempo, sesso, intelligenza, bellezza, simpatia. Potere, no, questo l'aveva già scritto. Stava facendo una lista. Non  era mai stato particolarmente preciso ma questa volta pensava di  procedere con metodo. Se avesse elencato tutti i possibili desideri  avrebbe potuto cercare di raggrupparli in categorie più generali,  come aveva fatto con il concetto di ricchezza. Avrebbe poi dovuto creare  un albero genealogico dei desideri, capire cioè se da alcuni di essi  discendesse la possibilità di conseguirne altri in virtù dell'avere già  ottenuto i precedenti. Infine doveva attribuire un valore numerico ad ogni singolo  desiderio ed osservare quale combinazione offrisse il punteggio più  alto. Probabilmente aveva inventato la formula della felicità. Chissà  come mai, si chiedeva, nessuno ci aveva pensato prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sembrava difficile, no. Dunque, cos'altro? La pace nel mondo? No, ma via, siamo  sinceri, cosa gli importava della pace nel mondo? Si trovava davanti ad  un genio non alla finale di un concorso di bellezza! Queste stronzate  poteva risparmiarsele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il genio tossì. Probabilmente a causa del fumo, sebbene, consapevole o  meno che fosse, il gesto gli era sembrato un commento ai suoi pensieri. E  ciò lo impensierì, stava forse dimenticando qualcosa di importante?  Rilesse la lista più volte, poi gli venne in mente una parola: amore.  Come aveva potuto dimenticarlo? Certo, doveva essere quello il desiderio  più importante! Era chiaro, ma decise di proseguire ugualmente col  metodo adottato, in fondo doveva solo inserirlo nel suo schema, capire  come si raggruppasse, cosa o da cosa fosse generato. Avrebbe così avuto  il suo punteggio e scoperto anche di quanto l'amore fosse il più  desiderabile dei desideri. Così fece.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beh, ci provò, perché in effetti  non appena intraprese il suo lavoro di catalogazione si rese conto di  non sapere bene cosa fosse l'amore. Non riusciva ad andare oltre misere  risposte tautologiche: l'amore è amare qualcuno. E poi anche di  "qualcuno" mica era sicuro. Perché qualcuno? E se qualcuno e non molti o  tutti, perché? E poi, soprattutto, cos'era amare? Insomma, finché si  trattava di parlarne con gli amici poteva permettersi di essere vago, ma  da questo lavoro dipendeva la sua felicità (!!), doveva essere preciso.  Poteva definire "amare" stare bene con qualcuno? No, no, troppo vago, se  "stare bene" non lo aveva accettato per spiegare la felicità poteva  forse usarlo per definire qualcosa che desiderasse per essere felice? E  poi quando si soffre per amore? è amore oppure no? Si domandava poi se  pensasse all'amore carnale, a quello sentimentale, a quello universale, a  quello per il vino, per la poesia, per gli animali, per la scollatura  della sua vicina di casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, più tentava di fare chiarezza più si sentiva confuso. Il genio  continuava impassibile ad attendere. Nel frattempo era calata la sera.  Doveva essere trascorso un bel po' di tempo da quando aveva iniziato a  riflettere. Sentiva freddo, era stanco e aveva fame. Si domandò se il  segreto della felicità da lui agognata risiedesse nel coprirsi,  riposarsi o saziarsi. Tante volte però aveva mangiato, dormito o avuto  caldo. Era stato un piacere sì, ma col placarsi del bisogno era presto  scomparso anche il piacere. Non poteva essere tutto qui, eppure sentiva  di essere vicino. Si trattava di calore, di nutrimento, di riposo ma non  era né un termosifone, né una cena, né un letto. Ma questa volta era vicino...  Finalmente comprese cosa desiderasse veramente.&lt;br /&gt;Guardò il genio facendo  capire di essere pronto. Pronunciò una sola parola:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Affetto&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il genio gli sorrise.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-3010056871387021005?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/3010056871387021005'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/3010056871387021005'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2011/11/il-genio-della-lampada.html' title='Il genio della lampada'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-5909694701240792366</id><published>2011-09-02T15:27:00.013+02:00</published><updated>2011-09-02T17:11:30.188+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schizzi vocali'/><title type='text'>horror vacui</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/32/Lower_Antelope_Canyon_478.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 298px; height: 222px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/32/Lower_Antelope_Canyon_478.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con cosa riempirò questi spazi?  Giacché incolti offrono dolore.&lt;br /&gt;Se il ciclo delle colture si interrompe&lt;br /&gt;le malerbe  prenderanno il sopravvento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che sia lo spavento di guardare nel vuoto? Sbircio&lt;br /&gt;e mi ritraggo oppresso. Cerco un diversivo nel quale&lt;br /&gt;scordare non so più neppur io cosa. Ma non scordo,&lt;br /&gt;annebbio, diluisco, frammento, sgretolo, ma non scordo.&lt;br /&gt;Eppur non so più cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché, oh diversivi, durate così poco?&lt;br /&gt;Dietro di voi ogni volta un deserto difficile da coltivare,&lt;br /&gt;da irrigare col vino, da nutrire col sesso, da sedurre&lt;br /&gt;con la poesia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Potrei, sì, guardare oltre il vuoto.&lt;br /&gt;Ma come farlo senza esserne risucchiato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(204, 204, 204);"&gt;Gli   "schizzi vocali" sono privi della metrica e l'eleganza di una vera   poesia ed io non sono un vero poeta. Amo però intingere nel calamaio   delle parole e con esse tratteggiare il mio pensiero. Chiamerò ciò   "schizzi vocali".&lt;/span&gt;    &lt;span class="post-author vcard"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-5909694701240792366?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/5909694701240792366'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/5909694701240792366'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2011/09/horror-vacui.html' title='horror vacui'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-4838505844490377896</id><published>2011-07-05T11:07:00.004+02:00</published><updated>2011-07-05T11:21:33.664+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lettere'/><title type='text'>Schiavi di un Dio minore (ovvero di ideali indiscutibili)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/5e/Mar_campechano.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 346px; height: 260px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/5e/Mar_campechano.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Immagina un episodio, fittizio ma comune, di una storia di coppia  diversa ma per certi aspetti simile: lui lavora come affermato  professionista, lei ha un lavoretto part-time. Stanno economicamente  bene ed avrebbero una buona intesa per molti aspetti. Lo studio di lui  ha progressivamente sempre più lavoro e così inizia a lavorare il sabato  ed a tornare sempre più tardi la sera. Col tempo diventa stanco e  nervoso. Lei lo vede via via peggiorare, i tempi trascorribili insieme  si riducono e con essi si riduce anche la loro qualità. Così, lei dopo  avere pazientato dietro le rassicurazioni di lui che si trattava solo di  un breve periodo passeggero, inizia a rendersi conto che non si tratta  di una situazione momentanea ma che, per quanto forse in forma  variabile, sarà ricorrente. Lei tiene molto al rapporto, eppure il  ricordo dei tanti weekend trascorsi insieme nelle capitali europee  adesso, da dolce, diventa amaro nel paragone con la loro attuale  assenza. Inizia timidamente a farlo notare al suo uomo, che l'ascolta  distrattamente quasi turbato dall'essere sottratto alle sue  preoccupazioni. "è lavoro" risponde "con cosa credi che ci manteniamo?"  Eppure lei ricorda come si mantenessero anche prima di tanto successo,  di come l'auto fosse sì più piccola ma anche più spesso sfruttata per  gite di piacere. La logica sembra tuttavia inattaccabile, il lavoro va  preso quando c'è e viene prima di tutto. Beh, chiaro, inattaccabile  perché lui l'ha assunto come principio universale indiscutibile, non  perché a lei non verrebbero in mente centinaia di motivi per cui il  tempo meriterebbe di essere speso diversamente, magari insieme. Lui  comunque la informa che a Parigi può andarci quando vuole con le amiche,  per lui non è un problema. Per lei un po' invece comincia a diventarlo.  Non è l'affetto verso di lui che è venuto meno, ma lo sono i momenti  piacevoli, l'intimità e la confidenza che alimentano un rapporto. Lei è  triste, e quando finalmente riescono ad uscire una sera a cena, per quanto  vorrebbe sorridere, non ci riesce. "ma cos'hai da mettere il muso, me lo  spieghi, non siamo venuti a cena come volevi?" dice lui, "già sono pieno  di problemi sul lavoro, è mai possibile che ti ci devi mettere anche  te?". Lei non sa che rispondere, insomma, lo vede che lui si sta  impegnando a sorriderle, ma stanco com'è come spera di riuscirci? Lei  forse dovrebbe essere più paziente, in fondo è a lavorare che si è  stancato, mica al bar con gli amici. Eppure anche altri lavorano, si  mantengono perfino con lavori meno retribuiti, senza che ciò li risucchi  tanto tempo ed energie. Forse anche lui potrebbe prendere in  considerazione di rivedere i suoi intoccabili ideali, forse esistono  delle modalità più ragionevoli, forse si può essere ben più felici  mollando il lavoro ed andando a fare i globetrotter: poveri ma insieme.  forse ci sono delle vie di mezzo o forse delle alternative. Così lei  prova a parlarne. Ottiene così che dall'essere semplicemente ignorata  per i troppi impegni, diviene per il suo uomo un peso: la rompiscatole  che non comprende quanto il lavoro vada affrontato seriamente e non come  un passatempo per bambini. Lei si sente intrappolata tra il desiderio  del suo uomo e l'impossibilità di ricordargli il bel sorriso che aveva  prima di ottenere successo. Lui si sente intrappolato tra la necessità  di rispettare il suo ideale di professionalità ed una donna che invece  di supportarlo diventa sempre più un ostacolo. Lei cerca di riempire le  lunghe serate da sola, gli appuntamenti cancellati per una qualche  emergenza lavorativa. Si iscrive a dei corsi. Lui inizialmente approva,  eppure piano piano si fa strada in lui l'invidia: anche a lui piacerebbe  avere tempo per seguire i suoi interessi. Così, mentre lui si da  seriamente da fare, come per inciso dovrebbero comportarsi tutte le  persone serie, lei perde tempo in inutili attività che tanto abbandonerà  ben presto per fare posto a chissà poi quale altro capriccio. Magari in  questi corsi ci va apposta per conoscere qualcun altro. Lei, certo, ci  ha pensato. Non che vorrebbe qualcun altro, lei vorrebbe lui, ma  vorrebbe anche quelle attenzioni che da parte sua sono sempre più rare  e, quel che è peggio, distratte limitate a poco più del soddisfacimento  di quelle pulsioni vitali che ancora in lui sopravvivono. Ma che ne è  stato delle lunghe serate trascorse accarezzandosi i capelli fin' quasi  all'alba? Troppo spesso non ha tempo per lei e quando ce l'ha è così  stanco che raggiungere insieme la mezzanotte sarebbe già un chimerico  traguardo. Così, adesso entrambi stanno male. Lei si sente sola,  abbandonata dal suo uomo consacrato a degli ideali che in misura più  ragionevole anche lei avrebbe potuto considerare rispettabili ma che  assumono invece i tratti di un Dio implacabile, intransigente ed  incontentabile che spremerà il suo uomo fino all'ultima goccia di  sangue, ricambiandolo con l'illusione di essere stato utile. Lui si  sente solo, incompreso proprio nei tratti che considera non solo più  nobili ma benanche più dovuti. Certo, come ogni coppia, anche quando i  loro fine settimana erano costellati di gite insieme avevano dei  problemi da affrontare. Ma quanto era più facile allora affogarli in un  improvvisato bagno notturno in qualche località di mare? Adesso non è né  il desiderio né l'attrazione reciproca, ancora forte, che li ostacola.  Qualcos'altro si è contrapposto tra loro e mentre l'una lo vede come un  mostro fagocitatore di ogni spazio di lui - e conseguentemente di loro -  per lui è un indiscutibile dovere che sempre più stenta a chiamare  ancora "suo grande piacere" ma che non per questo è pronto a riconsiderare. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-4838505844490377896?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/4838505844490377896'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/4838505844490377896'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2011/07/schiavi-di-un-dio-minore-ovvero-di.html' title='Schiavi di un Dio minore (ovvero di ideali indiscutibili)'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-2921697839020821649</id><published>2010-12-31T00:47:00.002+01:00</published><updated>2010-12-31T00:53:03.386+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schizzi vocali'/><title type='text'>Policromia</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/2c/Additive_color_mixing_simulated.png"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 241px; height: 180px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/2c/Additive_color_mixing_simulated.png" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Foglie,&lt;br /&gt;figlie del vento di città,&lt;br /&gt;cadono sul letto&lt;br /&gt;del mio riposo.&lt;br /&gt;L'inchiostro del mio cuore&lt;br /&gt;travasa su fogli ruvidi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'incontro tra il rosso e me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prati dipinti dal sole&lt;br /&gt;accolgono nuovi passi.&lt;br /&gt;Smazza le carte la speranza&lt;br /&gt;sul panno da gioco della vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'incontro tra il verde e me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltremare, appare&lt;br /&gt;il cielo notturno d'estate.&lt;br /&gt;L'azzurro principe chiede&lt;br /&gt;amore disinteressato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'incontro tra il blu e me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(204, 204, 204);"&gt;in prosa&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 204, 204);"&gt;:&lt;/span&gt; Tre colori. i tre colori primari per costruire il proprio arcobaleno, nel ritmo delle stagioni, seguendo il vento che porta le foglie, spettina i prati, muove le vele nei mari. Scrivendo col sangue. Giocando con la vita. Attendendo chi non attende il principe azzurro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(204, 204, 204);"&gt;Gli  "schizzi vocali" sono privi della metrica e l'eleganza di una vera  poesia ed io non sono un vero poeta. Amo però intingere nel calamaio  delle parole e con esse tratteggiare il mio pensiero. Chiamerò ciò  "schizzi vocali".&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-2921697839020821649?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/2921697839020821649'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/2921697839020821649'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2010/12/policromia.html' title='Policromia'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-7733295458211974755</id><published>2010-11-06T10:27:00.004+01:00</published><updated>2010-11-06T10:29:53.087+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='favole'/><title type='text'>Acquario</title><content type='html'>&lt;a style="" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/98/Aquarium_vue.JPG"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 232px; height: 194px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/98/Aquarium_vue.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Anni fa, molti oramai, un merluzzo si interessò ad un'alborella. E     lei a lui.&lt;br /&gt;Li presentarono una sera amici in comune e ben presto si ritrovarono     intimi.&lt;br /&gt;L'attrazione era - ed è - tanta. Talvolta lui trascorre serate      intere a ricordare i bei momenti. Talaltra lo fa lei. Capita,     sì,  anche che lo facciano insieme, ma raramente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parliamo di ricordi  perché attualmente vivono ognuno nelle proprie     acque. Le differenze  tra loro non sono poche: l'uno è un     grande pesce, l'altra  piccolina; lui predilige il freddo del     profondo nord, lei no; lui  chiede acqua salata, lei dolce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così li ha fatti la Natura. Che  però non si è premunita di     avvertirli. Insomma, le differenze di  gusti e tendenze certo erano     evidenti, chiaro non era che fosse per  una differente natura. Quantomeno non era chiaro a loro che      interpretavano le naturali tendenze dell'altro come errori,      imperfezioni o - perfino - cattiverie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tentarono pertanto di cambiarsi. Lui a lei e lei a lui.&lt;br /&gt;Eppure i cuori battevano forte, talvolta     perfino all'unisono.&lt;br /&gt;Infine si trasferirono in un acquario tutto     loro.&lt;br /&gt;Ed ognuno di loro tentò di cambiare l'acquario...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più che altro di adattarlo alle proprie esigenze. Per lui era sempre      troppo caldo, per lei troppo freddo - per lui troppo dolce, per lei      troppo salato. Concordavano però sul fatto che l'altro sbagliasse,      che non comprendesse i giusti gradi Celsius e di salinità consoni      alla vera vita. Si arrabbiarono moltissimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure il cuore continuava a battere forte... Quindi dopo ogni litigio     tornavano a cercarsi.&lt;br /&gt;Ciò  finché tante discussioni resero così malsana la salinità dell'acqua  ad  entrambi che dovettero tornare ognuno nel proprio habitat.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finalmente la giusta temperatura. Un sollievo per dei poveri pesci   affaticati, un piacere poter sguazzare liberamente in acque aperte.&lt;br /&gt;Almeno  finché non si voltarono a guardare l'acquario. Perché quella  prigione  ha ancora tanto potere attrattivo? Cosa si strugge nei loro  piccoli  cuori?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se lo domandarono per mesi. Non si erano più visti, faceva  troppo male.  Finché forse fu il non vedersi a dolere di più. Si  incontrarono dunque  una volta. Poi un'altra, un'altra ed un'altra  ancora. Molta acqua nel  frattempo era passata sotto i ponti. Altri  sapori li avevano cambiati  ma, scavando un po', si ritrovavano quelli  conosciuti. Quelli che  facevano battere il cuore, come quelli che  rischiavano di ferirlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che fare adesso?&lt;br /&gt;Merluzzi e alborelle, si sa, non sono parenti di volpi e faine - e la situazione non è certo semplice.&lt;br /&gt;L'apprendere  che, da natura e non da cattiveria, nascono le differenze,  può  insegnare il rispetto che troppo spesso è mancato. Ma come fare con   salinità e temperatura?&lt;br /&gt;Nel dolce sta male l'uno, nel salato l'altra;  nel caldo soffre uno, nel  freddo l'altra. Nel tiepido e nel poco  salato patiscono entrambi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse esiste un modo per rendere un  acquario - o anche solo un bar, un  albergo, un qualsiasi luogo in cui  incontrarsi... - contemporaneamente  caldo e freddo, dolce e salato?&lt;br /&gt;Il "buon senso", con la codardia che sempre gli è propria, risponderà di no.&lt;br /&gt;Nelle favole tuttavia perfino i pesci non sono codardi. Cauti forse, attenti o previdenti, ma non codardi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tenteranno pertanto di capire cosa li attrae e perché.&lt;br /&gt;E se, per scienza o per magia, un acquario potrà mai essere contemporaneamente caldo e freddo, dolce e salato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-7733295458211974755?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/7733295458211974755'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/7733295458211974755'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2010/11/acquario.html' title='Acquario'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-7609070271031072053</id><published>2010-11-01T10:33:00.001+01:00</published><updated>2010-11-01T10:37:52.166+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='parole'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro su di sé'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='filosofia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='psicologia'/><title type='text'>Diavolo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/b4/Devil-goat.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 237px; height: 305px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/b4/Devil-goat.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il Diavolo è, dal greco, colui che divide. Il lemma ci giunge attraverso  il latino &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Diabolus&lt;/span&gt;, dal greco &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Diabolos&lt;/span&gt;, spesso tradotto con  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Calunniatore&lt;/span&gt;. Non che tale traduzione sia errata tuttavia concentrandosi  su un aspetto del significato né offusca quello principale. Più utile  derivare a sua volta &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Diabolos&lt;/span&gt; da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Diaballein&lt;/span&gt; - dividere - per  ricongiungersi col significato di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Colui che divide&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Colui" tuttavia non è un'entità     metafisica bensì una funzione della mente. Ma anche: una funzione  della mente è - direbbe Jung in tempi moderni, come Omero in tempi  classici - manifestazione di un Nume. L'apparente antitesi è  un'illusione "diabolica" (...), più corretto affermare che si tratta  contemporaneamente di una funzione e di un'entità (e vista l'universale  accettazione che, ad esempio, il fotone sia contemporaneamente onda e  particella sfido a definire antiscientifica la mia affermazione...).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui, sempre per effetto della diabolica tendenza a dividere, l'uomo è  portato a scegliere uno dei due aspetti. Preferibilmente il secondo  poiché parlando di entità ha finalmente qualcuno da incolpare, ottenendo  un piacevole effetto deresponsabilizzante. Per quanto tale effetto  sarebbe comunque ingiustificato, evito qui la digressione che  argomenterebbe tale illusione per riprendere il filo del discorso,  concentrandomi, per compensazione, sull'aspetto funzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La funzione che divide è l'utilissima funzione analitica, potremmo  chiamarla la Ragione. Regola della ragione è infatti il principio di  identità e non contraddizione, per cui "questo è questo e non altro". Il  principio che la governa è la disgiunzione (in greco &lt;span style="font-style: italic;"&gt;dia-ballein&lt;/span&gt;) che  vieta che una cosa sia "questo e anche altro", come invece prevede il  linguaggio simbolico (in greco &lt;span style="font-style: italic;"&gt;syn-ballein&lt;/span&gt;), di cui si alimentano le  narrazioni mitiche, magiche, poetiche e religiose*.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La capacità analitica è parte indispensabile del processo di conoscenza  del mondo. Essa tuttavia è "tentatrice". Mostrando all'uomo il suo  potere lo induce ad applicarlo costantemente. Avviene in tal caso che in  luogo di essere l'uomo a dominare e sfruttare l'utilissima  funzione/entità discriminante è essa a dominare l'uomo. La realtà di  tale infelice caduto in tentazione diviene così un Inferno. Ma questo  tuttavia non per morale ma per semplice conseguenza dell'applicare  costantemente divisioni. Una realtà fatta di divisioni produce paure,  rancori, ire, invidie... Ovvero quei gironi dell'Inferno che non serve  cercare in una qualche realtà extra-psichica, essendovene già in surplus  nella quotidianità del vedere tutto come Bene o Male, Bianco o Nero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Liberarsi dalla schiavitù dello Spirito della divisione offre il Paradiso.&lt;br /&gt;Ma il Diavolo, sì sa, mica è stupido... Così se scoperto tende a  nascondersi perpetuando il proprio inganno. Ed ha gioco facile perché lo  stesso domandarsi se il Diavolo sia Bene o Male è domanda  "diabolica"... E' la stesso principio divisore attraverso il quale è  semplicemente impossibile liberarsi del principio di divisione. Sarebbe  altrimenti come pretendere di smettere di fumare accendendosi una  sigaretta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro inganno cade sul concetto di "liberarsi". La Funzione di  divisione dipinge "liberarsi" come sconfiggere, eliminare, uccidere.  Eppure non definiamo libero dal vizio del fumo chi dedica la propria  vita ad incendiare le tabaccherie... Tanto più che abbiamo detto che la  funzione analitica è utilissima. La libertà non avverrebbe eliminando la  funzione della ragione ma assumendone il controllo, la libertà appunto  di renderla servitrice quando utile e silenziosa quando di disturbo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho scritto, poche righe più su, che la capacità analitica è parte indispensabile del processo di conoscenza.&lt;br /&gt;Parte complementare a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;diaballein&lt;/span&gt; è &lt;span style="font-style: italic;"&gt;synballein&lt;/span&gt;, il linguaggio simbolico,  evocativo, la sintesi o meglio, l'Unione. Unione con l'Uno, con tutto  ciò che è. Ma anche il rappacificarsi dopo una lite, l'empatia, la  comprensione. Questa parte suona così bene che molti, applicando  perfettamente il diabolico principio di divisone (!!), hanno teso a  considerarla l'unica...