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9 ago 2012

Viandante sul cammino per Santiago - Epilogo

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Ogni Iliade ha la sua Odissea. Così pure questa mia epopea ha le sue fatiche del ritorno. Niente streghe, ciclopi o Proci per mia fortuna. Né anni di lontananza da casa. Solo la tediosa monotonia di pullman, aereo, treni e notte in bianco.

Accuso il colpo salendo di prima mattina sul pullman che mi riporta a Santiago. Dopo giorni di libertà, ritrovarmi bloccato per quasi tre ore su un bus che fa tutte le fermate, dovendomi sorbire il fastidioso chiacchiericcio di vicini troppo vicini, mi provoca effetti claustrofobici.
Resisto, non ho altra scelta, non posso qui accelerare o rallentare il passo come ho fatto per giorni in casi simili.

A Santiago, offrendomi un parziale profumo di casa, mi aspettano Fabio e Lorenzo, che ho conosciuto una sera sul cammino, e con cui pranzo insieme e visito la città. Anche loro, sebbene per un'altra destinazione, hanno il volo alla mia stessa ora.

All'imbarco trovo piacevole conferma alla correttezza dei principi percettivi della Gestalt: l'insieme è più della somma delle sue componenti. Ovvero, "bemedetto" nome presente sulla mia boarding pass non viene rilevato come diverso dal nome presente sul mio documento. Molto bene.

Acquisto sull'aereo il biglietto per il pullman per Milano. Scopro tuttavia che c'è un autobus di un'altra compagnia che parte prima. Nella speranza di trovare un treno per casa decido di investire altri 5 euro e alle 23.30 sono in stazione centrale. Ma niente da fare, il primo treno utile ci sarà alle sei.

Non intendo in ogni caso andare in hotel, aspetterò. Decido però di andare in pizzeria, se non altro per accorciare un po' la lunga notte. Quando esco ripasso dalla stazione e vedo sul pannello un intercity che ferma a Parma con 80 minuti di ritardo (doveva partire prima del mio arrivo). Mi reco al binario, dove il treno è in partenza. Chiedo alla capotreno di fare il biglietto a bordo, mi spara una cifra altissima e, alla mia reazione stupita, mi dice che sono queste le tariffe sul treno. Poi mi guarda e mi dice di andare a sedermi nella terza carrozza... Non rivedrò né lei né un qualche suo collega su quel treno.

Due ore di attesa prima del regionale per Bologna. Poi scopro la comodità dell'acquisto con IPhone del biglietto in tariffa super-economy sul Frecciarossa per Firenze. Alle 6.50 sono a Santa Maria Novella.

Ho camminato per 850 chilometri, ho conosciuto tante persone, pensato molto, superato la sfida con me stesso, visto il tramonto sull'oceano. Non so se sono sempre lo stesso, se torno arricchito o se ho solo fatto trekking. Dovrei avere perso un paio di chili; trovato un'idea per un progetto che mi entusiasma; compreso chi è veramente importante nella mia vita.
Altro forse lo capirò nei prossimi giorni, sedimentando i ricordi, ritrovando il sonno perduto.

Adesso, dopo avere mondato i peccati sul Cammino, è decisamente arrivato il momento di lavare per bene anche me e i miei abiti.

8 ago 2012

Viandante sul cammino per Santiago - Consigli

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Ebbene, dopo essermi sorbito decine di consigli, è arrivato il mio turno. Ho completato il Cammino e ho la Credenziale timbrata che mi consente di farlo!

Primo punto, in ordine di importanza: se potete permettervelo (si parla comunque di cifre contenute, tra i 15 e i 30 euro) la scelta è d'obbligo, camera singola!
Una "litera" (letto a castello) in una camerata costa in media 6 euro - leggermente di più la "cama" (letto singolo) - talvolta può arrivare a 10 euro. In alcuni "auberge" parrocchiali può consistere in un donativo "secondo possibilità".
In tutti i casi l'esperienza appare la prima volta entusiasmante, la seconda folcloristica, la terza spiacevole, la quarta insopportabile!
Un elevato numero di persone in uno spazio angusto comportano scomodità, rumore, puzzo, russare, luci, sveglie, chiacchiere notturne e - talvolta - maleducazione.

