18 giu 2013

Amore?

Fromm - in l'Arte di Amare - distingueva tra due distinti tipi di amore: uno "paterno" e uno "materno". I nomi significano unicamente che il primo è più solitamente offerto dal padre ed il secondo dalla madre, che il primo è più maschile ed il secondo più femminile. Sono tuttavia modalità di amore proprie di ogni essere umano, uomo o donna che sia. Il primo è un amore condizionato, "ti amerò se saprai meritartelo". Per il bambino ha un valore educativo, necessario per essere inserito nella società e venire preparato alle sue regole. Il secondo è amore incondizionato "ti amo qualsiasi cosa tu faccia". Per il bambino ha valore di supporto, serve a donargli stabilità emotiva. Questo secondo Fromm. L'ho citato per presentare due distinte modalità, io tuttavia direi che la seconda, e solo quella, è Amore. La prima non lo è.

Nella mia infanzia la seconda non l'ho ricevuta. O forse sì. Perché, a dire il vero, anche se la prima modalità sembrava in azione, qualsiasi cosa facessi non ottenevo il "premio". Per cui si potrebbe dire che la "regola" fosse "ti ameremo, in modo freddo (è ancora amore?) qualsiasi cosa tu faccia" (modalità quindi incondizionata...). Sia come sia, non cito l'infanzia per ipotizzare che io sia quel che sono in virtù, o a causa, di essa. Una indubbia influenza dell'infanzia consiste però nel fatto che da essa prendiamo a prestito i nostri copioni: almeno finché non abbiamo imparato a correggerli, riproduciamo gli stessi comportamenti. Per anni so di avere offerto principalmente la modalità "ti amerò se saprai meritartelo". Poi ho capito che quello non è Amore. Non ci assomiglia neppure lontanamente.

L'ho capito anche sulla base di quello che so di avere bisogno. C'è voluto del tempo per dare un nome a questa carenza, per comprendere cosa fosse. Adesso lo so. Ho bisogno, e per questo cerco, amore incondizionato e disinteressato. Non mi soddisfa "l'amore" che vuole proteggermi, né quello che vuole insegnarmi, né "l'amore" che mi ama solo se accontento i suoi sogni. Non mi soddisfano questi "amori" perché questi non sono Amore. Non sono neppure dei parenti lontani, sono unicamente degli squallidi impostori: usurpatori messi al posto dell'Amore da qualche convenzione sociale.

Da bravi impostori hanno confuso le carte così bene da sembrare "veri". Si pensa che conti quello che "in fondo" uno prova. Si pensa che allo scopo di "proteggere" o "insegnare" sia poco importante se si ferisce. Poi però si pensa che l'altro - lui, ma non noi (...) - dovrebbe amarci qualsiasi cosa noi facciamo, e che - chissà poi perché (...) - questo è solo un suo dovere;  traducendo il tutto in "ti amo solo se accontenti i miei sogni". Questa - anche se persi nel proprio egoismo può sembrare ragionevole - è la forma più egoistica che può assumere "ti amerò se saprai meritartelo". Non cerca neppure di nascondersi dietro a "proteggere" o "insegnare": in tale visione il proprio ego è tout court il centro del mondo. Se (...) si è consapevoli del proprio egoismo,  meglio comunque soddisfare il proprio ego direttamente che, da bravi ipocriti, con la "coscienza pulita", credere di negare il proprio Amore per il bene dell'altro. No, l'amore che sta "in fondo" molto semplicemente non è Amore. L'amore che non si manifesta, che non è percepito come tale, non è Amore. L'amore che "fa le picche", che si nega, che provoca, che offende non è Amore.

La confusione è tanta che, non solo diamo un nome improprio a ciò che offriamo, neppure capiamo cosa ci manca. Sentiamo che ci manca qualcosa, magari lo chiamiamo "amore", ma visto che questo termine lo utilizziamo per un sacco di cose che Amore non sono, il suo utilizzo non fa che aumentare la confusione su cosa cerchiamo. Quando sentiamo di cercare qualcosa di incondizionato finisce facilmente che fraintendiamo la ricerca di Amore con l'essere accontentati in tutto. Ma anche queste sono due cose molto diverse: chi ci ama non fa tutto quello che desideriamo. Chi offre amore incondizionato continua ad offrire affetto, malgrado tutto. Il termine adatto per "fare tutto quello che l'altro vuole" è "schiavitù" - ed è illegale, oltre che immorale.

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