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comprendere che una parte non sia più bella, buona o giusta di un'altra e  che eliminarne una sarebbe non solo inutile ma assolutamente deleterio,  è difficile proprio in virtù dell'inganno della funzione diabolica.  Tale funzione raggiunge livelli parossistici proprio in quei "buonisti",  idealisti, religiosi o fanatici che nell'intento di combattere il Male  assolutizzano la realtà, producendo esattamente quell'Inferno che  pretenderebbero di combattere. La tradizione popolare invece sa da tempo  che "le strade dell'inferno sono lastricate delle migliori intenzioni".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le parti costituiscono l'insieme. Sbilanciarle sbilancia l'insieme. Le  due funzioni sono necessarie e funzionali alla Conoscenza quando si  compensano l'un l'altra. Quando tra esse si instaura un ritmo di  chiusura (concentrazione) ed apertura (meditazione), di raccoglimento ed  espansione, di tendenza dal particolare al globale, e viceversa. Un  ritmo come quello del respiro; inspirare ed espirare; concentrarsi e  meditare. Poiché conoscere è respirare la vita. Non può esservi respiro  né eliminando l'ispirazione né eliminando l'espirazione. Come non può  esservi un buon respiro se non in presenza di una ispirazione profonda  ed una espirazione profonda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;passo tratto da un articolo di Galimberti&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-7609070271031072053?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/7609070271031072053'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/7609070271031072053'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2010/11/diavolo.html' title='Diavolo'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-1127405562100469587</id><published>2010-10-08T21:40:00.006+02:00</published><updated>2010-10-09T01:23:28.304+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lettere'/><title type='text'>Lettera</title><content type='html'>&lt;a style="" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/6b/BWfeather.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 179px; height: 272px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/6b/BWfeather.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ricordi l'odore dell'erba appena tagliata, il sole al tramonto, il tintinnare dei calici ed il calore dei baci?&lt;br /&gt;Ricordi il mio chiederti di proseguire insieme la serata?&lt;br /&gt;Sì, nonostante i tuoi impegni, nonostante i miei impegni, nonostante il mondo ci attendesse altrove.&lt;br /&gt;No, non avremmo potuto fare un altro giorno. La magia, se c'è, quando  c'è, va seguita al volo. Il fuoco altrimenti potrebbe spegnersi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hai risposto che saresti stata con me più che con chiunque altro, che lo  desideravi. Ma che non volevi. Non volevi perché avevi fatto altri  programmi, non dovevi sconvolgerli per farmi piacere perché più  importante di me adesso eri te. Hai risposto che devi volerti bene,  che te ne andavi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ebbene, io ci penso ancora. Penso che se stravolgo un programma cui sono  interessato non lo faccio per qualcuno, lo faccio solo per me.  Non vi è  traccia del sapore della rinuncia o del sacrificio. Lo faccio perché il  sapore del nuovo programma      pronostica di essere più intenso e piacevole.&lt;br /&gt;Così mentre assumo come naturale che nessuno per me sia più importante di me,  con nessuno vedo contrapposizione. Il mio obiettivo è accedere  all'intensità della vita, non      preoccuparmi di chi siano i programmi o cosa avessi in precedenza  deciso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stento      quindi a capirti quando - in questo o in altri casi - non prendi al  volo      qualcosa che, da altri segnali, mostreresti di apprezzare. Vaglio le       possibilità e mi viene da pensare che forse hai delle paure      che ti impediscono di approfittarne. Certo, dirmi "non voglio" è  sufficiente quando realmente è così, quando non c'è interesse per      quanto viene offerto, quando la situazione non ha attrattive, o  quando ne ha meno di altri programmi. Diverso è invece quando      "non voglio" andrebbe più impropriamente tradotto con il più  pertinente "ho paura      che le conseguenze mi farebbero soffrire".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è che tale remora sia      sbagliata tout-court, ritengo solo che se la si applica su una soglia troppo      bassa si impedisce alla vita di scorrere, alla passione di ardere,      all'intensità di affiorare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorre sì      un punto in cui si dice a se stessi che per quanto la situazione sia      attraente se la si percorre si rischia veramente troppo. Solo che a mio      avviso questo punto sta molto più distante. Personalmente lo applico dopo      anni di tentativi, dopo settimane consecutive a fissare un soffitto in stato      semi-vegetativo, dopo avere sperimentato tutti i metodi comuni ed aver      fallito con decine di altri escamotage. Io rinuncio alla passione quando non ne vale la pena, se l'esperienza stessa è      insufficientemente gratificante, o se sono certo che ho provato più del      possibile per "cavalcare l'onda": quasi mai lo faccio per paura delle      ferite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attenzione, ho detto cavalcare l'onda, non renderla più innocua,      placarla, ridimensionarla. L'equazione è semplice: nel surf della vita      un'onda bassa è sicura e rassicurante ma poco stimolante; un'onda alta è      difficile e rischiosa ma è quella che ti da senso al fare surf. Certo, si      impara con le onde basse, ma quando le si conoscono un po', piuttosto che      passare la vita a surfare su esse, preferisco i rischi della passione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Te mostri di richiedere il      paracadute, o l'assicurazione o la corda di sicurezza per salire su      quell'onda. E' comprensibile ed a ben vedere normale, solo che non funziona.      In sicurezza si cavalca le onde basse.... Tentando di cavalcare quelle      alte con le "imbracature" si cade a causa dell'impaccio che esse causano      finendo poi magari ad adottare tale esperienza come pretesa prova che ciò      sia impossibile. Oppure si finisce con l'abbassare l'intensità dell'onda stessa. Una      vera onda alta si lascia cavalcare solo "a pelo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Provandoci con coraggio le      prime volte si cade, ci si ferisce un po', si soffre. Chi però insiste dopo      un po' impara e scopre come fare. Scopre che deve essere presente e reattivo      ma fidarsi dell'onda perché se vi si contrappone o se tenta di modificarla      peggiora solo le cose.&lt;br /&gt;Giorni fa a lezione di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Contact_improvisation"&gt;contact&lt;/a&gt; c'erano delle persone nuove. Abbiamo  fatto con loro l'esercizio di salire sulla schiena di un'altra persona.  Le persone nuove sono spaventate, si      irrigidiscono e cadono subito. Sempre che siano state capace di  salire,      cosa che spesso non avviene. Le persone più esperte una volta salite  si      abbandonano completamente, ed ecco che "l'impresa" diventa semplice  tanto per      loro che per chi sostiene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché scrivo ciò? Perché nel fare      scorrere una passione non si può investire sul tentativo di ridimensionarne      i rischi. Se ci si apre completamente a qualcuno, lui, direttamente o      indirettamente, consapevolmente o meno, può ferirci moltissimo. Questo è      inevitabile. Va però accettato e pagato fin da subito se si vuole accedere      ai benefici che aprirsi può offrire perché altrimenti non è vero aprirsi. E      veri non saranno quindi neppure i benefici: non si può bluffare...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può      pattuire che si starà sempre con una persona. Solo che      ciò produrrà onde basse. Se si accede alla terre bagnate dalle onde alte la      passione è maggiore ma non ci sono certezze. Non ci sono certezze non      significa che sia impossibile che tra due persone si attui un rapporto più      intimo e duraturo. Significa però che se lo pretendiamo, o la cosa scoppia o si assesta      su onde più basse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si tratta neppure di "dimostrare" una      passione per poter poi avere in cambio una certezza. Molto più  semplicemente la presenza      di tale passione, fintanto che essa sussista, porta naturalmente a      viverla. Se essa non esistesse più verrebbero meno i presupposti per  tale      interesse. Per un semplice      calcolo delle probabilità viene più naturale confidare in chi abbia  mostrato di saperla vivere che in chi non lo abbia mostrato. Ma non  significa che ciò possa      bastare, se una persona mostra di non esserne più capace - o di  volerlo fare      - perde l'attrattiva conquistata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perciò ritengo che non si possa prima      decidere un certo tipo di rapporto e poi abbandonarvisi, ma solo iniziare      abbandonandovisi ed in virtù di ciò assistere al libero possibile costruirsi      di qualcosa. E, beninteso, accettare completamente l'eventualità che così non      sia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io      cerco le onde alte, e provo a fare brevi pezzi con chi voglia accompagnarmi.      Se qualcuna saprà farlo a lungo, a lungo surferemo insieme. Se qualcuna      saprà farlo per poco lo faremo per poco. Se non ci sarà nessuno che saprà      farlo lo farò da solo. Certo, è meno gratificante e più faticoso ma è sempre      meglio che abbandonare le mie amate onde.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-1127405562100469587?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/1127405562100469587'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/1127405562100469587'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2010/10/lettera.html' title='Lettera'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-7358071739064706113</id><published>2010-10-06T13:05:00.002+02:00</published><updated>2010-10-06T13:09:42.097+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storielle'/><title type='text'>Diari</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c8/Xanthoma_histology.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 187px; height: 149px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c8/Xanthoma_histology.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Dalle colonie più esterne giungono notizie inquietanti. Solo voci -     da confermare naturalmente - ma sempre più insistenti. Si parla di     intere città spazzate via, liquefatte, riassorbite, consumate. Mesi     fa quelle erano le zone più ricche, in espansione costante,     approvvigionate quotidianamente. Poi, dopo un breve periodo di     stasi, gradualmente, giorno dopo giorno, il costituirsi della     tragedia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco i primi risultati di tanto impegno... Per adesso non li ha ancora  notati nessuno ma li ho notati io e sono certa che non tarderà il  momento in cui lo vedranno anche gli altri! Devo insistere, farmi  incoraggiare da quanto già ottenuto, continuare così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono rientrati i primi cronisti, salvi per puro miracolo. Le voci  purtroppo si fanno certezza. Intere colonie spazzate via. Spaventosa una  prima stima dei morti. Dichiarato lo stato di emergenza. Stasera si  riunirà una commissione di esperti per studiare come arginare il  fenomeno ignoto che sta spazzando via le nostre terre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Soddisfazione! Finalmente la bilancia inizia a mostrare i segni di     tanta fatica.... Corsa, dieta, sacrifici per recuperare una linea     persa da tempo, acquisiscano adesso un sapore più dolce. Altri tre     mesi di impegno e la prova costume non risulterà umiliante come     l'anno scorso!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal summit nessuna notizia incoraggiante. Le menti più brillanti  sembrano impotenti riguardo al comprendere le cause di tale cataclisma.  Soprattutto nessuna ipotesi su come interromperlo. Intanto il 40% del  territorio è letteralmente scomparso!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono rientrata nei pantaloni bianchi della Sixty!! Giacevano negli  armadi da anni. Solo grazie ai ricordi che gli sono legati ho resistito  più volte dal gettarli. Forse, adesso che posso nuovamente indossarli,  potrò anche rivivere momenti analoghi...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inutili gli appelli alla calma. Il panico è oramai generalizzato. In  antichi testi sacri è stata rinvenuta una cronaca molto rassomigliante a  quanto stiamo vivendo. Vi si legge che esso fu un avvertimento divino  per I pochissimi superstiti al quale in caso di mancato ravvedimento  avrebbe fatto seguito la totale distruzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Finalmente i commenti degli amici: "ma come stai bene", "sei  dimagrita tantissimo"... In ufficio è tutto un fiorire di complimenti!  e  dovo dire che anche uscendo la sera la "musica" si è fatta più  gratificante... A questo punto però devo completare l'opera! Ancora un  paio di settimana e sarò perfetta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Anche i più scettici convengono oramai     che la fine del mondo è vicina. Della nostra grande terra rimangono     oramai solo piccoli spazi. Di questo passo in pochi giorni saremo     definitamente estinti.&lt;br /&gt;    Questo è probabilmente l'ultimo bollettino da Fatworld....&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Magra!! In forma come mai sono stata...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-7358071739064706113?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/7358071739064706113'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/7358071739064706113'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2010/10/diari.html' title='Diari'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-494878599849011744</id><published>2010-08-17T11:57:00.004+02:00</published><updated>2010-08-17T19:07:28.427+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='favole'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro su di sé'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storielle'/><title type='text'>Il fante di fiori</title><content type='html'>&lt;a style="" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/d5/Jack_playing_cards.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 259px; height: 172px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/d5/Jack_playing_cards.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  Il fante di fiori guardò di sottocchio il sette di cuori, in cima al mazzo, all'altra parte del tavolo. Indubbiamente era una carta     molto carina, forse un po' piccola per lui, oramai giunto nel mondo     delle figure, ma così curata e ben vestita da far perdere la testa     a molti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Conosceva le regole del gioco e non poteva certo presentarsi così,     di punto in bianco. E poi c'era sua moglie che lo teneva     costantemente sotto controllo. Esaminava gli abiti, scrutinava gli     estratti conto della carta di credito, verificava perfino che il     livello della benzina rientrasse nella media di quanto richiesto per     raggiungere l'ufficio e tornare indietro. Insomma, un piccolo     inferno domestico - per quanto naturalmente avesse i suoi aspetti     positivi: in fondo aveva scelto lui di sposarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Eppure, se solo avesse trovato un asso disponibile, sarebbe stato un     vero piacere accaparrarsi quella piccola sette di cuori!&lt;br /&gt; Tuttavia apparteneva ad un mazzo francese, non ad uno napoletano, ed     indugiare oltre con lo sguardo sarebbe stato contro la sua natura.     Quindi proseguì oltre, verso la trattoria dove con i colleghi     avrebbe consumato la sua pausa pranzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Evidentemente i colleghi non avevano incontrato distrazioni, visto  che erano già tutti intorno al tavolo ad attenderlo per ordinare. Il  fante di fiori si unì a loro ed alla consueta conversazione. Non la si  sarebbe potuta definire originale ma ci sono volte - e questa è una di  quelle - in cui l'effetto rassicurante di argomenti conosciuti è  benvenuto. Parlavano, come sempre, di fare scopa (e qui non poté fare a  meno di riferire di che pezzo di sette bello avesse incontrato...), di  quanti denari avessero accumulato, del rischio del rubamazzo; di che  carichi ci sono a giro e dei fermini che occorresse mettervi; di quale  seme fosse candidato a briscola alle prossime elezioni. Qualcuno, amante  del rischio, talvolta sosteneva che si dovesse avere il coraggio di  andare a vedere, di rilanciare, se necessario a smascherare il bluff.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La pausa stava per finire e, prima di poter finalmente rientrare nel  mazzo, l'aspettava un'altra mano: quella pomeridiana, la più faticosa.  Non che con questo volesse lamentarsi, aveva una buona posizione e  sapeva farsi rispettare in tutti i giochi. Inoltre erano lontani i tempi  di suo nonno in cui le carte dovevano ammazzarsi di lavoro senza un  giorno di ferie. Da tempo i sindacati avevano conquistato le quaranta  ore lavorative e presto avrebbe trascorso il suo mese di riposo non  competitivo in un solitario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si mise così in panchina, ad attendere il suo turno, osservando il  gioco, criticando i presunti errori dei compagni e studiando quale  strategia avrebbe adottato. Gli esperti avevano studiato la cosa a fondo  e redatto i protocolli che lui ben conosceva e diligentemente  applicava. Se non incontrava un jolly un fante esperto come lui sapeva  bene come comportarsi. Le probabilità che ciò accadesse nei giochi in  cui si era specializzato erano tuttavia assai rare ed in tanti anni non  gli era mai capitato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si narra che i jolly siano esseri umani assai strani, non come le altre  carte che sai inquadrare facilmente. Loro sono dei trasformisti, si  sanno adattare a tutti i ruoli, sembrano essere sempre a loro agio  perfino quando sono palesemente fuori posto. Nei mazzi più grandi  solitamente ne spunta fuori qualcuno ma in un mazzo da quaranta si  tratta quasi certamente di un forestiero in visita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finalmente arrivò quel leggero spaesamento in cui si ha la sensazione di  essere sollevati e gettati sul tavolo. Per quanto naturalmente non sia  altro che il brivido che accompagna la responsabilità della decisione di  entrare in campo. Occorre sempre un attimo per riprendersi e, valutando  la situazione, applicare le regole. Questa volta, trascorso tale  attimo, fu la sorpresa ad impadronirsi del fante di fiori... era proprio  un jolly quello che si trovava di fronte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inaspettatamente il vecchio jolly rosso non lo mangiò, schiacciò, né  fece prigioniero. Sì limitò a guardarlo. Rimase nella medesima postura a  gambe incrociate e, senza scomporsi, gli parlò:&lt;br /&gt;- Sei certo di essere l'artefice del tuo destino?&lt;br /&gt;Il fante non capiva né la situazione né la domanda. Lì davanti a sé  avrebbe dovuto incontrare una scartina da mangiarsi in un'ordinaria  operazione di routine ed invece si trovava quello che - a quanto sapeva  dai film - ricordava una specie di maestro di arti marziali che perlopiù  invece di combattere gli poneva domande assurde.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Hai mai la sensazione che siano altre forze a muoverti?&lt;br /&gt;- Ti sei mai domandato chi realmente sei?&lt;br /&gt;Poi una specie di terremoto gli ricordò che stavano rimescolando il  mazzo, la partita era stata dichiarata nulla - forse proprio a causa di  quello strano personaggio - e rimandata al giorno dopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fante di fiori tornò a casa, baciò la moglie ed i figli, consumò la  cena, ma non si unì come al solito a loro sul divano davanti alla tv.  Andò a letto, si sentiva molto stanco e solo con grande difficoltà  riuscì infine a prendere sonno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-494878599849011744?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/494878599849011744'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/494878599849011744'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2010/08/il-fante-di-fiori.html' title='Il fante di fiori'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-1103440958988320803</id><published>2010-06-18T11:26:00.009+02:00</published><updated>2010-06-18T11:55:44.380+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='speranze'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='filosofia'/><title type='text'>Essere e non Essere</title><content type='html'>&lt;a style="" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/21/Monarch-butterflies-pacific-grove.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 307px; height: 211px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/21/Monarch-butterflies-pacific-grove.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;"L'essere è; il non essere non è" sosteneva Parmenide nel quinto secolo avanti Cristo. Nel secolo successivo Aristotele formalizzerà quella che oggi chiamiamo logica classica. Gli effetti di ciò influenzeranno per millenni la storia del pensiero occidentale.&lt;br /&gt;"Essere o non essere" si domanderà Amleto, implicitando in tale universale affermazione, la necessità di assumere una di queste opposte posizioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo in anni recenti la fisica torna a nutrire il dubbio, ormai sopito nelle nostre menti, che l'essere sia e non sia allo stesso tempo.&lt;br /&gt;Certo siamo - e siamo stati, in questi secoli - ancora in grado di tradurre "panta rei" con "tutto scorre", conosciamo i frammenti di Eraclito; così come ci hanno insegnato cosa rappresenti il simbolo del Tao. Forse conosciamo perfino l'Advaita Vedanta.&lt;br /&gt;Eppure queste conoscenze restano in superficie, quello che è compenetrato a fondo nella nostra visione del mondo è una profonda dualità, una necessità di scelta tra due opposti dicotomici: l'essere ed il non essere.&lt;br /&gt;Non si tratta di una mera necessità intellettuale bensì di una profonda impellenza, di un'ancora di salvezza nei confronti di un vuoto troppo mutevole per essere accettato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un conto è leggere che nel mondo infinitamente piccolo dei quanti la materia possa - letteralmente - nascere dal nulla e nel nulla svanire, che l'atto stesso di osservare muti quanto osservato, che sia impossibile determinare con precisione posizione e velocità allo stesso tempo. Ben altra cosa è realizzare che in questa realtà viviamo.&lt;br /&gt;(La fisica contemporanea  è - purtroppo - anche il "condimento" più usato da newager e nuove religioni. Ma di condimento appunto si tratta: la sostanza, in tali casi, non viene minimamente incontrata ed i concetti assumono funzione puramente decorativa. O, peggio ancora, la dualità permane ove comoda per lasciare posto alla vaghezza dove non comoda: schizofrenia...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse è utile approfondire cosa significhi per la nostra percezione quotidiana ritenere che l'essere sia ed il non essere non sia. Perché, che noi lo comprendiamo o meno, perfino che abbiamo o meno interesse in ciò (anzi, in tale caso ancora più potentemente....), tale sentenza così profondamente radicata crea la nostra visione del mondo. Ovvero cataloghiamo tutto come "bianco" o "nero"; dividiamo costantemente in categorie opposte ed incompatibili.&lt;br /&gt;Tanto siamo a ciò abituati che tale stesso atto di scissione ci da sicurezza.&lt;br /&gt;Aborriamo anche la sola ipotesi che possa essere diversamente poiché, in mancanza dei confini così marcati, tutto ci appare vuoto. L'atavica paura del vuoto ci impedisce spesso anche solo di ipotizzarlo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Essere e non essere allo stesso tempo: paradosso! L'effetto più temuto dalla logica occidentale. Ciò che va contro (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;parà&lt;/span&gt;) l'opinione comune (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;doxa&lt;/span&gt;) suscita in noi terrore. Eppure è placando tale paura che le più grandi menti della storia hanno saputo riconoscere nei paradossi profonde opportunità di crescita.&lt;br /&gt;Diversamente da noi i &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Koan"&gt;koan&lt;/a&gt; dello Zen ricercano il paradosso. Sfruttano quella che è stata definita logica paradossale per raggiungere una visione non scissa, e pertanto più reale, che è talvolta chiamata illuminazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni koan appaiono insondabili, altri relativamente facili da spiegare. In entrambi casi tuttavia, come in ogni evento della vita, il difficile non è capire superficialmente ma comprendere (prendere con), fare proprio ad un livello profondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La difficoltà è anche solo scalfire quella radicata abitudine a tracciare rassicuranti confini nell'interpretazione della realtà. Difficile è affrontare la paura, sempre foriera di disgrazie. Difficile è lasciare qualche spazio incolto dove possano rifiorire i pascoli, scorrere i ruscelli, tornare a volare le farfalle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Difficile, ma auspicabile. Quantomeno io per me lo spero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-1103440958988320803?