Secondo punto, altrettanto importante: le scarpe. Non date assolutamente retta a chi vuole farvi camminare con scarponcini da montagna!! Si chiamano per l'appunto da montagna e lì sono adatti. Qui sono fonte assicurata di vesciche!
Il motivo è semplice, le vesciche si formano a causa dell'attrito e a causa dell'umidità provocata dal sudore. Se camminate, come qui, su strade sterrate e asfaltate con temperature spagnole e scarpe chiuse a fine giornata il vostro piede sarà sudato e avrete le vesciche. Molto meglio - se non piove - camminare con i sandali da trekking, con i calzini.

E, terzo punto, a proposito di calzini: Ho sperimentato sia quelli tecnicissimi da 20 € al paio, sia quelli bassi e leggeri da 2.50 € per tre paia. Questi ultimi si sono dimostrati assai migliori!
Unico accorgimento (in entrambi i casi), portatene molti paia, si consumeranno velocemente e se usate i sandali lavarli sarà particolarmente arduo.

Quarto punto: i malanni. Il più comune ordine di arrivo dei dolori dovuti al cammino è: vesciche (specialmente se ignorate il punto due...), tendiniti, dolori muscolari. Per le prime evitate i Compeed, se ci ricamminerete sopra diventeranno mollicci, appiccicosi e si imparenteranno con i calzini creando un insieme assai fastidioso e antigienico: sono dei troiai! La cura migliore è forarle in due punti con un ago disinfettato, premere per fare uscire il liquido e cospargere abbondantemente di Betadine. Per la tendinite prendete Voltarene in pasticche due volte sl giorno. Per i dolori muscolari applicateci del ghiaccio o meglio ancora, quando possibile, immergete piedi e polpacci in torrenti o (all'arrivo) nell'atlantico. L'effetto sarà meraviglioso!

Quinto punto: partite da soli. O, al limite, con un compagno con cui siete molto affiatati. Potrete così vivere liberamente il vostro Cammino, trovare il vostro ritmo, decidere di aggregarvi ai vari gruppi che si formano gradualmente, partire in solitaria per giorni, rallentare, accelerare, innamorarvi. In ogni caso sarete soli unicamente se deciderete di esserlo. Troverete sempre qualcuno con cui condividere due ore di cammino e di chiacchiere, tappe di più giorni o tutto il cammino.

C'è poi chi qui cerca avventure o amori. L'atmosfera particolare di questa esperienza rende possibili discorsi molto intimi e personali già dopo pochi minuti di conoscenza, saltando le consuete formalità. Può quindi bastare adeguare il proprio ritmo, camminare insieme un paio di giorni per poi proporre, complice la scomodità dell'ostello, una camera doppia insieme. Ma... a meno che si tratti veramente del colpo di fulmine della vostra vita, siete proprio sicuri che ne valga la pena?

Io ho scelto il mio Cammino, le mie tappe lunghe, i miei nuovi incontri ogni giorno. Voi fate la vostra scelta. Anche perché - e qui tradendo l'ordine d'importanza giungo al consiglio fondamentale... - ascoltate i consigli e poi ignorateli! Leggete la guida e poi buttatela! Qui - come nella vita!! - si tratta del vostro Cammino, rendetelo realmente vostro e non la sbiadita copia di quello di qualcun altro!

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7 ago 2012

Viandante sul cammino per Santiago - Finis Terrae

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Sabato, ventesima tappa: Santiago (38 km)

La mattinata è difficile, letteralmente invasa di gente non offre un'atmosfera piacevole.

Nel pomeriggio un acquazzone lava via pensieri e pellegrini. È inoltre tradizione arrivare a Santiago la mattina, per la messa di mezzogiorno. Io arrivo alle sei ed apprezzo un ingresso tranquillo in solitaria.

Perfino al - normalmente affollatissimo - ufficio del pellegrino non trovo code. Così, contro le mie aspettative, mi reco anche io a ratificare il mio arrivo a Santiago. L'impiegato mi spiega che le motivazioni non religiose che io ho selezionato sul modulo non mi consentono di avere la Campostela, ma solo un surrogato in carta semplice. Affermo che intendo essere sincero ed ottengo in cambio un sorriso e la rassicurazione che il documento ha lo stesso valore.

Lungo il cammino ho conosciuto molta gente. Forse un quinto di loro, ad esagerare, erano qui per motivi religiosi. Sulla lista che mi fanno firmare io sono tuttavia l'unico a dichiarare "motivi non religiosi". Spariti tutti, come i fascisti col 25 aprile...