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/1103440958988320803'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/1103440958988320803'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2010/06/essere-e-non-essere.html' title='Essere e non Essere'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-1312423414581813182</id><published>2010-05-26T15:50:00.002+02:00</published><updated>2010-05-26T15:56:35.016+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro su di sé'/><title type='text'>Proiezioni e percezioni.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/98/Radio_Izabella_a.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 278px; height: 223px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/98/Radio_Izabella_a.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;"La realtà non è ciò che ci accade ma ciò che noi facciamo con quel che ci accade."&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;Aldous Huxley.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli eventi accadono. Chiamiamo ciò realtà e raffiguriamocela metaforicamente come una stazione trasmittente. Noi la riceviamo attraverso i sensi, interpretiamo il segnale e lo decodifichiamo. Così funzioniamo.&lt;br /&gt;Come però interpretiamo il segnale e lo decodifichiamo? Quanto ciò che appare sui nostri schermi mentali assomiglia alla realtà?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solitamente assai poco...&lt;br /&gt;Per restare in metafora riceviamo un segnale fortemente disturbato. Questo perché su ogni accadimento proiettiamo un filtro interpretativo figlio dei nostri desideri, le nostre paure e le nostre abitudini.&lt;br /&gt;Guardiamo tutto attraverso questo filtro e la realtà è da esso inevitabilmente deformata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parliamo con una persona, la guardiamo, ma non la vediamo, poiché, proiettandogli sopra un nostro filtro interpretativo, in luogo di essa vediamo quanto tale filtro ci restituisce. A seconda di quale ruolo intercorra noi interpretiamo l'altro attraverso la corrispondenza o meno a quel mix di fantasie ed abitudini che quel ruolo evoca in noi. Tale persona diventa così ai nostri occhi fantastica o terribile, interessante o stupida. Eppure niente o quasi ci è arrivato di come egli effettivamente sia.&lt;br /&gt;Non vediamo gli altri: interagiamo con le nostre proiezioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È Ignorando ciò, o dimenticandolo, che si rimane così invischiati nelle nostre proiezioni da fare agli altri cose che mai lucidamente ci sogneremmo di fare... In difesa di una posizione "assolutamente certa" massacriamo qualcuno di cui vediamo di fatto solo una rappresentazione illusoria. Tanto i "piccoli" massacri quotidiani tra persone che affermano di volersi bene, che le grandi guerre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto triste potrebbe sembrare normale fraintendere la vera natura di una persona fisicamente e culturalmente distante, tuttavia sono le persone più intime quelle che conosciamo meno. È su loro che proiettiamo maggiormente aspettative, pregiudizi, sogni, fantasie, timori, abitudini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due persone consapevoli e memori di ciò potrebbero forse andare oltre ma diversamente ciò è impossibile. Camuffiamo a noi stessi tale meccanismo adornandolo con parole ridondanti di amore, dignità, onestà, ecc. L'amore esiste ma è cosa ben diversa. Viviamo nella gabbia delle nostre proiezioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorre conoscere se stessi poiché è in noi che risiedono i filtri che proiettiamo all'esterno. Osservarsi, prendere consapevolezza degli automatismi. Rischiamo tuttavia facilmente di credere che osservarsi sia analizzarsi ma non è così, è creare un testimone che si renda conto delle nostre fantasie, al di là di un giudizio o una critica, semplice presenza. Conoscendo le nostre dinamiche possiamo conoscere un po' i filtri, apprendere caso per caso che quella sensazione che stiamo provando è figlia delle nostre proiezioni, non deriva dall'esterno. Saperlo attenua le proiezioni e consente, forse, di aprire alla percezione della realtà e degli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Principalmente è una questione di sincerità, la più difficile di tutte le cose... Occorre tanto coraggio per essere sinceri.... la sincerità è ostacolata dal terrore di ferirsi. La constatazione di tali dinamiche (poiché si tratta di constatare, non di credere o argomentare) rischia inoltre facilmente di fare scivolare nella più grande delle bugie, quella "spirituale", creando un filtro ancora più solido.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La realtà affrontata senza filtri abbaglia, spiazza, meraviglia, appare ogni volta nuova. Ciò ci spaventa e spinge ad ancorarsi a delle "certezze". Ma solo togliendo i filtri vi è una possibilità di percepire il segnale che la realtà ci trasmette.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto ripulendo la "radio".&lt;br /&gt;Non so ancora bene come si faccia ma ho constatato che non si può percepire finché si proietta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-1312423414581813182?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/1312423414581813182'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/1312423414581813182'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2010/05/proiezioni-e-percezioni.html' title='Proiezioni e percezioni.'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-2930574519606855017</id><published>2010-04-23T15:43:00.009+02:00</published><updated>2010-04-23T15:58:30.489+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='religione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storielle'/><title type='text'>Abducted</title><content type='html'>&lt;a style="" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/5b/Alien-hack-master.png"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 208px; height: 267px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/5b/Alien-hack-master.png" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Mi risvegliai in una stanza bianca. O meglio, aprii gli occhi in una stanza bianca: talvolta si stenta a credere di essere svegli.&lt;br /&gt;La stanza era perfettamente cubica, completamente bianca, priva di mobili, finestre e porte. Io ero nudo, disteso sul pavimento. Uno strano sogno. Mi alzai ma il panorama non mutò, quella stanza era assolutamente vuota.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensai che, anche in uno strano sogno, qualcosa avrebbe pur dovuto accadere. Per quanto tempo si può sognare di trovarsi soli in una stanza vuota dove non accade niente?&lt;br /&gt;Attesi. Ignoro quanto. Quando poi mi invase l'inquietudine mi gettai verso una parete e qualcosa accadde. Udii una voce, mentre pensavo che Il dolore era troppo intenso e le pareti troppo solide per essere oniriche. Non avevo mai sentito una simile lingua, eppure era essa che costruiva delle immagini nella mia testa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembrava di vedere un film muto, a colori, nel quale, fotogramma dopo fotogramma, secondo le vibrazioni di quella strana lingua che udivo, mi veniva mimata una storia. Tentai di rispondere, ma invece di emettere suoni vidi scorrere le immagini di quanto volevo comunicare. Infine un "trak", come il suono di due cavetti che si scollegano, ed una voce, questa volta nella mia lingua: "Benvenuto terrestre".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa frase, l'unico aspetto esente da "effetti speciali" di tutta la situazione mi atterrì come un'improvvisa frustata. Sanciva la divisione tra me e "loro", tra la cavia e gli artefici del test, presentatomi attraverso le immagini, nel quale forse, come nel più classico dei B-movie, si decideva il futuro dell'umanità.&lt;br /&gt;Dovevo servire a loro, chiunque fossero, a decidere se salvare o meno la Terra. Ma, salvare da cosa? Su quali basi? Di che gioco si trattava e quali erano le sue regole?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ebbi tuttavia il tempo di riflettervi. Sempre nella mia lingua mi venne comunicato che si dava inizio alla simulazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi ritrovai in un banco di scuola, nell'ultima fila di un'aula priva di altri alunni. Un professore parlava di complesse interazioni chimiche. Non ne avevo mai viste di simili, eppure avevo la sensazione di conoscerle. La spiegazione procedeva velocemente, io annuivo ad ogni passaggio, finché uno di essi apparve stranamente vago ed illogico, contrastando con la cristallina chiarezza di quanto fin lì esposto.&lt;br /&gt;Chiesi spiegazioni. Mi fu risposto che dovevo fidarmi, credere a quanto mi veniva detto. Obbiettai che ciò non aveva senso, a che scopo mostrarmi una dimostrazione rigorosa per concluderla poi con un atto di fede?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scena tuttavia mutò. Ero su una lunga spiaggia, dietro a delle dune, in compagnia di una ragazza che non conosco, ma con cui doveva evidentemente esserci molta intimità, visto quanto stava accadendo. Lo sguardo cadde su una pietra proprio accanto a noi, parzialmente coperta di sabbia, la ripulii con il palmo di una mano ed apparvero dei "comandamenti"; si proibiva di fornicare, di scambiarsi effusioni, di baciarsi in luoghi pubblici. Poi la lista proseguiva ma lo stesso palmo che l'aveva fatta apparire la ricoprì, concentrandosi sui glutei della bella sconosciuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bruscamente - e con rammarico, tanto le sensazioni provate erano "veritiere" - mi ritrovai in una folla di persone. Era in atto una qualche emergenza e delle forze dell'ordine stavano guidando al sicuro un folto gruppo di persone. Compresi che avremmo dovuto oltrepassare un torrente, passando attraverso un ponte strettissimo che rallentava molto l'operazione. Avvicinatomi alla riva constatai che l'acqua era bassissima e che il torrente poteva pertanto facilmente essere guadato. Lo feci notare ad una guardia ricevendo in cambio la risposta che gli ordini erano di passare per il ponte. Mi tolsi le scarpe, tirai su il risvolto dei pantaloni ed intrapresi l'attraversamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso ero nel mio letto. Come un vago sapore in lontananza sentivo l'eco dell'esito negativo del test, "specie umana non adatta ad essere salvata".&lt;br /&gt;Non ho ancora capito da cosa, ma sospetto che tutto sommato sia meglio così...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-2930574519606855017?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/2930574519606855017'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/2930574519606855017'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2010/04/abducted.html' title='Abducted'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-9159385429896302774</id><published>2010-04-08T14:44:00.003+02:00</published><updated>2010-04-08T14:55:56.453+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='psicologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='camminare'/><title type='text'>Con le proprie gambe</title><content type='html'>&lt;a style="" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/S73QdvRWx6I/AAAAAAAAAAw/i4PmF0Eybgo/s1600/p1000940.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 259px; height: 172px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/S73QdvRWx6I/AAAAAAAAAAw/i4PmF0Eybgo/s200/p1000940.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5457747532766955426" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;- passo dopo passo, con le proprie gambe si arriva ovunque.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra tutte, questa frase, pronunciata da una compagna di viaggio, mi è rimasta impressa. Si applica ai viaggiatori, ai camminatori, ai pellegrini. Si applica anche, e soprattutto, alla propria vita. Riscoprirlo è forse il primo dei vantaggi di partire, zaino in spalla, per mete solitamente raggiunte in auto o in treno. Capita così che per fare duecento chilometri invece delle consuete due ore si impieghi una settimana, ma, con le sole proprie forze, si arrivi comunque. "Comunque", non "ugualmente", poiché nel farlo avremo conosciuto la strada e noi stessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Similmente, fermi alla stazione degli autobus della propria vita, attendendo quelli che non passano mai, che hanno gli orari impossibili o che sono troppo costosi per le nostre finanze, potremmo, invece che attendere, passo dopo passo, iniziare a camminare lungo la propria esistenza, scoprire che non sono indispensabili "treni", "auto" o "aerei". Forse perfino che, malgrado le apparenze, non sono neppure utili, visto che delegando ad essi il viaggio da artefici della propria vita si retrocede al ruolo di passeggeri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Camminare assume così la doppia valenza, dimenticata ma da sempre conosciuta, di cammino tra strade, campi e foreste, e cammino attraverso la propria vita.&lt;br /&gt;Al parallelo i viaggi si prestano ancora meglio delle escursioni. L'escursione è una piccola parentesi, affascinante e stimolante ma dal sapore più eccezionale; una dimensione artificiale tanto nella sua accezione concreta che in quella metaforica del parallelo adottato. Il viaggio è di ampio respiro, fino a diventare, come ci ricorda anche la letteratura (ogni testo non parla forse sempre di un "viaggio"?), la vita stessa. Compierlo a piedi, significa gustarne ogni tratto, conoscerne ogni particolare. Avremo "macinato" meno chilometri ma essi saranno così raffinati e gustosi da saziarci meglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, che non si cammina più per necessità, dei viaggi a piedi resta poco più che la tradizione dei pellegrinaggi. Partiamo pure da lì: siamo pellegrini! A dire il vero - lo insegna Dante e non voglio certo oppormi a lui su questioni linguistiche - i veri pellegrini sarebbero solo coloro diretti a Santiago, palmei e romei (come me nel breve tratto della mia esperienza...) andrebbero chiamati coloro diretti rispettivamente a Gerusalemme o a Roma.&lt;br /&gt;Più utile di tali distinzioni ci sarà tuttavia ricordarsi che essere &lt;span style="font-style: italic;"&gt;peregrinus&lt;/span&gt; - da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;per - ager&lt;/span&gt; (i campi), colui che non abita in città, ovvero che si rende straniero - sia una questione esistenziale prima, e di maggiore importanza, che una eventuale (per chi ama tale "sapore"...) questione religiosa o spirituale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il viaggio è la propria esistenza, che possiamo affrontare "comodamente" seduti su un bus granturismo ascoltando le descrizioni della guida; nella rapidità di un volo aereo con i relativi pasti; o nel sudore generato dalla fatica fisica e dal sole in fronte. Chi vorrà strada facendo gusterà i sapori della propria religione, oppure quelli del vino e della carne, della poesia, dello sport o di quant'altro un cammino disponga. Potrà farlo da solo, in coppia o in gruppo; potrà partire con amici o incontrarli strada facendo. Con ognuno di essi scoprirà che condividere il percorso offrirà l'occasione per sentirsi più simili, narrare le proprie storie o quelle udite anni prima in simili occasioni, offrire la ricette della propria regione insieme alle sfumature linguistiche, confrontare le strategie di vita, partecipare il cibo, i sorrisi e le energie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così si viene a sapere ad esempio di Ernesto, un tipo a me noto solo grazie a racconti di viaggio, che da cinque anni vive sul cammino di Santiago. Ha perso il lavoro, ha intrapreso il cammino e lì è rimasto percorrendolo in su ed in giù per chissà ormai quante volte. Lungo il cammino trova ospitalità gratuitamente e c'è sempre chi ne apprezza la compagnia e condivide il suo cibo. Potremmo, è vero, definirlo un "barbone" ma, sia pure prescindendo dal riflettere su tale condizione, volete mettere farlo camminando tra gente che ti accoglie e condivide con te o esserlo alla stazione di Milano difendendosi a stento dal freddo, dalle bastonate e dalle ingiurie? io lo tengo da parte come suggerimento nel caso in cui la vita dovesse smettere di sorridermi...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al momento però, anche grazie a quanto offertomi da una splendida, seppur limitata, esperienza di cammino, la vita mi sorride. Dopo una giornata di cammino per valli, paesi e campagne; trenta chilometri  a passo d'uomo; il sole, il vento e la pioggia sulla pelle; il corpo è soddisfatto, le emozioni sono vive e la testa è svuotata da ogni preoccupazione. Camminare si attua nel presente di un passo che segue l'altro: nel presente non c'è spazio per le preoccupazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resta forse da definire la meta, l'obiettivo, sia esso del viaggio quanto della vita: Santiago, Roma, Gerusalemme; o San Pietroburgo, Marrakech, Bolzano, Atene? Chissà? Dal viaggiare si apprende però che il viaggio è più importante della meta. Perché non ricorrere quindi ad un vecchio detto zen: "se non sai dove andare, intanto inizia a camminare".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un caloroso abbraccio ai miei compagni di viaggio, presenti, passati e futuri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-9159385429896302774?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/9159385429896302774'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/9159385429896302774'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2010/04/con-le-proprie-gambe.html' title='Con le proprie gambe'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/S73QdvRWx6I/AAAAAAAAAAw/i4PmF0Eybgo/s72-c/p1000940.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-1980560729882930016</id><published>2010-03-26T11:08:00.003+01:00</published><updated>2010-03-26T11:23:55.407+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro su di sé'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='psicologia'/><title type='text'>Elogio della semplicità</title><content type='html'>&lt;object height="364" width="445"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/4DzcOCyHDqc&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;rel=0&amp;amp;color1=0x3a3a3a&amp;amp;color2=0x999999&amp;amp;border=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/4DzcOCyHDqc&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;rel=0&amp;amp;color1=0x3a3a3a&amp;amp;color2=0x999999&amp;amp;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" height="364" width="445"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;Semplice non vuol dire banale. Questo probabilmente il primo punto da chiarire. Anzi è spesso semmai vero il contrario, che molti atteggiamenti banali sono inutilmente complicati. La semplicità è talvolta un dono naturale ma più spesso una condizione da conquistare.&lt;br /&gt;Non è fingere di possederla poiché questo sarebbe molto complicato, non è simularla poiché questo, diffusissimo, è molto banale. Conquistarla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guglielmo di Ockham espresse epistemologicamente il concetto nel procedimento conosciuto come "&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rasoio_di_Occam"&gt;Rasoio di Occam&lt;/a&gt;", "A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire". È da preferire perché è più pratica, più funzionale, più "pulita". Quest'ultima immagine rende l'idea, poiché la pulizia non è uno stato di partenza, ma il risultato di una periodica disciplina, basta distrarsi per qualche giorno per ritrovarsi, chissà come, da una casa splendente ad un porcile...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con buona pace di Rousseau quindi la "pulizia" non è appannaggio del &lt;i&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Jacques_Rousseau#Natura_e_societ.C3.A0"&gt;bon sauvage&lt;/a&gt; &lt;/i&gt;ma il risultato di un lavoro. L'abituale condizione di partenza, salvo forse sparute eccezioni, è la banale complessità. Si parte dall'assoggettamento ad una moltitudine di convenzioni, dogmi, preoccupazioni, pregiudizi "comuni" che vengono ingenuamente accettati, difesi e diffusi. Talvolta poi si reagisce a tale complessa struttura convenzionale sostituendola con una spirituale, filosofica o "cucita su misura", diversa ma in fondo, a ben vedere, uguale a se stessa. Oppure contro le alternative si inveisce, giudicando esse, e solo esse, complicate...&lt;br /&gt;Nella nostra stanza interiore si accumulano così scartoffie su scartoffie, alcune utili, altre solo ingombranti. Questo perché la complessità è in noi, di partenza, la società o le sue pseudo alternative ci offrono solo  degli specchi, più o meno deformanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La pulizia è dunque quella della nostra stanza. Lì, occorre fare ordine, gettare quanto inutile, spolverare e spazzare. Ma, ordinare come, gettare cosa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immagino una scatola con della lana, fili di vari colori e varie lunghezze. Lasciata a se stessa, rovistandovi a casaccio, sarà presto un complicato groviglio intrecciato. Trovandosi di fronte questa matassa dovremmo osservare le varie connessioni, districare i vari fili, sciogliere i nodi, distenderli. Gettare quelli inutili perché troppo corti o sciupati. Creare, da ognuno dei rimanenti, i gomitoli. Il gomitolo è la forma più semplice in cui organizzare un filo di lana.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-1980560729882930016?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/1980560729882930016'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/1980560729882930016'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2010/03/elogio-della-semplicita.html' title='Elogio della semplicità'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-3810806765413308671</id><published>2010-03-05T15:00:00.006+01:00</published><updated>2010-03-05T15:09:10.575+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storielle'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='psicologia'/><title type='text'>Surrealsimposio</title><content type='html'>&lt;a style="" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/b/b9/MagrittePipe.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 260px; height: 199px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/b/b9/MagrittePipe.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;- Dunque, perché siamo qui?&lt;br /&gt;- Speravo me lo diceste voi: io sono stato invitato.&lt;br /&gt;- Non sapete dunque il perché?&lt;br /&gt;- Ne ho solo una vaga idea, ad ogni modo non avevo altri impegni.&lt;br /&gt;- Sì, anche io oggi ero libera. Lo sono sempre, non voglio prendermi impegni.&lt;br /&gt;- Io ho un senso di vuoto da riempire.&lt;br /&gt;- Non hai pranzato?&lt;br /&gt;- Pranzo ogni giorno, ma il vuoto rimane.&lt;br /&gt;- Forse non si tratta della dieta giusta...&lt;br /&gt;- Io, diversamente da voi, so bene perché sono qui! Ebbene, vedo dai vostri sguardi ammirati che vorreste saperlo anche voi... Sono qui per la &lt;i&gt;quête&lt;/i&gt;!&lt;br /&gt;- E cosa sarebbe?&lt;br /&gt;- La Ricerca suprema, la comprensione ultima, l'illuminazione, la realizzazione del proprio Sé superiore, la congiunzione con l'Uno.&lt;br /&gt;- Ma perché la fa così difficile? cosa c'entrano le parole straniere?&lt;br /&gt;- Boh, a lui piace così, non gli badate. Lo conosco da così tanto oramai...&lt;br /&gt;- Ma te perché sei qui?&lt;br /&gt;- Io mi sento sola! Anche adesso però. Ovunque vada mi sento sola.&lt;br /&gt;- Ed allora perché ci vai?&lt;br /&gt;- Ci va per farmi compagnia, poiché sa bene cosa sia la solitudine tenta in ogni modo di alleviarla a me. Da tanti anni oramai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Bene, iniziamo, si sta facendo tardi. Vi ho ascoltati, credo che oggi dovremmo parlare del senso di vuoto, è il suo turno se ricordo bene.&lt;br /&gt;- Oh che bello, è il mio turno, sì, bene, dicevo, mi sento questo vuoto, proprio qui, o forse qui, o qui; beh, comunque lo sento, e non so cosa metterci.&lt;br /&gt;- Hai provato con un tappo?&lt;br /&gt;- Li ho provati tutti: ma o sono troppo grandi o sono troppo piccoli, o troppo tondi, o troppo morbidi. Poi ne ho trovato uno che si incastrava bene ma il vuoto è entrato in pressione e dopo poco ha fatto saltare il tappo.&lt;br /&gt;- Ma il vuoto come fa ad entrare in pressione? Forse allora non è vuoto...&lt;br /&gt;- Certo che è vuoto, è il mio vuoto, lo saprò io cos'è no?&lt;br /&gt;- Di quello non sarei certo, tuttavia lo sento anche io, ed anche secondo me è vuoto.&lt;br /&gt;- Io penso sia la solitudine...&lt;br /&gt;- Lei pensa sempre che sia la solitudine!&lt;br /&gt;- Ma la solitudine che cos'è?&lt;br /&gt;- Ehi, un momento, è il mio turno, oggi parliamo del senso di vuoto, non della solitudine, non cercate di fregarmi!&lt;br /&gt;- Non è forse la solitudine una mancanza ed il vuoto una mancanza? Magari sono la stessa cosa...&lt;br /&gt;- Forse, ma chi può dircelo?&lt;br /&gt;- Nessuno può farlo...&lt;br /&gt;- Invece sì, basta chiedere al Profeta.&lt;br /&gt;- No, basta, zitta te! Avevamo già stabilito che non possiamo fidarci del tuo profeta, ne di nessun altro profeta. Sono tutti interessati, vogliono tutti insegnare, insegnare. Ed in cambio chiedono la tua fede.&lt;br /&gt;- Hai provato a metterci la fede nel senso di vuoto?&lt;br /&gt;- Sì, ho provato, effettivamente con essa dentro non lo si sente più.&lt;br /&gt;- Ed allora perché l'hai tolta?&lt;br /&gt;- Perché non era l'unica cosa che non sentivo più. Avevo perso anche la ragione, non sapevo più distinguere un numero pari da uno dispari. Beh, io pensavo di saperlo distinguere a dire il vero, pensavo di percepirlo direttamente. Gli amici lo contestavano ed io mi sono allontanato degli in-fedeli. Poi mentre trasportavo un secchio pieno di numeri mi cadde sparpagliandoli a terra, provai a metterli in ordine ma non si impilavano come avrebbero dovuto, non riuscivo più a ricomporre il secchio. Così tolsi la fede dal vuoto e non ce l'ho più rimessa.&lt;br /&gt;- Che storia triste, ho le lacrime agli occhi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Io credo che dovremmo studiare la forma del vuoto, così usandola come uno stampo potremmo dedurre la forma di cosa ci va messo dentro.&lt;br /&gt;- E se il contenuto fosse liquido o gassoso?&lt;br /&gt;- Non ci avevo pensato.&lt;br /&gt;- In ogni caso è inutile, non sa neppure esattamente dove si trova...&lt;br /&gt;- Dobbiamo procedere per tentativi! ... Cibo?&lt;br /&gt;- Sesso?&lt;br /&gt;- Soldi?&lt;br /&gt;- Stadio?&lt;br /&gt;- Viaggi?&lt;br /&gt;- Letture?&lt;br /&gt;- Ci ho già provato. Per un po' effettivamente funzionano, ma poi ritorna.&lt;br /&gt;- Secondo me è la solitudine..&lt;br /&gt;- Ma lo hai già detto!&lt;br /&gt;- Ah, sì? non ricordo...&lt;br /&gt;- Però forse ha ragione.&lt;br /&gt;- Dici?&lt;br /&gt;- Forse.&lt;br /&gt;- Se avesse ragione risolveremmo due problemi di un sol colpo.&lt;br /&gt;- Dovremmo però prima risolverli.&lt;br /&gt;- Già.&lt;br /&gt;- E se provassimo a mettere la solitudine dentro al senso di vuoto?&lt;br /&gt;- Uhm...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Ma i tuoi libri cosa dicono?&lt;br /&gt;- Mille cose diverse. Capita sempre così con i libri, sono come i dottori, ognuno ha una diagnosi diversa. Però alcuni parlano di amore.&lt;br /&gt;- E l'amore che cos'è?&lt;br /&gt;- Anche quello ognuno lo definisce a modo suo...&lt;br /&gt;- Quindi siamo al punto di partenza?&lt;br /&gt;- Non proprio, effettivamente adesso siamo anche scoraggiati dai tentativi falliti.&lt;br /&gt;- Però l'amore potrebbe essere.&lt;br /&gt;- Di quale amore parli?&lt;br /&gt;- Cosa vuoi che ne sappia! ha pure usato il condizionale...&lt;br /&gt;- Allora affermo che "è" l'amore.&lt;br /&gt;- Che borioso, neppure sa di cosa parla ed usa l'indicativo...&lt;br /&gt;- Che ne dite del participio?&lt;br /&gt;- Presente o passato?&lt;br /&gt;- Presente, presente. Del passato non ci curiamo!&lt;br /&gt;- Ma intendi che chi ha il senso di vuoto dovrebbe essere "amante" o che dovrebbe avare "l'amante"?&lt;br /&gt;- Anche tutt'e due, perché no?&lt;br /&gt;- Così risolviamo anche la solitudine...&lt;br /&gt;- Ma amante di cosa?&lt;br /&gt;- Magari dell'amante, così poveretta anche lei compensa il suo vuoto.&lt;br /&gt;- Ma siamo sicuri che anche lei ha un senso di vuoto?&lt;br /&gt;- Ce l'hanno tutti...&lt;br /&gt;- No,  non tutti, ho sentito dire di gente che non ce l'ha!&lt;br /&gt;- Ma li hai visti o ne hai solo sentito dire?&lt;br /&gt;- Ne ho sentito dire, però da fonti affidabili.&lt;br /&gt;- Le fonti oggigiorno sono tutte contaminate, è l'inquinamento, non ci sono più fonti affidabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Quindi cosa facciamo?&lt;br /&gt;- Riprendiamo da quanto abbiamo. Sembra probabile che per placare il senso di vuoto sia adatto l'essere amante ed avare l'amante. Partiamo da lì.&lt;br /&gt;- Ma l'amante ama l'amante che a sua volta riama lui in qualità di suo amante? Oppure lui ama lo sport e lei che, è sposata con un calciatore, ama l'amante?&lt;br /&gt;- E se fossero entrambi amanti del bridge?&lt;br /&gt;- Perché del bridge?&lt;br /&gt;- Perché non riesco mai a trovare il quarto per il torneo.&lt;br /&gt;- Credo che dovremmo procedere con più metodo. Diciamo che non ci sono né mariti calciatori né tornei di bridge e che entrambi si amano l'un l'altra.&lt;br /&gt;- Veramente il torneo di bridge è la settimana prossima!&lt;br /&gt;- Ho detto "diciamo", facciamo finta, semplifichiamo...&lt;br /&gt;- Ma non banalizziamo però, che vuol dire che si amano l'un l'altra. E  poi, chi si ama l'un l'altra? Se il vuoto è il suo, e se dobbiamo riempirlo con un'amante, come la riconosciamo?&lt;br /&gt;- Perché vi si incastra bene, forse?&lt;br /&gt;- E che vorrebbe dire?&lt;br /&gt;- Boh, non so, magari che insieme non sentano la solitudine.&lt;br /&gt;- Stavo in pensiero... Se stanno insieme non sentono la solitudine.&lt;br /&gt;- Niente affatto! Il contrario di solitudine non è stare insieme, è intimità.&lt;br /&gt;- Che tipo di intimità? Fisica, mentale, emotiva?&lt;br /&gt;- Beh, ogni tipo. Se ne saltiamo qualcuno è incompleta e quindi in qualche modo poi il vuoto torna a farsi sentire.&lt;br /&gt;- Già, e noi non vogliamo che torni, no?&lt;br /&gt;- No, non vogliamo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-3810806765413308671?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/3810806765413308671'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/3810806765413308671'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2010/03/surrealsimposio.html' title='Surrealsimposio'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-2926754719948926109</id><published>2010-02-19T14:23:00.017+01:00</published><updated>2010-02-19T15:09:09.567+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storielle'/><title type='text'>Non è il Cosa ma è il Come</title><content type='html'>&lt;a style="" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/3c/Middle_Age-road.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 270px; height: 180px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/3c/Middle_Age-road.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;br /&gt;COSA?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un monaco, in un tempo imprecisato, uscì presto della sua cella. Era inverno e l'alba era ancora lontana. Dalle celle adiacenti emersero altri tre uomini, due giovani ed un anziano. Si diressero nell'aula grande - troppo grande per così poche persone - in silenzio. &lt;span&gt;Ognun&lt;/span&gt;o per suo conto recitava le preghiere del mattino. Il resto del mondo si era scordato di loro e loro si erano scordati del resto del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'uomo anziano ripeteva il rito da molti anni. I gesti erano divenuti meccanici, rassicuranti. Aveva conosciuto il fondatore dell'ordine e creduto in lui. O almeno così gli sembra di ricordare. Ultimamente la sua memoria si fa debole, la sua fede scricchiola. Ma non può giungere al porsi domande. Se ad esse non sapesse rispondere non saprebbe dove andare, la sua vita è tutta tra quelle mura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'uomo biondo conosce la Verità. L'ha sempre saputa e di essa non ha mai dubitato. Sa che l'umanità vive nel peccato, si crogiola di esso e si rifiuta stoltamente di seguire la Via. Ma di loro non può curarsi, egli deve compiere i riti - senza sarebbe perduto. Il suo sguardo è fiero ed elegante. Ma duro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A lui l'uomo gracile si rivolse quando, prima di entrare nel cerchio più interno delle congrega, si perse, follemente, per una ragazza. Si chiamava Letizia e del nome portava la promessa, poiché ricambiava il sentimento. Il celibato non era richiesto - ma ella era un'infedele. Non credeva nei rituali che le avrebbero permesso di giungere all'unico vero Dio. L'uomo biondo seppe ricordare al monaco il suo dovere; il senso di colpa divenne insopportabile. Oggi l'uomo è gracile come allora. Prega, e solo molto raramente pensa alla donna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'altro è poco più di un ragazzo. Non ha ancora appreso ad impedire alla sua mente di farsi domande. Si scopre distratto mentre recita i rituali e, di nascosto, per punirsi, si morde la lingua. Sa bene che non deve ascoltarle, esse sono suggerite dal Nemico.&lt;br /&gt;La sua giovane età reclama i desideri che le sono propri, ma presto - gli hanno garantito - imparerà a sconfiggerli. Finalmente potrà salvare la propria anima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;COME?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;Lungo la strada che porta al paese una prostituta trema per il freddo. La notte è stata lunga ed estenuante. Non ha scelto quello che fa, semplicemente non ha saputo opporvisi. Quando l'uomo si avvicina è l'esperienza di lunghi anni che le fa condurre una trattativa senza partecipazione, senza timori o imbarazzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di quell'uomo comune, non più giovane ma non ancora anziano, educato e ben vestito, qualcosa la colpisce. Lo si potrebbe dire un bell'uomo ma non con quella tristezza che gli vela il volto. È timido e rispettoso e lei da tempo non ricorda di essere stata trattata con rispetto. Si spogliano, lui le prende la mano sinistra e la bacia. Lei trema, poi lo guarda negli occhi. Mentre sale sopra di lui e lo accompagna dentro di sé, decide di offrirgli qualcosa per cui non ha pagato. Qualcosa che non è in vendita. Lo bacia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il bacio si protrae a lungo, le braccia avvolgono spalle bisognose di affetto. Lunghi minuti, l'uno dentro l'altra, nei quali ciò è relegato a lenti movimenti, quasi dimenticato. Per una qualche magia hanno scordato i rispettivi ruoli. L'orgasmo li coglie impreparati, ma non si separano. Stanno ancora abbracciati fino all'alba.&lt;br /&gt;La luce del sole illumina due volti rilassati, grati di un piccolo gesto d'amore, che si salutano in silenzio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-2926754719948926109?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/2926754719948926109'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/2926754719948926109'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2010/02/non-e-il-cosa-ma-e-il-come.html' title='Non è il Cosa ma è il Come'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-5655686257896607209</id><published>2010-01-28T15:15:00.004+01:00</published><updated>2010-01-28T15:45:15.806+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='religione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='psicologia'/><title type='text'>Genesi di una religione.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/99/Forbidden_fruit-b.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 245px; height: 293px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/99/Forbidden_fruit-b.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i&gt;"Ciò che ci divide non è il fatto che noi non troviamo nessun Dio, né nella storia, né nella natura, né dietro la natura, - ma che quello che è stato adorato come Dio noi non lo troviamo affatto "divino", ma al contrario pietoso, assurdo, dannoso, non solo perché è un errore, ma perché è un crimine contro la vita..."  &lt;/i&gt;Nietzsche.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Genesi di una religione.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si assuma che l'uomo nasca "in difetto". Si postuli poi che esista il Bene ed il Male, nettamente distinti tra sé; che esistano dei mezzi atti a produrre il Bene ed altri il Male.&lt;br /&gt;Si affermi di conoscere con certezza, per dichiarata evidenza, per antica tradizione o per rivelazione divina - o angelica, o extraterrestre - dove stia il Bene e quali mezzi siano o meno accettati per raggiungerlo.&lt;br /&gt;Ecco realizzata una religione!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi solitamente si impiega il proprio tempo nell'imporla agli altri e/o nel disprezzare la sfortunata metà del mondo che non condivide tale opinione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa ricetta fai-da-te per creare una religione è riconosciuta, più o meno da tutti, come attuata per creare le false credenze (ovvero tutte tranne la propria...), mentre la propria particolare visione è vera "per evidenza".&lt;br /&gt;Già, perché scordavo due ingredienti essenziali:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;affermare di essere i detentori dell'unico "vero" sapere.&lt;/li&gt;&lt;li style=""&gt;"dimostrare" i concetti su cui ci si basa, proclamandoli evidenti, ovvi, certi, naturali, universali; enfatizzandoli, alzando il tono; tacciando di pervertito chiunque dissenta; ripetendoli ipnoticamente fino all'accettazione per sfinimento.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;  Ogni religione, suddivisione o setta esistente "ha ragione" in forza dell'evidenza.&lt;br /&gt;Tale constatazione per quanto non imbarazzi mai alcun credente - che si limita ad essere grato di appartenere "all'unica vera via" - è epistemologicamente ben poco soddisfacente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto una argomentazione teologica differisca molto da una dimostrazione matematica, esse hanno in comune una cosa: entrambe si basano su "&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Assioma"&gt;assiomi e postulati&lt;/a&gt;".&lt;br /&gt;Gli aspetti in comune però finiscono qui, poiché la matematica - il cui obiettivo è conoscere, non mostrare di avere ragione - si è da sempre interrogata sulla reale evidenza dei suoi assiomi, al punto di dimostrare, con le &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Geometria_non_euclidea"&gt;geometrie non euclidee&lt;/a&gt;, la sostanziale inconsistenza di uno di essi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma... se queste evidenze religiose fossero tutt'altro che evidenti...?&lt;br /&gt;Insomma, voglio dire, millenni di guerre, roghi, inquisizioni ed intolleranze varie, a speculare su dove vadano le virgole dando per scontata la fondatezza delle premesse...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt; Il "peccato originale"&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In termini storici  l'invenzione del peccato originale è solitamente ricondotta a S. Agostino. Prima di lui non ricorre nei testi cristiani né l'espressione né il concetto di ereditarietà del peccato di Adamo.&lt;br /&gt;Qui tuttavia non mi interesso di disquisizioni dottrinali ma di quanto viene prima di tali dottrine (non solo cristiane o pseudo tali), degli assiomi su cui esse si basano. Ovvero in questo caso del concetto di peccato originale, nella sua interpretazione generica, svincolata dalle interpretazioni, riassumibile come nascita "in difetto" di ogni essere umano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La naturale imperfezione umana, grazie ad un gioco di prestigio dialettico, diventa "colpa"; la possibilità di evoluzione diviene "redenzione". Eppure il nesso è retorico, non logico.&lt;br /&gt;Sarebbe certamente insostenibile affermare che l'essere umano nasca perfetto e completo, poiché tale asserzione sarebbe contraddetta dall'osservazione. Tuttavia dedurre da ciò che questo dimostri il suo peccato, la sua "caduta", la sua necessità di ricongiunzione con un qualche aspetto divino è solo un sillogismo.&lt;br /&gt;Prima ancora del disquisire su come ciò sia o meno possibile l'errore formale sta nell'assumere tale assioma. La più comune delle limitanti impostazioni religiose, la visione dicotomica, consente il sillogismo: se non siamo perfetti allora siamo peccatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così, la neutra constatazione della necessità di perfezionare la propria natura viene"arricchita" di sfumature tutt'altro che conseguenti, per poi essere fagocitata in cosmogonie tutt'altro che dimostrate. Quella che poteva essere la preziosa opportunità di riflettere su se stessi è perduta. Consapevolmente o meno che sia, la paura dell'ignoto, che una vera ricerca necessariamente affronta, fa preferire, all'affrontarlo, l'aggrapparsi ad una certezza. Perfino la più terrificante di esse può risultare preferibile all'&lt;i&gt;horror vacui.&lt;/i&gt; Meglio ritenersi peccatori che riflettere su chi si sia, meglio accettare improbabili prove che ricercare.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Il Bene ed il Male.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"bene e male", "buono e cattivo", "sbagliato e corretto"; sono termini relativi. Ovvero valutazione degli effetti di un'azione all'interno di un contesto dato, secondo un metro stabilito. È il "metro", l'unità di misura,  che attribuisce un significato ai termini. Esattamente come accade per "alto e basso", "stretto e largo", "giovane e vecchio", occorre un termine discriminante.&lt;br /&gt;Possiamo rappresentare geometricamente queste seconde coppie all'interno di una linea ai cui estremi immaginari vi sia il parossismo dei due termini. In tal caso li scriveremmo con la maiuscola: il Largo e lo Stretto, ad esempio. Tale meccanismo, su questi termini, oltre al risultare un po' buffo, non ha alcun effetto collaterale: poiché essi hanno un significato univoco, servono a misurare oggetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La maiuscola, ovvero la suddetta rappresentazione geometrica - come ben sappiamo - viene frequentemente applicata anche alle prime coppie di termini, generando così il Bene ed il Male. Il fatto in questo caso è tuttavia pregno di conseguenze...&lt;br /&gt;Già, perché questi termini non misurano, come i precedenti, degli oggetti, ma valutano delle azioni, e la vita non "vive" nelle due dimensioni della linea.&lt;br /&gt;Non occorre disquisire al momento quante siano le dimensioni nelle quali la vita si esprime, poiché anche solo le tre, che nessuno credo potrebbe negare, sono bastanti a chiarire il concetto. La rappresentazione lineare è fallace, quando non, nelle sue conseguenze, aberrante.&lt;br /&gt;La - non a caso - più tollerante e pacifica visione taoista del bene e del male, è geometricamente rappresentata dal Tao: non c'è bene senza male e non c'è male senza bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Potremmo portare oltre il concetto di rappresentazione geometrica ma, per quanto concerne gli scopi di questo post, quanto esposto è sufficiente.&lt;br /&gt;Si postula arbitrariamente che il mondo sia suddiviso in Bene e Male e, purtroppo, oltre a pagarne personalmente le conseguenze si fanno pagare anche agli altri...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Conoscenza del Bene e del Male e delle azioni "adeguate".&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le arbitrarie premesse già assunte iniziano ad avere conseguenze importanti, tuttavia la frittata non è ancora fatta finché non si assuma di "sapere".&lt;br /&gt;Chi non sa, ricerca, indaga, scopre e, talvolta, trova. Socrate, &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Socrate#Sapere_di_non_sapere"&gt;sapendo di non sapere&lt;/a&gt;, si meritò di essere appellato "&lt;i&gt;il più saggio di tutti gli uomini&lt;/i&gt;".&lt;br /&gt;Ma questo è un percorso lungo, faticoso e richiede umiltà.&lt;br /&gt;Inoltre con esso si costituiscono al massimo gruppi di ricerca (che, adottandoli, non saranno certo immuni dagli effetti dei due precedenti assiomi...) non si creano religioni.&lt;br /&gt;Per crearle, tanto che gli si dia esplicitamente questo nome, tanto che non lo si faccia, occorre la presunzione di "conoscere".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così ecco apparire definizioni ed interpretazioni, dogmi e prescrizioni.&lt;br /&gt;Essi si "argomentano" (...) con i due ingredienti essenziali già menzionati.&lt;br /&gt;Seguirli è bene, violarli è male, in virtù dell'affermazione che essi generino e siano al contempo prescritti dal Bene o dal Male. Si genera cioè un circolo autoreferenziale, all'interno del quale le premesse giustificano le conseguenze e viceversa.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Conclusioni.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto si è pronti, la religione - quale che essa sia - è servita. Si è pronti per sottoporla ai credenti che non dovranno neppure prendersi il disturbo di crearla. Basterà che essi entrino nel circolo menzionato affinché ogni loro percezione sia da esso influenzata, ed essi perdano così ogni contatto con quanto da esso esuli. La &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dicotomia"&gt;dicotomia&lt;/a&gt; ha avuto effetto, ogni altro aspetto è confinato nell'oblio.&lt;br /&gt;Tutto è stato etichettato e, frequentemente, l'etichetta "nera" si trova proprio sugli aspetti che più ci rendono vivi. Ogni seria domanda è spenta, sopita dalle sicumere che l'hanno sostituita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le varie fazioni sono pronte a dichiararsi guerra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;"L'umanità si prende troppo sul serio. È il peccato originale del mondo. Se l'uomo delle caverne avesse saputo ridere, la storia avrebbe avuto un corso diverso." &lt;/i&gt;Oscar Wilde.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-5655686257896607209?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/5655686257896607209'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/5655686257896607209'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2010/01/genesi-di-una-religione.html' title='Genesi di una religione.'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-6155245016544946771</id><published>2010-01-08T23:12:00.010+01:00</published><updated>2010-01-08T23:25:53.311+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pnl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='psicologia'/><title type='text'>Prospettive</title><content type='html'>&lt;a style="" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/4f/Staircase_perspective.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 216px; height: 149px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/4f/Staircase_perspective.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anni fa, troppi per ricordarmi i dettagli, lessi un interessante articolo di un antropologo su una tribù aborigena. I membri di questa tribù riscontravano una strana peculiarità: se venivano incarcerati invariabilmente si suicidavano nella loro cella. Per quanto contestabile, potrebbe sembrare un comportamento comprensibile in caso di ergastolo. Molto meno lo sarebbe però per pene di pochi giorni, alle quali tuttavia seguiva lo stesso macabro epilogo. Il fatto, nella prima metà del secolo scorso, attirò quindi gli studi di uno scienziato nel tentativo di comprenderne le cause.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che emerse fu molto interessante. I membri di tale (come ho detto, non ricordo i dettagli ed i nomi appartengano purtroppo a questa categoria...) tribù non disponevano del concetto di futuro. Non poté essere chiarito come questo fenomeno avesse potuto verificarsi, eppure ciò emerse chiaramente da studi approfonditi. Pertanto, scambiando la condizione presente per eterna ed immutabile, la percezione della prigionia diveniva senza prospettiva alcuna, sconfortante, senza speranza ed indegna di essere vissuta. Perciò gli aborigeni si suicidavano.&lt;br /&gt;Potrebbe sembrare un racconto di Borges o di Philip K. Dick, ma si tratta invece di ricordi tratti da un serissimo saggio di Lévi-Strauss (ehm, mi auguro che la precisazione sia inutile, ma chiaramente non sto parlando di quello dei Jeans...)&lt;br /&gt;Prospettive dunque. In questo caso differenza tra la vita e la morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Devo invece a Fromm l'avere appreso una interessante caratteristica di una lingua che non parlo, lo spagnolo. "Ser" e "Estar" sono due verbi dall'uso nettamente distinto ma entrambi traducibili in italiano col verbo "Essere". Foneticamente, ed ancor più conoscendone il significato, si potrebbe obbiettare che "estar" equivalga a "stare". Eppure non sarebbe corretto poiché, a quanto mi riferiscono, in spagnolo la divisione è netta e rigida: il primo verbo, "Ser" si usa per condizioni permanenti (io sono alto un metro e settantacinque), il secondo "Estar" per condizioni momentanee (io sono malato). La distinzione non è esattamente una pignoleria poiché, PNL docet, col linguaggio creiamo la nostra percezione della realtà. Che percezione creeremmo quindi utilizzando inavvertitamente il verbo "ser" accanto a "prigioniero"...?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora prospettive. In questo caso quelle che la citata PNL chiama "convinzioni autolimitanti". Le gabbie più grandi e sicure sono quelle della nostra mente. Sembra strano? Sarebbe stato interessante chiederlo ai citati aborigeni, sempre che, nel frattempo, non si siano estinti...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto però vale la pena una piccola digressione per evitare ingenue &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_delle_fallacie"&gt;fallacie compositive&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Alcuni obiettano che non è vero che pensando nero mi creo una realtà nera, poiché non è vero che batterei in una gara motociclistica Valentino Rossi pensando di farlo. Si tenta ovvero una dimostrazione per assurdo tanto ingenua quanto fuori luogo (le dimostrazioni per assurdo sono efficaci solo all'interno di un sistema chiuso).&lt;br /&gt;Altri invece deducono che poiché è vero che pensando nero mi creo una realtà nera, allora pensando di battere Valentino Rossi riuscirò a farlo. In questo caso assistiamo invece al puerile sillogismo tanto caro agli assertori del pensiero positivo.&lt;br /&gt;Dov'è l'errore comune ad entrambi i punti di vista? Si potrebbe dire quello di "fare i conti senza l'oste".&lt;br /&gt;Già, perché l'atteggiamento, positivo o negativo che sia, produrrà esclusivamente ciò che il soggetto avrà i mezzi per realizzare. Se ci saranno le risorse per vincere il campione in carica, ma anche solo per ottenere un appuntamento o per costruire un tavolo, allora l'atteggiamento le realizzerà, altrimenti non potrà mai farlo.&lt;br /&gt;Ma allora perché sostengo che vedendo nero si produce l'infelicità? Beh, questo perché di risorse per essere infelici ne abbiamo in abbondanza: basta porre davanti allo sguardo con cui valutiamo la realtà un filtro scuro ed anche le cose più belle diventeranno immediatamente grigie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiarita dunque l'importanza di allenarsi duramente per acquisire i mezzi utili a quanto ci interessa, possiamo tornare alla prospettiva. Poiché essa determinerà se questi mezzi produrranno o meno dei frutti, come pure se creeranno o meno delle tristi gabbie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-6155245016544946771?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/6155245016544946771'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/6155245016544946771'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2010/01/anni-fa-troppi-per-ricordarmi-i.html' title='Prospettive'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-4885784553534827367</id><published>2009-12-23T14:48:00.007+01:00</published><updated>2009-12-23T15:02:25.700+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='parole'/><title type='text'>Maya: viaggio attraverso una parola.</title><content type='html'>&lt;a style="" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/9/97/MayaDream.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 276px; height: 206px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/9/97/MayaDream.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La parola Maya si riferisce ad un nome proprio di persona (oggi comune nei paesi anglosassoni), ad una civiltà precolombiana, ad un termine sanscrito di particolare importanza nella filosofia induista. Può riferirsi inoltre ad una popolazione centroamericana, ad un gruppo indigeno australiano, ad un termine giapponese dai molteplici significati, al nome della madre di Buddha. Può costituire una variante del nome Maria e del nome Maia, riferendosi quindi ai soggiacenti significati di "primavera" e "madre"; ed a quelli derivanti dalla mitologia greca e latina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricercarne il significato conduce a molteplici origini in molteplici luoghi. La notevole diffusione del termine potrebbe apparire casuale e priva di correlazione. Ma le apparenze, lo sappiamo, spesso ingannano. Vale così la pena di cercare meglio. Ciò a maggior ragione se consideriamo il significato sanscrito del lemma in questione...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In sanscrito Maya significa (semplificando...) "illusione", "apparenza". Citando &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Maya_%28induismo%29"&gt;Wiki&lt;/a&gt;: "&lt;i&gt;Si tratta di un «velo» metafisico illusorio che, separando gli esseri individuali dalla conoscenza/percezione della realtà, impedisce loro di ottenere "moksha", la liberazione spirituale, tenendoli così imprigionati nel "samsara", il continuo ciclo delle morti e delle rinascite."&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Tale concetto è stato ripreso anche nella coltura occidentale,  in particolare da Schopenhauer.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maya è, nell'induismo, anche uno dei nomi di Durga, una delle forme di Devi, la madre divina. Qui troviamo, internamente alla stessa tradizione, un collegamento tra "illusione" e "madre".&lt;br /&gt;Vale inoltre la pena, visto che abbiamo incontrato il termine, fare una piccola deviazione dal post: Deva, maschile di Devi, è il termine sanscrito per  "dio", "divinità". Curiosa l'assonanza del termine con l'inglese...?&lt;br /&gt;Nello Zoroastrismo i "deava" sono creature demoniache.&lt;br /&gt;Uhm, da che parte stara il Bene ed il Male...? Avrà mica avuto ragione Nietzsche impazzendo nel tentativo di andare "al di là di" entrambi...?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornando a Maya, da quanto ho trovato in rete risulta che il termine sanscrito sia composto da "ma"- &lt;i&gt;non&lt;/i&gt;, e "ya" - &lt;i&gt;(è) questo&lt;/i&gt;: illusione appunto. Se la premessa è corretta è interessante notare il nome del "deva" della morte: Yama - &lt;i&gt;questo non (è). &lt;/i&gt;Interrompendo l'illusione di ciò che non è, essa, l'illusione, muore. E noi con lei, quantomeno su questo piano ed a meno di avere nel frattempo trovato "ciò che è". Qualcuno conosce il sanscrito e può dirmi se qualche "deva" contiene in sé questo significato...?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maya è anche il nome della madre del Gautama Buddha. In Giappone il monte Maya è a lei dedicato.&lt;br /&gt;Se teniamo in considerazione le teorie che vedono nei nomi Maria e Maia una variante del termine in questione, salta subito all'occhio anche un altra madre celebre.&lt;br /&gt;Scavando poi tra le etimologie di questi due termini si trovano solo ipotesi, ma tra esse è interessante rilevare che l'origine greca di Maia  -una delle Pleiadi - sia individuata nel termine "madre". Inoltre tanto la Maia greca che quella latina erano considerate simbolo della primavera.&lt;br /&gt;In ebraico Maya significa "primavera" - uno dei significati che il lemma assume anche in Giappone - oltre a quello, mutuato dal termine aramaico per "acqua", di "ruscello".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo dunque, legato alla parola Maya, un forte significato di creazione, la madre, la primavera, collegato, nell'induismo, all'idea che ciò - il creato, quello che comunemente chiamiamo "realtà" - sia solo illusione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mancherebbe all'appello il nesso col nome della più in auge tra le culture precolombiane. Ciò, almeno per me, resta un mistero. Sembra che troppo sia andato distrutto della loro tradizione per poter risalire alle origini del nome che li identifica.&lt;br /&gt;Non ho dati ma ho, a dispetto di ciò, la forte sensazione che il fatto che abbiano il nome in comune con quanto emerso da questo breve viaggio non sia una coincidenza.&lt;br /&gt;Se ciò fosse vero, si tratterebbero dei messaggeri della Grande Primavera o della Grande Illusione? o di entrambe...?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-4885784553534827367?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/4885784553534827367'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/4885784553534827367'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/12/maya-viaggio-attraverso-una-parola.html' title='Maya: viaggio attraverso una parola.'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-8372676910215210047</id><published>2009-12-10T10:15:00.006+01:00</published><updated>2009-12-10T10:20:08.069+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='favole'/><title type='text'>La bolla di sapone</title><content type='html'>&lt;a style="" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/94/Reflection_in_a_soap_bubble_edit.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 236px; height: 174px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/94/Reflection_in_a_soap_bubble_edit.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;C'era una volta - benché non è detto che non ci sia ancora - una splendida bolla di sapone.&lt;br /&gt;Ripulita dal sapone che la rivestiva conteneva in sé tutte le virtù, era bella e felice. Sognava di librarsi in alto negli spazi infiniti, leggera e senza timori.&lt;br /&gt;Un giorno tuttavia, vagando per le nostre terre, si innamorò della spina di un qualche roveto. Dei motivi non parlerò, benché sia importante sapere che tale emozione fu corrisposta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La piccola spina, nel suo mondo, era giovane e forte, fiera di adempiere al suo ruolo. Si sentiva una spada e, quando offriva il suo meglio, lo era.&lt;br /&gt;Fu chiaro però che, a meno di trovare una soluzione, l'incontro era pericoloso. La bolla rischiava di ferirsi o addirittura di morire; in tal caso la spina, oltre ad appassire dal dispiacere, sarebbe stata corrosa e sciolta da un sapone così forte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure l'attrazione era intensa.&lt;br /&gt;La bolla, che dalla tensione del suo involucro otteneva la capacità di volare, avrebbe potuto smorzarla quel tanto che basta per modellarsi sui contorni della spina e così accarezzarla.&lt;br /&gt;La spina avrebbe potuto smorzare la sua punta, così faticosamente costruita, quel tanto che basta da risultare inoffensiva nell'abbraccio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse lo fecero per un po'. Forse lo fecero per sempre rinunciando ai loro doni. Forse si allontanarono l'un l'altra - oramai però certi di cosa lasciavano. Forse morirono insieme nell'inutile tentativo di unirsi.&lt;br /&gt;Una favola che si rispetti potrebbe accettare solo quest'ultima ipotesi e con essa proseguire. Una favola che non si arrende tuttavia potrebbe scoprire altre ipotesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse la spina, offrendo solo il suo meglio, avrebbe potuto essere sempre una fulgida spada. Disponendo così di un'impugnatura da offrire alla sua bolla e mantenendo al contempo la sua dote più preziosa. Forse la bolla avrebbe potuto modellarsi sull'impugnatura, lasciarla entrare in sé, aderire ad essa così intensamente da non perdere niente della sua tensione. Forse. Ma, per quanto così avrebbero potuto unirsi e mantenere i propri doni, avrebbero anche saputo usarli? Avrebbe la bolla volato in alto appesantita dalla spada? avrebbe la spada difeso il suo popolo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure forse avrebbero anche potuto fidarsi dei propri doni al punto di deporli per amarsi. E rigenerarli poi senza timore di perderli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa storia, benché raccontata al passato e benché accaduta mille volte, deve ancora svolgersi.&lt;br /&gt;Forse si svilupperà in modi non immaginati o previsti, forse sarà vittoriosa. Se non riuscisse ad esserlo tuttavia spero sappia almeno essere coraggiosa, poiché solo le storie eroiche andrebbero raccontate ai nipoti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-8372676910215210047?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/8372676910215210047'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/8372676910215210047'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/12/la-bolla-di-sapone.html' title='La bolla di sapone'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-4011171496325089549</id><published>2009-11-30T22:42:00.005+01:00</published><updated>2009-12-01T09:27:41.884+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='chiesa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immagini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='signoraggio'/><title type='text'>"L'interesse" degli Scrovegni</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/80/Giotto-_The_Seven_Vices_-_Envy.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 474px; height: 829px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/80/Giotto-_The_Seven_Vices_-_Envy.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tra le allegoria dei vizi che ornano il lato destro della bellissima &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cappella_degli_Scrovegni"&gt;Cappella degli Scrovegni&lt;/a&gt; a Padova, Giotto ha dipinto l'Invidia.&lt;br /&gt;Arde nel fuoco, tenendo stretta la borsa dei danari. Un serpente esce dalla bocca, si allontana, ma solo per torcersi ad incrociare il suo sguardo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attualmente l'intera Cappella è restaurata e rifulge in tutto il suo splendore.&lt;br /&gt;Questa immagine, tra lo splendore di tutta l'opera, mi ha colpito particolarmente.&lt;br /&gt;Enrico Scrovegni commissionò la Cappella nel 1303.&lt;br /&gt;Secondo un'ipotesi accreditata tale commissione aveva lo scopo di "salvare l'anima"  sua e della sua famiglia, rea del peccato di usura (la borsa del danaro in questa immagine, ed altri particolari nell'intera opera, lo suggeriscono iconograficamente).&lt;br /&gt;La sensibilità cristiana del periodo mostrava, in questo,  la coerenza che più tardi non ha avuto remore a perdere: &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Usura#Cristianesimo"&gt;considerava cioè il prestito a interessi un grave peccato&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Attenzione,  &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;il prestito a interessi&lt;/span&gt;: non si questionava sul tasso applicato ma sul concetto stesso di interesse.&lt;br /&gt;Così, l'oggi rispettabilissima professione della famiglia Scrovegni, banchieri, era per loro motivo di seria preoccupazione per l'anima...&lt;br /&gt;Certo neppure allora la coerenza cristiana - che quantomeno condannava anche i propri fedeli, per quella che era tra le principali accuse agli ebrei - giungeva alla coerenza di negare l'indulgenza a chi donasse alla Chiesa parte di tale illecito guadagno. A questo, sembra, dobbiamo tanta Arte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci è dato sapere se Enrico Scrovegni ottenne con tale opera, oltre al perdono temporale, anche quello eterno. Certo dobbiamo essergli grati di averci offerto questo eterno capolavoro. A me resta tuttavia il sospetto che il serpente dell'usura, come rappresentato da Giotto nell'Invidia, lo stia ancora fissando negli occhi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Suggerisco infine di indagare su una domanda:&lt;span style="font-style: italic;"&gt; perché è il concetto stesso di interesse, non l'entità del tasso, ad essere stato considerato peccato? &lt;/span&gt;Forse, più che tante rispettabili ma pur sempre opinabili argomentazioni morali, utilizzare su google la query "signoraggio" (e qualche ora di pazienza) potrebbe offrire una risposta...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-4011171496325089549?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/4011171496325089549'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/4011171496325089549'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/11/linteresse-degli-scrovegni.html' title='&quot;L&apos;interesse&quot; degli Scrovegni'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-3905260303127453265</id><published>2009-11-19T16:30:00.006+01:00</published><updated>2009-11-19T16:37:50.311+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro su di sé'/><title type='text'>La crisalide che voleva diventare farfalla</title><content type='html'>&lt;a style="" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/43/Monarch_Butterfly_Chrysalis.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 228px; height: 232px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/43/Monarch_Butterfly_Chrysalis.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Immagina una ipotetica crisalide che ambisca a diventare farfalla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tale ambizione è insita nella sua natura. La sfortunata crisalide di questa ipotesi però, dopo tanta strada da quando era bruco e contrariamente a quanto accade alle farfalle che conosciamo, non approda automaticamente alla condizione di farfalla. Si tratta, in questa ipotesi, di una "specie" che per attuare la trasformazione deve compiere in prima persona alcuni passi. Una crisalide speciale, molto simile ad un essere umano che voglia avere una qualche influenza sulla propria vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il difficile compito di tale crisalide prevederebbe innanzitutto il comprendere di dover fare i passi richiesti, poiché - essendo essi necessari - non ritenendoli tali e non facendoli si precluderebbe ogni trasformazione.&lt;br /&gt;La crisalide che sogni di essere già farfalla - in un processo che richiede invece dei passaggi attivi - non lo diventerà mai: continuerà soltanto a sognare di esserlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma sarebbe solo l'inizio. Dovrebbe in seguito comprendere quando e che passi compiere.&lt;br /&gt;Il "sogno", che è la quasi totalità della sua vita, è nuovamente il suo principale avversario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso ha forse intuito che deve fare qualcosa ma, forte di tale velleitaria soddisfazione, applica al comprendere "quando e cosa" la stessa onirica presunzione che aveva fintanto che pensava di non dover fare niente, poiché era già perfetta o lo sarebbe comunque presto automaticamente diventata.&lt;br /&gt;Cioè pretende di sapere cose che non si è data invece la pena di indagare. "Sogna" quindi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Crede che il momento in cui fare tali passi sia quello che, per qualche suo pregiudizio, ritiene più facile, che vada accordato a qualche luogo comune, alle indicazioni di qualcuno, o che dipenda solamente da fattori esterni. Perde di vista cioè che l'unico momento in cui qualsiasi azione sia possibile è Adesso: qualsiasi sia adesso.&lt;br /&gt;Così gli Adesso, le uniche vere opportunità, passano mentre la nostra crisalide, addormentata com'è, si crogiola nella "sfortuna" di non avere occasioni per adempiere alla propria trasformazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Talora si rendesse tuttavia conto di quanto irrealistica sia tale sua prospettiva si sveglierebbe dall'idea di dover fare qualcosa "domani" e, ansiosa di poter fare qualcosa Adesso, "sognerebbe" di sapere cosa fare e di saperlo fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se, nuovamente, si interrogasse scoprirebbe forse che solo nei suoi sogni la trasformazione viola completamente le leggi naturali cui è sottoposta, scoprirebbe ad esempio che può sognare per giorni interi di non respirare ma sopravviverebbe ben poco smettendo realmente di farlo. Se tale crisalide vuole realmente diventare farfalla deve interrogarsi sulle leggi che nella realtà governano tale trasformazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le cose che scoprirebbe c'è che gli è data la possibilità di diventare farfalla ma che, oltre ad attuarla solo conquistandosela, se ha le caratteristiche per diventare una farfalla "azzurra" non potrà diventare "arancione".  Potrà diventare bellissima ma dovrà, per farlo, conoscersi, e conoscere la realtà in cui agisce, e costruire sulla base di quello che ha. Non su quello che sogna di avere...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-3905260303127453265?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/3905260303127453265'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/3905260303127453265'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/11/la-crisalide-che-voleva-diventare.html' title='La crisalide che voleva diventare farfalla'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-3033112486002025297</id><published>2009-11-13T11:02:00.006+01:00</published><updated>2009-11-13T11:27:14.989+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='psicologia'/><title type='text'>Sei cappelli per pensare.</title><content type='html'>&lt;a style="" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/2f/Hats.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 219px; height: 163px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/2f/Hats.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Edward_De_Bono"&gt;Edward De Bono&lt;/a&gt; nel suo libro "Sei cappelli per pensare” presenta una interessante tecnica di pensiero creativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In gruppi, riunioni - ma spesso anche nel colloquio interiore - il ragionamento è facilmente autocensurato dal timore del giudizio, dai preconcetti, dalla forza dell'abitudine. Tendiamo cioè facilmente ad utilizzare solo il tipo di ragionamento che De Bono chiama "cappello nero": l'analisi critica. Per quanto &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;tale analisi sia&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt; utilissima, rappresenta solo uno degli strumenti disponibili, limitante ed insufficiente se presa da sola.&lt;br /&gt;Il suggerimento, per ovviare a questa limitazione, è di giocare dei ruoli, indossare delle "divise": cappelli ad esempio, veri o metaforici che siano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo stratagemma consente di quietare le preoccupazioni di una "figuraccia", proteggendosi dietro al "cappello indossato" ed incoraggiando così interventi che non avrebbero altrimenti modo di emergere. Permette di concentrare l'attenzione su fasi diverse, prospettive nuove, arricchendo così la raccolta di dati sul tema analizzato. Agevola la comunicazione poiché all'interno di un "gioco" chiedere all'altro di "cambiare registro" evita i possibili risentimenti cui la consueta conversazione rischierebbe di esporci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il processo si avvale di sei prospettive distinte, rappresentate da De Bono in sei cappelli di colore diverso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Cappello bianco. &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana,geneva;"&gt;Pensiero informativo. Neutro e oggettivo. esposizione di fatti e cifre, nessuna interpretazione, "freddo" come i dati di un computer. Va indossato nell'esposizione dei dati relativi alla questione da risolvere. L'esposizione deve essere scevra do ogni opinione, valutazione o sensazione personale: solo dati.&lt;br /&gt;Il colore bianco suggerisce neutralità.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Cappello rosso. &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana,geneva;"&gt;Pensiero emotivo. Emotivo e soggettivo. Ha l'importante funzione di fornire spazio a sensazioni ed emozioni - sia positive che negative - che in mancanza di esso &lt;i&gt;"rimarrebbero nascoste nello sfondo, esercitando una influenza occulta che potrebbe ostacolare &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana,geneva;"&gt;irrimediabilmente la ricerca della soluzione". &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana,geneva;"&gt;Offre inoltre agli altri la funzione di studio della reazione impulsiva,  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana,geneva;"&gt;scevra da sovrastrutture, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana,geneva;"&gt;di un soggetto ad una data idea. Le emozioni/sensazioni espresse non vanno motivate, motivare è compito di altri cappelli.&lt;br /&gt;Il colore rosso suggerisce passione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Cappello nero.&lt;/b&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana,geneva;"&gt;Pensiero critico. Pessimismo. Lo indossa "l'avvocato del Diavolo" per esporre tutte le pecche, i limiti ed i possibili modi in cui un'idea può fallire. Sempre e solo tuttavia all'interno di un'analisi logica: "non funziona perché...".&lt;br /&gt;"Non mi piace" sarebbe una emozione ed in quanto tale, positiva o negativa che sia, concerne il cappello rosso. Ogni critica con questo cappello va accuratamente motivata.&lt;br /&gt;Il colore nero evoca negatività.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana,geneva;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana,geneva;"&gt;&lt;b&gt;Cappello giallo.&lt;/b&gt; Pensiero costruttivo. Ottimismo. – Va indossato per esprimere i lati positivi di un’idea. Tanto l'esporla su base logica quanto il proiettarsi su possibili scenari positivi, animati da spirito di speranza. &lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;Aiuta&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt; a superare le impasse in cui tutto le strade sembrano senza sfondo.&lt;br /&gt;Il colore giallo ricorda la luce solare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;b&gt;Cappello verde.&lt;/b&gt; &lt;span style="font-size:medium;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana,geneva;"&gt;Pensiero creativo. Creatività. Ricerca di alternative, pensiero laterale, &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Brainstorming"&gt;brainstorming&lt;/a&gt;. Indossare il cappello verde significa esplorare, superare il limite dei propri preconcetti, tenendo a mente che, per quanto essi possano essere validi, "&lt;i&gt;una buona idea è nemica di una migliore&lt;/i&gt;".&lt;br /&gt;Il colore  verde  evoca l’immagine dell’erba, vegetazione, crescita fertile e abbondante&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:medium;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana,geneva;"&gt;&lt;b&gt;Cappello blu.&lt;/b&gt; Pensiero organizzativo. Controllo e gestione. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;Va indossato per moderare l'incontro, riassumere, sintetizzare, ricordare gli obiettivi, redarne l'agenda, dirigerne le sequenze operative. Detiene il ruolo di coreografo del "balletto" mentale.&lt;br /&gt;il colore blu ricorda l'azzurro del cielo che tutto sovrasta.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;Nel corso di ogni sessione ogni partecipante è invitato ad indossare questi cappelli. Ciò può avvenire in modo formale dietro la guida di un moderatore - che deterrà quindi permanentemente il cappello blu - come pure in modo finormale attraverso frasi tipo "che ne direste di mettersi adesso tutti il cappello verde? per venti minuti", "lascia un attimo da parte il cappello nero", "esponi i fatti con il solo cappello bianco", "relega le emozioni al cappello rosso", ecc.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-3033112486002025297?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/3033112486002025297'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/3033112486002025297'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/11/sei-cappelli-per-pensare.html' title='Sei cappelli per pensare.'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-6797607696750555309</id><published>2009-11-02T16:02:00.007+01:00</published><updated>2010-05-26T14:21:05.319+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro su di sé'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='psicologia'/><title type='text'>Lo zen e l'arte della gestione di una crisi</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;a style="" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/39/Glaciers_and_Icebergs_at_Cape_York.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 201px; height: 134px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/39/Glaciers_and_Icebergs_at_Cape_York.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=";font-family:Bookman Old Style;font-size:10pt;"  &gt;&lt;big&gt;&lt;/big&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;Parafraso nel titolo R. M. Pirsig, ed a "Lila", la sua seconda opera, mi ispiro in alcuni punti. Parlo di crisi in senso ampio - non economico... - di momento "delicato" nel quale lo scorrere automatico degli eventi viene interrotto.  E concordo con Huxley che anche tale momento dipenda essenzialmente da come lo viviamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grammaticalmente nel dire "ciò che ci accade" indichiamo come soggetto, gli eventi, non noi stessi, i quali appunto "accadono". Così è. Il susseguirsi di eventi che chiamiamo vita è in gran parte automatico. Talvolta tuttavia questo "fluire automatico" si interrompe, rallenta o devia ed un senso di irrequietezza ci assale. Una scossa nel grande sonno che chiamiamo vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finché riteniamo che il nostro scopo sia "dormire" comodi, tali scosse sono indubbiamente indesiderabili. Tuttavia avvengono ed avverranno sempre.&lt;br /&gt;Perché ciò? sono errori di programmazione? O più verosimilmente l'errore risiede nell'interpretazione comunemente data a tali scosse?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni situazione è valutabile solo in funzione di uno scopo. Da bambini tutti domandiamo "perché?",  poi molti desistono. Senza un perché tuttavia niente ha  senso, e la domanda ultima resta sempre "qual'è il mio scopo?". "Comodità" è la risposta comune, che logicamente vede con orrore ogni cambiamento imposto da una crisi. "Acquisizione di consapevolezza" è la risposta fornita invece da chi, nei secoli, non ha desistito in tenera età dal porsi la suddetta domanda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scopo (attivo*) dell'esistenza è acquisire consapevolezza, comprendere. L'unica reale differenza tra un uomo ed un altro, sia esso ricco o povero, manager o minatore, sano o malato.&lt;br /&gt;Da questo punto di vista l'interruzione del fluire autonomo degli eventi rappresenta, prima che riprendano a fluire in una qualche altra direzione, l'opportunità di comprendere e, talvolta, perfino di intervenire consapevolmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che si tratti di opportunità ce lo insegna perfino l'etimologia, dal greco "krisis" - &lt;i&gt;scelta, decisione&lt;/i&gt; - come pure l'accezione medica del termine: &lt;i&gt;rapido mutamento, in bene o in male, del decorso di una malattia, decisivo per il decorso tanto verso la guarigione quanto verso la morte&lt;/i&gt;. Ce lo ricorda anche Pirsig nel romanzo citato, nel quale presenta quello che solitamente chiamiamo malattia/follia come in realtà la "Cura" alla vera malattia: la "normalità schizofrenica" vissuta abitualmente. Ovvero i momenti in cui pur avendo una vocina che (molto) in fondo ci dice che "non è tutto qui" facciamo il possibile per "dormire" comodi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questioni di punti di vista appunto, ovvero di scopi - la comodità o la consapevolezza - capaci di offrire, in caso di crisi, paura e disperazione o fiducia in una preziosa opportunità. Come appunto diceva Huxley: "La realtà non è ciò che ci accade  ma ciò che noi facciamo con quel che ci accade"...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* &lt;small&gt;scopo attivo è quello che contempla l'uomo - grammaticalmente - soggetto del conquistare la consapevolezza. In mancanza di ciò l'uomo non è tuttavia meramente "privo di scopo", ma solo privo di un suo scopo, è strumento delle forze che fanno si che le cose accadano. In metafora - e non più di tanto... - ha comunque sia lo scopo di concimare la terra. Scopo questo "passivo" cui adempierà anche in mancanza di ogni suo impegno...&lt;/small&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-6797607696750555309?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/6797607696750555309'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/6797607696750555309'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/11/lo-zen-e-larte-della-gestione-di-una.html' title='Lo zen e l&apos;arte della gestione di una crisi'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-2517737788956990247</id><published>2009-10-28T14:27:00.003+01:00</published><updated>2009-10-28T15:00:48.681+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pnl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='psicologia'/><title type='text'>la comunicazione</title><content type='html'>&lt;a style="" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/4a/Sandro_Botticelli_048.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 250px; height: 320px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/4a/Sandro_Botticelli_048.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Cos'è la comunicazione?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inizio con un breve excursus etimologico allo scopo di tentare di definire propriamente di cosa stiamo parlando. Passo indispensabile per capire come ottenerlo, e quando e se è realmente ottenuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il termine Comunicazione deriva dal latino "communicàre" - &lt;i&gt;rendere comune&lt;/i&gt; - da cui, aggiungendo la terminazione -atio, si ottiene "communicatio&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;" - &lt;i&gt;messa in comune&lt;/i&gt;,&lt;i&gt; partecipazione&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;È inoltre interessante notare che la radice del verbo "communicàre", "com-munis", &lt;i&gt;condivisione di una carica&lt;/i&gt;, è anche la stessa della parola Comunità.&lt;br /&gt;Le accezioni correnti del termine Comunicazione includono tanto l'unione di luoghi fisici (vie di comunicazioni) tanto la trasmissione di "contenuto", e si basano in entrambi i casi sul concetto di rendere comune, partecipe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Possiamo parlare di comunicazione solo nel caso in cui tale obiettivo sia raggiunto. Analogamente a come non chiameremmo mai "via di comunicazione" un'autostrada non completata o una linea ferroviaria non attiva, non ha senso parlare di comunicazione, nel senso di trasmissione di contenuto, se non è raggiunta "intesa" su quanto espresso (intesa, comprensione. Cosa diversa da "conformità di opinione" che può o meno sussistere...). Altrimenti è al massimo possibile parlare di "tentativo di comunicazione".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Quindi come si comunica?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'atto di comunicare è, come ogni azione, risultato di una serie di tecniche, più o meno efficaci, messe in atto per ottenere il risultato atteso, in modo più o meno consapevole. Questo vale appunto per ogni azione, se ne sia o meno consapevoli. Camminare, ad esempio, non richiede, per persone sane in un momento normale, consapevolezza di star muovendo uno dei piedi in uno specifico modo, tuttavia su ciò (ed altro, equilibrio, coordinazione...) si basa; come pure suonare uno strumento, ad un dato livello di padronanza, non richiede (più) la consapevolezza della tecnica sfruttata ma, per quanto la padronanza di esecuzione permetta un'attenzione ridotta o inconsapevole, non può  prescindere da essa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunicare è, come ogni azione, questione di utilizzo di tecnica, dell'utilizzo della tecnica corretta.&lt;br /&gt;Quindi inizialmente Osservazione  di come agiamo - noi, x, y, chi è bravo, chi è scarso, quando la comunicazione avviene e quando non avviene - per comprendere le variabili in gioco e come esse generino o meno i risultati attesi. Dopodiché Attenzione nel mettere in pratica quanto appreso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non pretendo di avere sull'argomento l'autorevolezza di Watzlawick, e neppure di presentare un "protocollo" completo. Tuttavia confrontandomi con il tema ho osservato alcuni punti che ritengo interessante comunicare:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Responsabilità&lt;/b&gt;. Attribuire unicamente a circostanze esterne la responsabilità di permettere o impedire l'avvenire della comunicazione interrompe di fatto ogni intervento. Ritenendo tali circostanze non creabili da noi (o creabili in teoria ma "difficili" in pratica - traducibile con "mi piace pensare che potrei ma poiché non voglio non posso" - ossia un modo contorto per affermare pur sempre la propria non influenza sulle circostanze...), esse, o ci sono o non ci sono: la questione finisce lì. Condizione imprescindibile, in assenza di fortuite, quanto rare, "circostanze favorevoli", per comunicare (riuscirci, non solo tentarci) è l'assunzione della propria responsabilità sul processo.&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Determinazione&lt;/b&gt;. Trasmettere qualcosa tra individui che si rappresentano in modo diverso la realtà (ogni individuo...) presenta difficoltà. Arrendersi, fuggire, evitare, ignorare, fossilizzarsi, irrigidirsi, chiudersi, risentirsi, offendersi, attaccare, avere paura o "bisogno" sono esempi di ostacoli al superare suddette difficoltà. La determinazione concede il tempo e lo spazio affinché, superati gli ostacoli e malgrado essi, la comunicazione possa avvenire. Ogni processo richiede che gli venga concesso spazio/tempo sufficiente per manifestarsi. Interrompere il tentativo impedisce la Comunicazione.&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Precisione&lt;/b&gt;. Partecipare, rendere comune (Comunicare, ricordate?) richiede chiarezza. Il suo contrario, la vaghezza, con le sue molteplici, diverse, quanto legittime, interpretazioni aumenta l'incomprensione. "Rendere comune" si attua riducendo l'incomprensione. Con precisione sia nel corretto uso dei termini usati, sia nelle conformità di quanto descritto con quanto osservato.&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Pertinenza&lt;/b&gt;. Una comunicazione ha un contenuto. Le affermazioni e/o le domande, che sorgano nel tentativo di rendere esplicito tale contenuto, devono essere pertinenti con esso. Il concetto di pertinenza va qui oltre l'elementare attinenza o meno con il concetto generale, attiene bensì ai tratti implicitamente sottostanti al contenuto in questione. Ad esempio, talora il contenuto in questione fosse una difficoltà professionale con una mansione, la comunicazione implicherebbe la ricerca di una soluzione a tale difficoltà. Su questa base affermazioni tipo "però è difficile" sarebbero, sempre ad esempio, non pertinenti. Poiché tale proposizione per quanto attinente l'argomento non avrebbe attinenza con l'implicito obiettivo di determinare una soluzione, in quanto esprime un fattore ininfluente a tale scopo. Non pertinenti sono sia le affermazioni fuori contesto, sia quelle non vere, sia quelle irrilevanti.&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-2517737788956990247?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/2517737788956990247'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/2517737788956990247'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/10/la-comunicazione.html' title='la comunicazione'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-6341114037320490920</id><published>2009-10-23T16:14:00.006+02:00</published><updated>2009-10-23T16:30:33.340+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro su di sé'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='psicologia'/><title type='text'>Sulla felicità, l'individuo e le comunità.</title><content type='html'>&lt;a style="" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/b2/Inachis_io-02_%28xndr%29.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 226px; height: 159px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/b2/Inachis_io-02_%28xndr%29.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;PRIMA PARTE - PREMESSA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritengo che il concetto di "felicità" necessiti di alcune considerazioni. Osservo innanzitutto che esso è normalmente incluso tra i concetti che consideriamo "ovvi". Pensiamo cioè di sapere a priori cosa significhi essere felici. E questo è, come sempre, il principale ostacolo alla comprensione: non ci disturbiamo a valutare con più attenzione qualcosa che crediamo di padroneggiare già.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ne risulta un'idea abbastanza vaga in cui, da una parte recepiamo acriticamente come portatori di felicità stereotipi sociali di ricchezza, successo, svago (o quant'altro..); dall'altra invochiamo un soggettivismo nel quale ognuno sia felice di cose diverse per motivi personali. Questa visione superficiale rende inutilizzabile un concetto altrimenti molto importante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partiamo invece dall'osservazione. Sembrano esistere almeno due diversi tipi di "felicità": quelli in cui siamo "felici" perché qualcosa va come riteniamo dovrebbe andare, e quelli in cui abbiamo una piacevole sensazione psicofisica, motivata (compresa) o meno che sia.&lt;br /&gt;Ovvero: i momenti in cui crediamo di essere felici e quelli in cui lo siamo.&lt;br /&gt;I primi sono proiezioni artificiali sulla nostra percezione della realtà (soddisfazione - termine più adeguato - per la conformità tra il desiderato e l'ottenuto),  i secondi sono percezioni reali del nostro stato psicofisico in un momento di buon "livello energetico".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intendo con livello energetico la constatazione della vitalità (energia appunto) o meno presente in noi in un dato momento. Questo dato, percepibile  tanto da noi stessi quanto da un osservatore esterno si manifesta, se alto, come sensazione di benessere, il sentirsi vivi: la felicità.&lt;br /&gt;Comprendere se siamo felici non è legato a cercare coincidenza tra i nostri (pre)giudizi ed il nostro vissuto; si tratta di "misurare" la propria vitalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tale misurazione è attinente al singolo momento, confrontato ad un momento precedente e/o successivo. Si tratta di un processo nel quale la vitalità è prodotta, mantenuta o consumata. Eventi che consumano (Ad esempio quelli densi di euforia) sono sentiti felici solo in un'ottica di analisi che non percepisce l'intero processo.&lt;br /&gt;Partendo da un parallelo con la misurazione della temperatura corporea è facile rendersi conto di quanti fattori possono falsare una corretta misurazione - muoversi, inserire il termometro in luoghi inadatti, non scuoterlo o farlo dal lato sbagliato, esporlo al calore, strofinarlo, romperlo... - similmente una corretta percezione di un dato così importante necessita di molte distinzioni ed accorgimenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scopo qui non è tuttavia disquisire su come rilevare correttamente tale dato, bensì introdurre il concetto di &lt;b&gt;felicità che definire&lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;i, riassumendo, c&lt;/span&gt;&lt;b&gt;ome la constatazione che il livello di vitalità è alto.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;L'importanza di tale dato risiede, a mio avviso, nel suo istintivo utilizzo come nord magnetico dei nostri impulsi. Cerchiamo istintivamente la felicità/vitalità che, effettivamente, rappresenta, quando ben rilevata, la migliore riprova empirica di quanto funziona su di noi (chiaro quanto avvenga invece falsando tale rilevazione...).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SECONDA PARTE - TESI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso, dopo questa lunga ma necessaria premessa, vengo al corpo di questo post: il rapporto tra individuo felice e comunità felice, tanto prendendo la più piccola comunità possibile, la coppia; tanto la più vasta, l'umanità.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La tesi è che siano individui felici a realizzare una comunità &lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;(coppia, gruppo, società...)&lt;/span&gt;&lt;b style="font-weight: bold;"&gt; felice&lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Non è ovvio come così enunciato potrebbe sembrare e tantomeno comunemente acquisito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prendiamo per comodità di esempio la coppia - tenendo tuttavia a mente quanto, nella tesi, le medesime relazioni valgano in ogni comunità. Avremmo che: individui felici, se costituenti una coppia, realizzano una coppia felice. Significa che la condizione necessaria affinché una coppia (o una qualsiasi altra comunità) possa essere felice è che gli individui che la compongono siano felici. In questa ottica sacrificare l'individuo per un ipotetico bene della coppia è semplicemente privo di senso, poiché inefficace.&lt;br /&gt;Non intendo che non esista un'entità sovraindividuale chiamabile coppia (o società), intendo che essa è costituita di individui e "sacrificarne" la felicità in nome di un supposto beneficio di coppia è chimerico e fallace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tento di rappresentare il concetto mutuando elementi di matematica elementare. Prendiamo l'insieme oggetto di analisi (coppia, gruppo, società) e rappresentiamolo come l'unione dei sottoinsiemi Individui. Metaforicamente come una libreria (comunità) formata da più ripiani (individui). Ognuno di questi sottoinsiemi/individui/ripiani "contiene" felicità, rappresentabile in metafora da un valore numerico/libro.&lt;br /&gt;L'insieme della felicità del gruppo - la quantità di "libri" - è dato dalla somma dei valori presenti in tutti i "ripiani". Una libreria esiste come concetto superiore a quello di ripiano, ma la sua ricchezza di volumi non può prescindere dal contenuto dei singoli ripiani...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conseguentemente a tali considerazioni la "cura" per una comunità (coppia, gruppo, società) infelice risiede nell'accrescere la felicità dei suoi componenti. Ipotizzare di diminuirla in nome di una più alta "entità" è invece assurdo poiché tale "entità" detiene la felicità frutto della somma delle felicità individuali che se ridotte producono una somma inferiore in luogo dell'atteso ed irrealizzabile - con tali mezzi - bene comune.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-6341114037320490920?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/6341114037320490920'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/6341114037320490920'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/10/sulla-felicita-lindividuo-e-le-comunita.html' title='Sulla felicità, l&apos;individuo e le comunità.'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-4223586147542701422</id><published>2009-10-20T09:46:00.004+02:00</published><updated>2009-10-21T12:21:12.129+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schizzi vocali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='eros'/><title type='text'>Desiderio</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/8c/Female_artistic_nude.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 204px; height: 306px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/8c/Female_artistic_nude.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Desiderio del tuo corpo, le tue&lt;br /&gt;curve o il tuo ricordo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spigoli turgidi, morbide chiappe.&lt;br /&gt;Abiti erotici, tolti piano - o serie&lt;br /&gt;divise gettate nel fuoco.&lt;br /&gt;Ritmo incalzante a passo d'uomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti prego, adesso, di&lt;br /&gt;leccare il tuo sesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(204, 204, 204);"&gt;in prosa&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 204, 204);"&gt;:&lt;/span&gt; Il desiderio che divampa improvviso dal cogliere uno sguardo, una scollatura, un tacco alto. O forse, come dice Brassens, "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;la naturel concupiscence qui incite à se coucher nu' sous le premier venu&lt;/span&gt;"...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(204, 204, 204);"&gt;Gli "schizzi vocali" sono privi della metrica e l'eleganza di una vera poesia ed io non sono un vero poeta. Amo però intingere nel calamaio delle parole e con esse tratteggiare il mio pensiero. Chiamerò ciò "schizzi vocali".&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-4223586147542701422?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/4223586147542701422'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/4223586147542701422'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/10/desiderio.html' title='Desiderio'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-6292067264532699054</id><published>2009-10-20T09:41:00.004+02:00</published><updated>2009-10-21T12:37:24.564+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schizzi vocali'/><title type='text'>Età</title><content type='html'>&lt;a style="" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/02/The_Three_Ages_of_Woman.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 231px; height: 230px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/02/The_Three_Ages_of_Woman.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Volti, tanti.&lt;br /&gt;Seguo di un ragazzo il cappello, della bionda il suo sedere.&lt;br /&gt;Nella folla tanti sguardi incontro con piacere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovani. Ma quanto?&lt;br /&gt;Sento il bisogno di uno specchio,&lt;br /&gt;non ricordo la mia età.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(204, 204, 204);"&gt;in prosa&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 204, 204);"&gt;:&lt;/span&gt; Perdersi nella folla e scordare la propria età.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(204, 204, 204);"&gt;Gli "schizzi vocali" sono privi della metrica e l'eleganza di una vera poesia ed io non sono un vero poeta. Amo però intingere nel calamaio delle parole e con esse tratteggiare il mio pensiero. Chiamerò ciò "schizzi vocali".&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-6292067264532699054?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/6292067264532699054'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/6292067264532699054'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/10/eta.html' title='Età'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-4102198504169697113</id><published>2009-10-20T09:20:00.004+02:00</published><updated>2009-10-21T12:40:45.999+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schizzi vocali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='psicologia'/><title type='text'>Meglio niente</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/8/85/Three_Worlds.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 230px; height: 338px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/8/85/Three_Worlds.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Meglio niente se non è dato tutto,&lt;br /&gt;perché qualcosa sarebbe brutto,&lt;br /&gt;lo stolto dice, al mondo ingrato&lt;br /&gt;di ogni foglia del creato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un attesa disattesa schernisce&lt;br /&gt;l'offerta, debole, ma vera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(204, 204, 204);"&gt;in prosa&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 204, 204);"&gt;:&lt;/span&gt; "5" è meglio di "4" il quale a sua volta sembrerebbe meglio di "1". Tuttavia per una pericolosa devianza psicologica qualora il desiderato "5" sia irraggiungibile, in luogo di una sana riconoscenza al "4", sopravviene facilmente il preferirvi lo "0"...&lt;br /&gt;Masochismo distruttivo con deprecabili effetti collaterali di tipo sadico (sigh).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(204, 204, 204);"&gt;Gli "schizzi vocali" sono privi della metrica e l'eleganza di una vera poesia ed io non sono un vero poeta. Amo però intingere nel calamaio delle parole e con esse tratteggiare il mio pensiero. Chiamerò ciò "schizzi vocali".&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-4102198504169697113?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/4102198504169697113'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/4102198504169697113'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/10/meglio-niente.html' title='Meglio niente'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-1202913191119370067</id><published>2009-10-16T16:24:00.007+02:00</published><updated>2009-10-21T12:53:04.625+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schizzi vocali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='psicologia'/><title type='text'>Libertà</title><content type='html'>&lt;a style="" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/82/P_S_Kr%C3%B8yer_1899_-_Sommeraften_ved_Skagens_strand._Kunstneren_og_hans_hustru.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 215px; height: 158px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/82/P_S_Kr%C3%B8yer_1899_-_Sommeraften_ved_Skagens_strand._Kunstneren_og_hans_hustru.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Libertà non è un lasciapassare,&lt;br /&gt;non è chiedere permesso,&lt;br /&gt;né sfondare un qualche ingresso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse il ritmo di una canzone&lt;br /&gt;o qualche artistica sperimentazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma è nel camminare che ricordo il suo sapore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(204, 204, 204);"&gt;in prosa&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 204, 204);"&gt;:&lt;/span&gt; Abbisognamo di sentirsi liberi e cerchiamo spesso ciò in "documenti" che lo attestino o in contrapposizioni da superare. Nei momenti in cui tale libertà effettivamente la sentiamo assomiglia tuttavia di più alla semplice azione di camminare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(204, 204, 204);"&gt;Gli "schizzi vocali" sono privi della metrica e l'eleganza di una vera poesia ed io non sono un vero poeta. Amo però intingere nel calamaio delle parole e con esse tratteggiare il mio pensiero. Chiamerò ciò "schizzi vocali".&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-1202913191119370067?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/1202913191119370067'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/1202913191119370067'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/10/liberta-non-e-un-lasciapassare-non-e.html' title='Libertà'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-2420277553800903665</id><published>2009-10-16T10:34:00.005+02:00</published><updated>2009-10-16T10:54:04.579+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro su di sé'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immagini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='psicologia'/><title type='text'>San Giorgio uccide il drago</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/ed/Paolo_Uccello_047b.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 548px; height: 417px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/ed/Paolo_Uccello_047b.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L'opera è esposta alla National Gallery di Londra.&lt;br /&gt;Colpisce lo stile, tanto da sembrare "moderno", fumettista quasi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi piace molto. Ma, oltre ad apprezzare la composizione, lo segnalo per il tema. L'uccisione del drago si è prestata a molte interpretazioni. Tra questa la più interessante tuttavia è quella psicologica che vede il drago come parte di noi. La parte più antica (per questo rettiliana) sviluppata per fronteggiare le nostre esigenze primarie di sopravvivenza. Questa parte è competitiva ed antagonista, mira al possesso e la sopraffazione per garantirsi maggiore "spazio". É la parte più antica di noi. Ci ha portato fin qui.&lt;br /&gt;Per andare oltre va tuttavia superata: uccisa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-2420277553800903665?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/2420277553800903665'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/2420277553800903665'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/10/lopera-e-esposta-alla-national-gallery.html' title='San Giorgio uccide il drago'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-1199889559704387667</id><published>2009-10-16T10:15:00.006+02:00</published><updated>2009-10-21T12:04:25.962+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schizzi vocali'/><title type='text'>Altre città</title><content type='html'>&lt;a style="" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/a/a3/Escher%27s_Relativity.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 260px; height: 250px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/a/a3/Escher%27s_Relativity.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al penultimo piano&lt;br /&gt;una finestra sulla via della mia città.&lt;br /&gt;Gente, persone, cose conosciute.&lt;br /&gt;Eppure altre vite brulicano non viste al prossimo incrocio:&lt;br /&gt;altre città nella mia città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(204, 204, 204);"&gt;in prosa&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 204, 204);"&gt;:&lt;/span&gt; Sento che parallelamente agli spazi che vivo quotidianamente esistono altre realtà, modi di vivere cui sono estraneo pur fisicamente vicinissimo. Sono attratto dal cercare come interagire con queste vite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(204, 204, 204);"&gt;Gli "schizzi vocali" sono privi della metrica e l'eleganza di una vera poesia ed io non sono un vero poeta. Amo però intingere nel calamaio delle parole e con esse tratteggiare il mio pensiero. Chiamerò ciò "schizzi vocali".&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-1199889559704387667?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/1199889559704387667'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/1199889559704387667'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/10/altre-citta.html' title='Altre città'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-338425967927204695</id><published>2009-09-29T11:03:00.005+02:00</published><updated>2009-09-29T11:54:10.890+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='poesia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro su di sé'/><title type='text'>Dirlo con due poesie</title><content type='html'>Alcuni fermenti in me richiedano che raduni le idee e tenti di metterle per iscritto, allo scopo di parteciparle e, soprattutto, di chiarirle alla mia stessa lettura.&lt;br /&gt;Ho quindi tentato questo compito - a mio avviso così strettamente legato all'idea di lavoro su di sé. Eppure questa volta sento inadatta la mia prosa ed inadeguate le mie velleità poetiche.&lt;br /&gt;Lo lascio quindi dire a chi lo ha già esposto molto meglio di quanto saprei desiderare, investendo quindi, in questo ristretto ambito, due grandi poeti del ruolo di miei araldi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Mettere una ciliegia tra i denti &lt;/span&gt;di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Franco Foschi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mettete una ciliegia tra i denti&lt;br /&gt;ferma lì&lt;br /&gt;non mordete, non deglutite,&lt;br /&gt;lasciate scolare&lt;br /&gt;lentamente, lentamente&lt;br /&gt;il suo strambo nettare&lt;br /&gt;sulla punta della lingua.&lt;br /&gt;Non sa di niente,&lt;br /&gt;curioso, ché se la masticate&lt;br /&gt;è una puttana,&lt;br /&gt;ne volete sempre ancora.&lt;br /&gt;Affogate dunque nel simbolo,&lt;br /&gt;mordere è la vita,&lt;br /&gt;stare lì in bilico&lt;br /&gt;in punta di lingua&lt;br /&gt;senza affondare i denti&lt;br /&gt;è una roba insapore,&lt;br /&gt;morti vivete&lt;br /&gt;e vi trastullate di nulla.&lt;br /&gt;Mordere, è la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;Enivrez-vous &lt;/b&gt;di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Charles Baudelaire&lt;/span&gt; (da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;petits poèmes en prose&lt;/span&gt;, "poesia in prosa", traducibile - e di seguito tradotta - nel testo ma impossibile da farsi per la musica...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il faut être toujours ivre. Tout est là: c'est l'unique question. Pour ne pas sentir l'horrible fardeau du Temps qui brise vos épaules et vous penche vers la terre, il faut vous enivrer sans trêve. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Mais de quoi? De vin, de poésie ou de vertu à votre guise. Mais enivrez-vous. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Et si quelquefois, sur les marches d'un palais, sur l'herbe verte d'un fossé, dans la solitude morne de votre chambre, vous vous réveillez, l'ivresse déjà diminuée ou disparue, demandez au vent, à la vague, à l'étoile, à l'oiseau, à l'horloge, à tout ce qui fuit, à tout ce qui gémit, à tout ce qui roule, à tout ce qui chante, à tout ce qui parle, demandez quelle heure il est; et le vent, la vague, l'étoile, l'oiseau, l'horloge, vous répondront: "Il est l'heure de s'enivrer! Pour n'être pas les esclaves martyrisés du Temps, enivrez-vous; enivrez-vous sans cesse! De vin, de poésie ou de vertu, à votre guise." &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Inebriatevi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Bisogna esser sempre ebbri. Tutto qui: è l'unica questione. Per non sentire l'orribile fardello del Tempo che rompe le vostre spalle e vi inclina verso la terra, bisogna che vi inebriate senza tregua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù, a vostra scelta, ma inebriatevi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se qualche volta, sui gradini d'un palazzo, sull'erba verde d'un fossato, nella mesta solitudine della vostra camera, vi risvegliate con l'ebrezza già diminuita o scomparsa, domandate al vento, all'onda, alla stella, all'uccello, all'orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, domandate che ora è; e il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio, vi risponderanno: "È l'ora d'ubriacarsi! Per non esser gli schiavi martirizzati del Tempo, ubriacatevi; inebriatevi senza tregua! Di vino, di poesia o di virtù, a vostra scelta."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-338425967927204695?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/338425967927204695'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/338425967927204695'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/09/dirlo-con-due-poesie.html' title='Dirlo con due poesie'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-6783305539131169455</id><published>2009-09-10T12:48:00.003+02:00</published><updated>2009-09-14T12:57:13.740+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nwo'/><title type='text'>NWO, New World Order.</title><content type='html'>NWO è un'etichetta per riassumere in un acronimo un insieme di constatazioni sul funzionamento della società. In rete, in mezzo a tanti flame e poveri ingenui maleducati, si trovano informazioni serie e ragionate più che sufficienti ad indirizzare una corretta, aprioristica, osservazione della società che consenta ad ognuno di verificare queste teorie.&lt;br /&gt;Pertanto non mi propongo di dimostrare niente, tanto più che con chi non si sia dedicato a studiare quanto già esistente sull'argomento avrei le stesse possibilità di riuscita detenute da chi, nel Seicento, avesse voluto spiegare la teoria eliocentrica all'Inquisizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Desidero invece riassumere e riflettere su quanto ne deriva. Ma innanzitutto una premessa: L'uomo "comune" la grande maggioranza dell'umanità, trascorre il suo stato di veglia "dormendo". Chiaramente non nel senso di sonno fisico, ma in uno stato mentale molto simile nel quale tale uomo non ha alcun controllo su se stesso. le cose gli accadono, esattamente come gli accadono in sogno, sotto forma di reazioni a stimoli esterni. Se viene insultato si offenderà, se si toccano i suoi interessi reagirà di conseguenza, se vede suoi simili preoccupati si incupirà, ecc. In tale stato di sonno, ma che lui chiama veglia, egli è in tutto una macchina stimolo risposta. Ed in quanto tale può essere agevolmente guidata, sfruttandone i meccanismi automatici, da fattori accidentali e/o da chi sappia e voglia sfruttare questo stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente tale uomo reputa ciò una insana fantasia ed è convintissimo di essere in tutto e per tutto libero. Questa tuttavia è la principale, e la più necessaria, caratteristica di questa ipnosi, poiché se tale meccansimo gli apparisse chiaro sarebbe ben difficile mantenerlo... Si farebbe allevare di buon grado il maiale che sapesse di essere allevato per il macello?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il più grande&lt;/span&gt; - e riuscito - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;trucco del Diavolo è far credere che non esista&lt;/span&gt;. Il principale requisito per trascorrere dormendo lo stato di veglia è credere di essere sveglio. Nessuno potrà mai fornire a chi dorme argomentazioni sufficienti per renderlo palese ai suoi occhi; ma qualche semplice costatazione ottenuta osservando se stessi saprà tuttavia renderlo lapalissiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La maggior parte della popolazione vive in uno stato di estrema manipolabilità, un'ipnosi di massa in parte naturale in parte indotta. Alcuni hanno dei piccoli ambiti di lucidità, altri di più, alcuni si dice siano svegli. Alcuni, tra coloro che comprendano bene questo meccanismo, detengono le conoscenze, i mezzi e la volontà di perpetuare ed aumentare l'immenso teatrino sociale, che noi chiamiamo realtà, attraverso una sapiente ipnosi di massa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo teatrino l'uomo comune ritiene di avere dei suoi gusti musicali o calcistici, delle sue opinioni politiche o religiose, crede anzi di essere questi suoi gusti od opinioni. Ritene che la società sia governata dalla politica, che la scienza, la religione o qualsiasi altro sedicente esperto sappiano e ci dicano nel nostro bene come funziona la realtà. In parole povere questo signor Rossi ha delle sane ed accettate opinioni, giuste essenzialmente in virtù dell'essere accettate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò è molto ben disposto, capita tuttavia mettendo in dubbio un qualche aspetto di questo spettacolo di porsi delle domande e capita, talvolta, che queste domande portino delle risposte ed altre domande. Un difficile ma bellissimo viaggio che vale quanto costa...&lt;br /&gt;Così chi qualche domanda se l'è posta ed ha avuto voglia di cercare constata una versione diversa (ma il gioco non finisce però lì...).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torniamo al NWO. Studiando un po' si capisce che la società non è governata dalla politica e la democrazia è una assurda utopia (non solo quelle osservabili, proprio il concetto stesso...), i media consentono di stordire, così tra bastone (paure, crisi, malattie, insicurezze...) e carote (desiderio di soldi, sesso, successo...) si muovono le pedine desiderate.&lt;br /&gt;la società mondiale è governata in sostanza da una ristretta oligarchia, chiamata solitamente élite, attraverso principalmente la finanza. Le decisioni politiche sono guidate interamente dalla finanza, nessun politico può né ha mai potuto decidere niente di serio ed i pochissimi che ci hanno provato sono stati eliminati. In una società fondata sul danaro il controllo di esso è il principale mezzo di gestione del potere (e poiché le comuni concezioni sull'economia e sulla creazione del denaro sono a dir poco ingenue è semplice per alcuni detenere questo potere..) ma non l'unico. L'élite dispone dei media per fabbricare le opinioni, controlla la ricerca ufficiale, l'industria bellica e farmaceutica.&lt;br /&gt;Il suo più grosso potere resta tuttavia l'aver convinto le masse che non esiste. grazie principalmente a ciò può manovrarle con estrema semplicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per i motivi già esposti non è questo lo spazio per dimostrare ciò (ci sono già numerosi aiuti all'indispensabile desiderio di cercare) desidero bensì indagare sul perché. Perché una ristretta élite in possesso di mezzi e principalmente conoscenze non comuni desidere il controllo della società? per i soldi, il petrolio, il gas? No, questa è una risposta ingenua, solo il primo superficiale velo sul quale si arenano molte domande. Tutte le azioni di questo teatrino sono volte al controllo, a stringere la morsa di questo controllo. Ma perché dunque tale desiderio di potere? a che serve? è fine a se stesso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non credo lo sia. Tale dominio crea delle specifiche circostanze. Evoluzione significa aquisizione di consapevolezza. La possibilità stessa di questa acquisizione è data da un attrito tra due poli opposti. In mancanza di tale attrito siamo incapaci di coglierne la possibilità. Le attuali condizioni sociali costituiscano uno dei due poli necessari...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-6783305539131169455?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/6783305539131169455'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/6783305539131169455'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/09/nwo-new-world-order.html' title='NWO, New World Order.'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-5756337491115066290</id><published>2009-09-02T22:15:00.000+02:00</published><updated>2009-09-09T22:16:13.354+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro su di sé'/><title type='text'>Lavoro su di sé e vita di coppia</title><content type='html'>Recentemente ho letto un articolo che poneva l'accento sulla necessità, per chi si propone un percorso evolutivo, di saper gestire la vita di coppia. Tale capacità veniva vista come indice del livello raggiunto dal soggetto.&lt;br /&gt;Difficile contraddire che se uno trascorre le giornate a litigare col partner difficilmente è padrone di sé. Ed ancor meno lo è se di questi litigi gli attribuisce ogni responsabilità.&lt;br /&gt;Per quanto tali "cecità" rischino di pararsi dietro giustificazioni apparentemente nobili - e proprio per questo più infide - anche tra chi osserva la vita con occhi meno superficiali del consueto; quantomeno dell'esterno sono palesi.&lt;br /&gt;Meno palesi sono situazioni più altalenanti, in cui "l'errore" si nasconde meglio...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presupponendo di non cercare in un rapporto quello che Fromm chiamava "egoismo a due" e di non chiamare "amore" le proprie debolezze (gelosie, bisogni..) o la propria eccitazione, quale che ne sia l'origine, ed intraprendendo col necessario coraggio una analisi più sincera, rimane, almeno in me, la domanda sull'adeguatezza del partner - lui per noi e noi per lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Assumendo che chi legge ritenga che comunemente, come esseri umani, "dormiamo in piedi" emerge subito una importante distinzione tra coloro che desiderano continuare a dormire il più comodamente possibile e coloro che tentano di "svegliarsi". Questa distinzione (se fosse netta, ma emerge mentre scrivo il sospetto che non lo sia...) produrrebbe due obbiettivi antitetici.&lt;br /&gt;Nel caso in cui uno dei due desideri "lavorare su di sé" e l'altro no si produrrebbe o indifferenza l'uno per l'altro o "attrito" tra i due opposti propositi. Se entrambi desiderassimo dormire sogneremmo insieme momenti più o meno belli. Cercando entrambi di svegliarsi vivremmo insieme dei momenti molto intensi.&lt;br /&gt;Questa analisi farebbe desiderare seconda o la terza ipotesi. La terza da porre come aut-aut al partner (o alla ricerca di esso) per chi voglia Lavorare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uso il condizionale per due motivi:&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Il già citato dubbio che la distinzione non sia netta ma che, più plausibilmente, entrambi desiderino in parte dormire ed in parte svegliarsi, confrontandosi ognuno con le proprie difficoltà nello specchio che il compagno gli fornisce.&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;la parola "attrito". Deprechiamo la prima ipotesi poiché è quella che genera con l'attrito la sofferenza, ma non è esso, per quanto conosciamo, condizione indispensabile per evolvere?&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;br /&gt;Ecco quindi nascere il sospetto che la, per me, tanto frequente domanda sull'adeguatezza sia essa ad essere principalmente inadeguata...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi viene in mente anche un noto modo di dire indiano riguardo ai matrimoni (ma non presuppone la necessità del rito per essere applicabile..): &lt;i&gt;Voi in Occidente sposate chi amate, noi in Oriente amiamo chi sposiamo&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Suggerisce la necessità di considerare il rapporto di coppia come un campo da coltivare affinché dia buoni frutti, in luogo di un campo da cui limitarsi a cogliere fino all'inevitabile esaurimento.&lt;br /&gt;Questo lo sa da tempo chiunque si sia posto qualche seria domanda: i frutti del raccolto dipendono principalmente dalla coltivazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema parrebbe quindi risolto se non intervenisse la domanda di cui parlavo, "sarà il terreno adatto per la coltivazione che cerco?". Sembra perfettamente razionale presupporre di non sprecare preziose energie su un terreno inadatto (alla semenza in questione, non certo inadatto o "sbagliato" in senso assoluto) ma, forse, non è altro che l'ennesimo autoinganno col quale giustifichiamo la propria pigrizia...&lt;br /&gt;Dico forse.. Ma se l'attrito ci è indispensabile a crescere e se la realtà che sperimentiamo non è altro che quella che noi stessi ci creiamo come necessaria, la domanda ha ancora senso?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-5756337491115066290?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/5756337491115066290'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/5756337491115066290'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/09/lavoro-su-di-se-e-vita-di-coppia.html' title='Lavoro su di sé e vita di coppia'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-7610726241516352141</id><published>2009-08-22T22:13:00.002+02:00</published><updated>2009-11-08T13:02:58.773+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro su di sé'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='psicologia'/><title type='text'>Contrastare l'abitudine nei piccoli gesti</title><content type='html'>Condivido una mia recente riflessione sinteticamente riassunta nel titolo. Osservandomi, rilevo alcuni momenti non facilmente abbinabili a quelli che nel Sistema vengono chiamati &lt;a href="http://www.vivereilmiracoloso.com/ostacoli.html" target="_blank"&gt;ostacoli al risveglio&lt;/a&gt; che tuttavia "dissipano energia". Tento di spiegarmi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prendo ad esempio - ma solo ad esempio ricordando che quanto osservo è applicabile a moltissimi eventi - l'intimità di un abbraccio, in virtù della "piacevolezza" del momento. Osservo che uno specifico modo di venire abbracciati, accarezzati o baciati evoca, meccanicamente, in risposta a tale stimolo, un movimento abituale. Osservo cioè che il braccio che si posa, come mille altre volte ha fatto, su quel punto della schiena, attiva in me il riflesso di spostare il mio busto in avanti con un movimento specifico, tra i mille con cui avrei potuto farlo. Niente di male in ciò, tuttavia se seguo tale impulso produco un piacere velato da noia (come stupirsi se ripeto lo stesso identico movimento migliaia di volte...) e stanchezza; se invece contrasto tale impulso sostituendolo con uno anche lievemente diverso sento fluire una energia migliore, mi sento più appagato delle "mille altre volte" e sto parlando di una variazione millimetrica di movimento; parlo dell'effetto prodotto dalla semplice resistenza ad una apparentemente innocua reazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'esempio che ho scelto mi sembra pregnante poiché si riferisce ad un ambito (quello di abbracciarsi ben disposti l'un l'altro) considerabile piacevole, nel quale la meccanicità si annida esimendosi dal provocare tragedie o dispiaceri ma purtuttavia dissipando energia in luogo di produrla. Mille altri episodi quotidiani possono agevolmente rappresentare eventi nei quali la ripetizione meccanica ha questo effetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritengo sia utile evidenziare ciò come un ostacolo poiché possiamo, è vero, derivarlo dal Mentire o l'Immaginazione (stiamo esprimendo qualcosa di diverso dal nostro presente), e probabilmente anche da altri aspetti, ma dobbiamo appunto derivarlo, rischiando di farci sfuggire tra le righe un aspetto che osservo essere molto utile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-7610726241516352141?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/7610726241516352141'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/7610726241516352141'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/08/contrastare-labitudine-nei-piccoli.html' title='Contrastare l&apos;abitudine nei piccoli gesti'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-2574616983748585248</id><published>2009-07-29T22:08:00.003+02:00</published><updated>2009-11-08T13:02:33.960+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='poesia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro su di sé'/><title type='text'>"La Guerra Santa" di René Daumal</title><content type='html'>&lt;i&gt;Farò un poema sulla guerra.&lt;br /&gt;Forse non sarà un vero poema,&lt;br /&gt;ma sarà una guerra vera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Delle altre guerre, quelle che si subiscono, non parlerò.&lt;br /&gt;Se ne parlassi sarebbe letteratura comune, un sostituto, un meglio che niente.&lt;br /&gt;Come mi è accaduto di usare la parola "terribile", quando non avevo la pelle d'oca.&lt;br /&gt;Come certi parlano di purezza, solo perché si sono sempre considerati superiori al maiale domestico.&lt;br /&gt;Come certi parlano di libertà adorando e ridipingendo le loro catene.&lt;br /&gt;Come certi parlano d'amore, non amando che la propria ombra.&lt;br /&gt;O di sacrificio, quando per nessuna ragione si taglierebbero neanche un mignolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ho il diritto di parlare dell'altra guerra?&lt;br /&gt;Non sono che alle scaramucce, è vero, ma se anche solo raramente ne ho il diritto,&lt;br /&gt;è vero che talvolta ne ho il dovere, anzi, il "bisogno", perché in questa guerra non avrò mai abbastanza alleati.&lt;br /&gt;Cercherò dunque di parlare della guerra santa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che possa scoppiare in modo irreparabile!&lt;br /&gt;Si accende di tanto in tanto, e mai per molto tempo.&lt;br /&gt;Alla prima parvenza di vittoria io mi ammiro trionfare e faccio il generoso, e vengo a patti col nemico.&lt;br /&gt;Vi sono dei traditori nella casa, ma hanno volti di amici.&lt;br /&gt;Hanno il loro posto accanto al fuoco, parlano in prima persona, sono così bravi che mi sembra di sentire la mia voce: "Io sono...io so...io voglio..."&lt;br /&gt;Menzogne!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono numerosi, seducenti, sono pietosi, sono arroganti.&lt;br /&gt;E' grazie a loro che faccio bella figura, poiché sono loro che tengono le chiavi dell'armadio delle maschere.&lt;br /&gt;Quei fantasmi mi rubano tutto e poi cercano di impietosirmi:&lt;br /&gt;"Noi ti proteggiamo, ti esprimiamo, ti facciamo valere! Perché vuoi assassinarci, noi, i tuoi buoni amici?&lt;br /&gt;Cosa faresti senza di noi?".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guardate che bella pace mi si propone:&lt;br /&gt;chiudere gli occhi per non vedere il delitto, credersi vittorioso prima ancora di aver lottato.&lt;br /&gt;Pace di menzogna!&lt;br /&gt;Adattarsi alle proprie vigliaccherie poiché lo fanno tutti.&lt;br /&gt;Pace di vinti!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E per salvaguardare questa pace vergognosa si farebbe di tutto, si farebbe, si fa, la guerra al proprio simile.&lt;br /&gt;Perché esiste una vecchia ricetta sicura per conservare la pace dentro di sé:&lt;br /&gt;accusare sempre gli altri.&lt;br /&gt;Pace di tradimento!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso sapete che intendo parlare della guerra santa.&lt;br /&gt;Chi ha dichiarato questa guerra dentro di sé è in pace con i propri simili e, benché egli sia campo della più violenta battaglia, nell'intimo del suo intimo regna una pace più attiva di qualsiasi guerra.&lt;br /&gt;E più regna la pace nell'intimo dell'intimo, nel silenzio e nella solitudine centrale,&lt;br /&gt;più infierisce la guerra contro il tumulto delle menzogne e l'innumerevole illusione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo vasto silenzio bardato di grida di guerra l'eterno vincitore ode le voci di altri silenzi.&lt;br /&gt;Dissolta l'illusione di non essere solo, egli sa di non essere il solo a essere solo.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- René Daumal -&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per chi legge in francese &lt;a href="http://www.1001nuits.org/index.php?title=La_guerre_sainte%2C_par_Ren%C3%A9_Daumal" target="_blank"&gt;qui&lt;/a&gt; il testo originale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-2574616983748585248?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/2574616983748585248'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/2574616983748585248'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/07/la-guerra-santa-di-rene-daumal.html' title='&quot;La Guerra Santa&quot; di René Daumal'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-8896632046172184193</id><published>2009-07-20T09:19:00.002+02:00</published><updated>2009-11-08T13:02:06.940+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='poesia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro su di sé'/><title type='text'>Nulla è in regalo di Wislawa Szymborska</title><content type='html'>Segnalo questa poesia del premio nobel Wislawa Szymborska che, per la sua tematica ed il profondo modo di esprimerla, si presta bene, a mio avviso, a spunto di riflessione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Nulla è in regalo, tutto è in prestito.&lt;br /&gt;Sono indebitata fino al collo,&lt;br /&gt;sarò costretta a pagare per me&lt;br /&gt;con me stessa,&lt;br /&gt;a rendere la vita in cambio della vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' così che è stabilito,&lt;br /&gt;il cuore va reso&lt;br /&gt;e il fegato va reso&lt;br /&gt;e ogni singolo dito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' troppo tardi per impugnare il contratto.&lt;br /&gt;Quanto devo&lt;br /&gt;Mi sarà tolto con la pelle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Me ne vado per il mondo&lt;br /&gt;Tra una folla di altri debitori.&lt;br /&gt;Su alcuni grava l'obbligo&lt;br /&gt;di pagare le ali.&lt;br /&gt;Altri dovranno, per amore o per forza,&lt;br /&gt;rendere conto delle foglie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella colonna Dare&lt;br /&gt;Ogni tessuto che è in noi.&lt;br /&gt;Non un ciglio, non un peduncolo&lt;br /&gt;da conservare per sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'inventario è preciso,&lt;br /&gt;e a quanto pare&lt;br /&gt;ci toccherà restare con niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non riesco a ricordare&lt;br /&gt;Dove, quando e perché&lt;br /&gt;ho permesso che aprissero&lt;br /&gt;questo conto a mio nome.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La protesta contro di esso&lt;br /&gt;noi la chiamiamo anima.&lt;br /&gt;E questa è l'unica voce&lt;br /&gt;che manca nell'inventario...&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-8896632046172184193?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/8896632046172184193'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/8896632046172184193'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/09/nulla-e-in-regalo-di-wislawa-szymborska.html' title='Nulla è in regalo di Wislawa Szymborska'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-5183348585295219723</id><published>2009-07-17T09:15:00.004+02:00</published><updated>2009-11-08T13:01:23.976+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro su di sé'/><title type='text'>Bianco, nero, o...? - Riflessioni geometriche sulla Legge del Tre</title><content type='html'>Sfogliando tra i vecchi file ne ho trovato uno, scritto anni fa, prima di approdare alla Quarta Via, per un “giornaletto”, che mi sembra essere tutt'ora interessante. Vorrei condividere alcune riflessioni, a partire da esso - e da quanto ho compreso della &lt;a href="http://www.vivereilmiracoloso.com/la-legge-del-tre.html" target="_blank"&gt;Legge del Tre&lt;/a&gt; - riportandolo alla “geometria”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riporto il testo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Dicotomie che producono lobotomie.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giusto-sbagliato, bianco-nero, Destra-Sinistra, queste sono dicotomie.  Cioè, citando da &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dicotom%C3%ACa" target="_blank"&gt;Wikipedia&lt;/a&gt;: “la divisione di un'entità in due parti mutualmente esclusive, tali da non poter essere vere contemporaneamente, e completamente esaustive, senza cioè lasciare spazio per una terza parte.”&lt;br /&gt;Si tratta sostanzialmente di un processo analitico e cognitivo atto a organizzare alcuni aspetti della nostra visione del mondo. Perfino le fondamenta delle nostra coscienza di occidentali nascono da un'iniziale distinzione "io e resto del mondo". Meccanismo dunque utilissimo ma che presenta, se non applicato con criterio e per adeguate finalità, dei grossi rischi.&lt;br /&gt;Utile intanto rilevare che sebbene, come ho detto, il meccanismo stia alla base della nostra stessa visione del mondo non è l'unico possibile; è ad esempio estraneo alla visione storicamente sviluppata nel pensiero orientale. Ancora più utile osservare che, poiché le due parti prese in considerazione sono nella loro somma esaustive, tutta la gamma delle possibilità si riduce inevitabilmente ad esse. Questo aspetto, innocuo e perfino talvolta desiderabile, ad esempio in una tassonomia, è in grado di produrre le "gabbie" più resistenti che esistono: quelle accettate dalla nostra stessa mente.&lt;br /&gt;Se tutta la gamma di possibilità si riduce alla somma delle due alternative date (ma non cambierebbe sostanzialmente niente se esse fossero 5 - poiché non è la quantità, ma la sua esclusività a generare il problema), controllando e manipolando i contenuti delle due alternative si impedisce, di fatto e finché si accetta il meccanismo, ogni altra scelta. Rendendo le due alternative identiche si rende impossibile ogni scelta.&lt;br /&gt;Questo accade quotidianamente, come effetto del costante lavaggio del cervello cui siamo sottoposti. Le "scelte" economiche, politiche, sociali, commerciali, perfino etiche, ci vengono sottoposte come dicotomie e private da veri contenuti distintivi. Così, sfruttando con arte questo sistema, cui noi stessi diamo il lasciapassare confondendolo con buon senso, ci caliamo nella "gabbia" ed otteniamo, sia pure con minor sofferenza fisica, gli effetti che avrebbe una lobotomia.&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Riflettendoci oggi mi sento di riportare quanto scrissi aggiungendo una riflessione geometrica:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggere la realtà come espressione di bianco/nero equivale geometricamente ad esprimerla attraverso due punti. In una visione completamente dualistica, due punti, considerati antitetici, sono l'insieme del ben misero universo delle possibilità disponibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricondurre i punti dall'insieme delle possibilità a due forze agenti produce la visione di una linea (tra due punti passa una ed una sola linea retta) contenente l'insieme delle interazioni di queste due forze. l'universo delle possibilità si espande infinitesimalmente, poiché contiene infiniti punti, ma rimane pur sempre “piatto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa succede introducendo una terza coordinata, un terzo “punto”, una Terza Forza?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una comune analisi superficiale riprodurrebbe l'errore evidenziato sopra ed il terzo punto, la cosiddetta “terza possibilità” si aggiungerebbe al primo insieme considerato, disponendo di meno possibilità della “linea” e risultando di fatto, per quanto scritto nel testo riportato, una prigione esaustiva quanto esso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diamo alla Terza forza però il suo pieno valore di coordinata (non di mera possibilità) e scopriremo che tre punti delimitano una “superficie” (il triangolo) e che l'insieme delle possibilità contenute in essa è di tutt'altra portata. Acquisisce appunto una nuova dimensione, geometricamente quanto metaforicamente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-5183348585295219723?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/5183348585295219723'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/5183348585295219723'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/07/bianco-nero-o-riflessioni-geometriche.html' title='Bianco, nero, o...? - Riflessioni geometriche sulla Legge del Tre'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-7031718741430622952</id><published>2009-07-15T09:10:00.002+02:00</published><updated>2009-11-08T13:01:03.768+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro su di sé'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='psicologia'/><title type='text'>Il Fonditore di Bottoni</title><content type='html'>“Il Fonditore di Bottoni” è un personaggio di una pièce di Ibsen del 1867, il Peer Gynt. Se questo sito, per motivi pratici, non fosse stato titolato diversamente, sarebbe stato probabilmente giusto dedicarlo a questo personaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho letto l'opera una sera di un paio di settimane fa. L'ho letta con il sorriso di chi incontra le pagine di un grande scrittore, ma ho chiuso il libro con l'angoscia di chi è stato posto di fronte a qualcosa che fa molto male. Per alcuni giorni ho tenuto dentro questa angoscia, poi la reazione ad essa ha prodotto questo forum (e nutro il proposito che produca in me molto di più!). Il Fonditore di Bottoni è il portatore, nel Peer Gynt, di questa dolorosa angoscia e grande opportunità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ibsen non ha conosciuto Gurdjieff né la Quarta Via, tuttavia quanto comunicato con la potenza di impatto propria del Centro Emozionale (*) è, a mio avviso, pienamente inscrivibile nella visione propria della Quarta Via.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peer, nato benestante ma reso povero dallo sperpero del padre, diviene “l'originale” del villaggio di origine, tra tante stranezze seduce e rapisce una promessa sposa ed a causa di ciò dove fuggire. Diviene così seduttore, viaggiatore, ricco uomo d'affari e profeta. Infine, di ritorno, nei boschi di casa, incontra la morte nella veste del Fonditore di Bottoni. Egli gli comunica che morendo verrà fuso, come un bottone mal riuscito, insieme alle moltitudini dei molti altri uomini “non riusciti”, che non abbiano cioè saputo giustificare la loro esistenza, per creare così, come per i bottoni, materia prima per altri uomini. Peer ritiene che debba esserci un errore poiché lui è sempre stato “se stesso”. Questa illusione presto però si dissolverà confrontando meglio il suo vissuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La potenza, e la violenza, dell'immagine poetica creata da Ibsen arriva, per chi legga questa storia narrata dalle sua grande capacità letteraria, dritta al cuore, più di qualsiasi spiegazione intellettuale, dolorosa e stimolo come poche sanno essere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vedere in ciò angoscia o stimolo tuttavia può essere scelto solo da noi stessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(*) L'uso del termine si riferisce all'accezione propria del “Sistema” della Quarta Via. Scrivo questa nota per chi non lo conoscesse. &lt;a href="http://www.vivereilmiracoloso.com/centri-funzioni.html" target="_blank"&gt;Qui&lt;/a&gt; (o in molti libri bellissimi, o chiedendo) può trovare delucidazioni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-7031718741430622952?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/7031718741430622952'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/7031718741430622952'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/09/il-fonditore-di-bottoni.html' title='Il Fonditore di Bottoni'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-4363244929309807708</id><published>2009-07-14T08:54:00.001+02:00</published><updated>2009-11-08T13:00:19.715+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro su di sé'/><title type='text'>Cosa è il “Lavoro su di sé”?</title><content type='html'>Esplicare chiaramente cosa si intenda con “Lavoro su di sé” consente di metterlo in pratica. L'applicazione permette inoltre la successiva verifica di quanto riteniamo di avere compreso, attraverso il confronto con la realtà, potendo così rettificare incomprensioni o incompletezze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esporre chiaramente e concretamente cosa si intenda con “lavorare su di sé” è un momento fondamentale. I concetti vaghi non offrono né la possibilità di essere applicati, né quella di essere valutati. Sono bensì l'ideale per “dormire” più comodamente....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dunque&lt;/span&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Affronto il tema seguendo le tracce delle 5 W's anglosassoni: Who, What, Where, Why, When. (Chi, Cosa, Dove, Perché, Quando):&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;CHI. &lt;b&gt;Colui che decide di “Lavorare”&lt;/b&gt;. Il Lavoro è intrinsecamente intenzionale, possibile per chi vuole farlo, e solamente per lui. In mancanza di tale intenzionalità qualsiasi cosa venga intrapresa rimane meccanica.&lt;br /&gt;Niente può costringere un uomo a lavorare, potranno esserci circostanze più o meno favorevoli ma si potrà parlare di Lavoro solamente per chi - e nei momenti in cui – vuole farlo.&lt;br /&gt;Questa piccola scintilla di volontà conscia è l'unico carburante dal quale ottenere altra volontà conscia.&lt;br /&gt;Lavora, e può lavorare, dunque, solo chi è sinceramente intenzionato a farlo e unicamente nei momenti in cui è intenzionato a farlo (quando sono presenti gli “io” che intendono farlo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;COSA. &lt;b&gt;Innanzitutto osservarsi&lt;/b&gt;, realizzare cosa succede nei nostri abituali meccanismi. Rendersi conto di quanto accade nel momento in cui accade.&lt;br /&gt;Successivamente, una volta raccolte informazioni sufficienti, &lt;b&gt;ostacolare il sonno della macchina&lt;/b&gt; (noi stessi). Interrompere l'ordinario inutile spreco di energie combattendo con gli “ostacoli al risveglio”: l'immaginazione (da non confondere con la creatività), il mentire, l'espressione delle emozioni negative, l'identificazione, la considerazione, il parlare inutile. (&lt;a href="http://www.vivereilmiracoloso.com/ostacoli.html" target="_blank"&gt;vedi qui&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;È un lavoro estremamente pratico, il più pratico dei lavori, poiché non si tratta di capire, apprendere a memoria, esporre o meditarvi saltuariamente. Quanto è facilmente capibile intellettualmente va compreso vivendolo in ogni momento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;DOVE. Nelle liti col proprio partner, nelle difficoltà professionali, nel traffico, ad una cena con amici, sul divano di casa. &lt;b&gt;In ogni occasione&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Il Lavoro su di sé non può risiedere in spazi ritagliati fuori dalla vita reale: incontri, seminari, conferenze, riunioni, meditazioni. Tutto ciò può contribuire a capire alcuni aspetti, può offrire utili occasioni di confronto, ma non può in alcun modo essere considerato sufficiente a comprendere (&lt;i&gt;cum prehendere&lt;/i&gt; = prendere con [sé]) alcunché.&lt;br /&gt;L'incontro con gli altri è prezioso nel lavoro, nel loro farci “da specchio” e, nel caso specifico di “compagni di viaggio” nel farci da sveglia, promemoria delle reciproche intenzioni, veicolo e rimando di preziose energie. Tale contributo resta tuttavia sterile se non applicato alla propria quotidianità. La conoscenza deve diventare pratica, deve essere com-presa. Neppure la più profonda conoscenza alchemica trasformerà da sola il piombo in oro. Ogni conoscenza non compresa, come un ramo infruttifero, seccherà.&lt;br /&gt;Il Lavoro, quello vero, si fa nella quotidianità più ordinaria. Relegare i momenti di Lavoro in spazi esterni alla propria vita reale, oltre ad essere inutile, comporta il rischio di alimentare una sorta di schizofrenia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;PERCHÉ. Non addentrandosi in questo breve scritto su motivazioni cosmologiche, propongo la più semplice delle risposte: perché abitualmente dormiamo molto profondamente e decidere intenzionalmente di osservarsi e, successivamente, combattere la propria meccanicità, nei frangenti quotidiani offre opportunità di “svegliarsi” migliori di qualsiasi corso o pseudo tale. Ma, dunque, perché volersi svegliare? &lt;b&gt;Perché il “sapore” offerto è più gradevole&lt;/b&gt;... In definitiva la stessa motivazione che fa preferire - da chi l'ha provata - una raffinata cena di pesce ad un McBurger!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;QUANDO. &lt;b&gt;Adesso&lt;/b&gt;. Ed ogni “Adesso” futuro. Nessun momento che non sia “Adesso” può ospitare il lavoro su di sé, poiché tali momenti sono i regni del sogno. Il lavoro è possibile unicamente Adesso.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;b&gt;Cosa significa incontrarsi per lavorare insieme?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Significa instaurare, sulla base del comune intento di lavorare su di sé, una sincera amicizia.&lt;br /&gt;Offrirsi reciproco sostegno e scambio di energie esattamente come avviene sull'amicizia basata su una qualsivoglia altra base. Partecipare i propri percorsi, offrirsi stimoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Che circostanze sono necessarie per questo lavoro?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quelle richieste da ogni amicizia: lo spazio per conoscersi, confidarsi, aprirsi. Cene, aperitivi, gite, cinema, qualsiasi cosa... Contesti in cui, analogamente a qualsiasi altro interesse, il comune intento possa esprimersi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due amici che condividano principalmente la passione per il calcio, ne parleranno a cena, al mare, al telefono, si aiuteranno a comprenderne aspetti per uno di essi non chiari, si incentiveranno a scoprire cose nuove, si alleneranno, forse, insieme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto può, e deve, avvenire nel condividere l'intenzione di lavorare su di sé ha, da sempre, il semplice nome di &lt;b&gt;instaurare un amicizia&lt;/b&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-4363244929309807708?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/4363244929309807708'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/4363244929309807708'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/09/cosa-e-il-lavoro-su-di-se.html' title='Cosa è il “Lavoro su di sé”?'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6103450911315652363.post-3948196125708150566</id><published>2009-07-13T08:48:00.002+02:00</published><updated>2009-11-08T12:59:09.615+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro su di sé'/><title type='text'>Compagni di viaggio nel lavoro su di sé</title><content type='html'>Il desiderio di conoscenza, di miglioramento o evoluzione, la ricerca od il lavoro su di sé, conducono a varie strade. Alcuni scelgono di affidarsi a scuole, maestri, guru, cui dedicare talvolta la propria fede, talaltra la propria creduloneria. Per alcuni si tratta di difendere dogmi e fazioni a spada tratta, ritenendo spesso importante solo quanto conoscono, per troppi di trovare comodi e superficiali sogni new age. Molti sanno solo ripetere a memoria qualcosa detto da altri, troppi, saccenti, cercano polemica ed elargiscono offese come si usa nel tifo da stadio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni infine sono dei “viaggiatori”. Essi sono interessati alla conoscenza che possono concretamente applicare al viaggio; si differenziano nettamente dai sognatori poiché i primi il viaggio lo intraprendono realmente, intenzionalmente, nella vita, i secondi si limitano ad immaginarlo. Un viaggiatore inoltre non “delega” la diretta comprensione ad altri giacché questo non potrebbe servirgli nel viaggio, che deve compiere personalmente. Egli non può portare con sé né ingombranti certezze (dogmi, fazioni, scuole) né superficiali comodità (sogni, fantasticherie, banalità new-age), poiché ciò gli intralcerebbe il cammino: deve scegliere dal suo bagaglio solo quanto mostra di funzionare nel percorso, rinnegando la proiezione dei pregiudizi suoi o altrui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un viaggiatore non cerca quindi scuole o maestri. Talvolta incontra ed accoglie delle guide più esperte in quello specifico tratto, ricambiando con piacere quanto ha appreso su altri tratti, non dimenticando che l'avere una guida potrà fornirgli indicazioni ma mai esimerlo dal percorrere egli stesso il tratto con presenza e spirito critico. In alcuni casi il percorso sarà nuovo ed egli diventerà “esploratore”, per quanto per un vero viaggiatore non ci sarà nel percorso ignoto alcuna differenza, poiché con lo stesso atteggiamento avrà affrontato anche i sentieri più battuti.&lt;br /&gt;Quanto realmente occorrerà ad un viaggiatore dopo un'iniziale allenamento sono dei compagni di viaggio, poiché egli capirà che da soli difficilmente si va oltre brevi escursioni e, prima o poi, giungerà il momento di affrontare sentieri più seri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiarisco, nel presentarmi, di avere tratto ispirazione dalla bellissima metafora offerta da Daumal nel Monte Analogo. Mi interesso da tempo di ricerca su di sé da molte prospettive e particolare riscontro, nel mio viaggio, l'ho trovato col pensiero di Gurdjieff, particolarmente con quanto riportato da Ouspensky. Di questo sistema ritengo in special modo degna l'indicazione di base di non credere a niente di quanto mostrato finché non si sia personalmente verificato. Diffido dei rischi delle "deleghe" e questo presupposto lo ritengo garanzia necessaria ad evitare i "sonni della ragione che generano mostri", oltre che conforme alla mia indole di "viaggiatore".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scrivo per cercare compagni di viaggio. L'impresa non è facile perché tale ruolo richiede molti prerequisiti purtroppo assai rari. Non sono adatti, oltre a tutti coloro che non hanno neppure mai sviluppato interesse per una Ricerca, neppure tutti i creduloni, i dogmatici, i faziosi, i superficiali new-ager, i comodi sognatori. E neppure i bugiardi, i saccenti, i polemici, i diffidenti, i paurosi, i pigri, le “prime donne”, i simulatori. Più precisamente non sono adatti coloro che non riconoscano in sé tali trappole al loro apparire e non lavorino per superarle.&lt;br /&gt;“Viaggiare”, al di fuori dei sintetici viaggi organizzati, offre meraviglia ed intensità, energia e piacere: Eppure mostra talvolta insidie e pericoli che richiedono al viaggiatore di poter contare sulla mutua lealtà, sincerità e fiducia del proprio compagno, caratteristiche rese impossibili dal libero proliferare dei vizi sopraelencati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre ritengo che un viaggio debba pianificarsi guardandosi negli occhi davanti ad una tazza di caffè - opportunità non offerta altrettanto bene da una tastiera, per quanto essa sia utilissima per molti altri aspetti, compresa la possibilità di questa comunicazione. Credo che il viaggio nella vita richieda di potersi incontrare personalmente e frequentemente, per consentire il sufficiente circolo di energie richieste da tale scopo.&lt;br /&gt;Invito chi, concordando con quanto ho scritto, sia di Firenze, la mia città, a contattarmi per un incontro. Ringrazio chiunque mi abbia letto fin qui, per indicazioni, contatti o diffusione del presente appello.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6103450911315652363-3948196125708150566?l=betapensiero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/3948196125708150566'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6103450911315652363/posts/default/3948196125708150566'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://betapensiero.blogspot.com/2009/09/il-desiderio-di-conoscenza-di.html' title='Compagni di viaggio nel lavoro su di sé'/><author><name>Beta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14601479105999262754</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_UpvaRW60NGE/SqC22csp32I/AAAAAAAAAAM/79HSvOoDqM4/S220/b.jpg'/></author></entry></feed>