Dirigendomi verso il ristorante zoppico come un reduce di guerra. Ho fatto tutto il tragitto da Roncisvalle a Santiago in venti giorni. Forse ho esagerato, ma come recitava una scritta incontrata lungo strada "right speed is your speed". Stanco ma contento di avere compiuto questa avventura. E domani si riparte.

Domenica, ventunesima tappa: Negreira (22 km)

Oggi cammino lentamente. Almeno per adesso il cammino per Finisterre sembra turistico come le ultime tappe per Santiago. Molto meno frequentato ma dalla stessa tipologia. Rimpiango le prime tappe, così ricche di socievolezza!

Tappa brevissima. Obbligatoriamente vista la mancanza di alloggi nei prossimi chilometri. Meglio comunque, un po' di riposo non può farmi che bene.

Lunedì, ventiduesima tappa: Oliveira (34 km)

Martedì, ventitreesima (e ultima!!) tappa: Finisterre (33 km)

Queste ultime tappe sono state faticose, molto. Forse perché successive ad un vero tour de force, forse perché in effetti non molto attraenti. Nei bar dei piccoli borghi incontrati si riconosceva facilmente lo sguardo avido del paesano cui viene offerta la possibilità di alzare il prezzo per mancanza di alternative.

Giungendo all'oceano fortunatamente la situazione cambia, tornano bar e negozi, si respira a pieni polmoni l'aria di mare tanto desiderata!

Un paio di chilometri prima della meta incontro una lunga spiaggia, Playa Langosteira, che percorro scalzo sul bagnasciuga atlantico. Raccogliendo conchiglie di tanto in tanto.

Non appena trovata sistemazione vorrei festeggiare con un mojto sul porto. Trovo chi non sa cosa sia o chi lo sa ma non dispone di menta. Affogo la mia delusione nella cerveza...

Incontro però un danese che mi informa della presenza, sull'altro lato del promontorio, di una spiaggia rivolta ad ovest. Faccio la meritata siesta e mi sveglio giusto in tempo per recarmici per il tramonto sul mare. E qui scoppio a ridere.Degna conclusione di questo viaggio.

Porto con me, come vuole tradizione, qualcosa di utilizzato durante il viaggio da bruciare simbolicamente qui a Finisterre: quel che resta dei miei calzini. Non trovo tuttavia falò attivi, né pellegrini intenti in tale attività.
Prima di rientrare li getto nella spazzatura. In fondo lì avrebbero dovuto finire già da un pezzo... Ed io non sono mai stato portato al rispetto delle tradizioni.

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3 ago 2012

Viandante sul cammino per Santiago - In vista di Santiago

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Domenica, quattordicesima tappa: Rabanal del Camino (36 km)

Dopo un'oretta di cammino, o poco più, lungo strada accanto ad una casa diroccata, incontro un chioschettino di bibite biologiche, caffè e frutta secca. Accolgono il passante con l'invito a consumare gratuitamente quanto desidera. "Questa è casa tua, restaci quanto vuoi, prendi ciò che vuoi" ti dicono. Un'offerta, libera in una cassetta non in vista, è accettata ma non richiesta.
Ti salutano con un abbraccio e ti lasciano addosso una sensazione felice!

Astorga è molto piacevole, di origine romana, ricca di pasticcerie e ristoranti, con una bella cattedrale e un pittoresco mercato.

Dopo tanto ad accompagnare il mio cammino ci sono degli italiani: simpatici e dalla conversazione interessante.
E poi la sera c'è la cameriera diciassettenne che viene a fare le linguacce mentre mangio...

Lunedì, quindicesima tappa: Ponferrada (33 km)

Oggi tappa di montagna, paesaggio stupendo, città graziosa, ottimo albergo e... "descanso"!!

Martedì, sedicesima tappa: Vega de Valcarce (39 km)

Oggi cammino in solitaria. Iniziano ad esserci molti italiani, troppi per la verità... Fa molto caldo e la strada asfaltata è stressante. Pennichella pomeridiana all'ombra, lungo il torrente.

Mercoledì, diciassettesima tappa: Sarria (53 km)

Stamani mi sento un leone! E si vede, sono salito a O Cerbero in due ore...
Poi ho rincontrato Morgan e poco dopo la coppietta polacca, partita con me il primo giorno da Roncesvalles: baci e abbracci come con vecchi amici! Dubito tuttavia di rivederli nuovamente, oggi ho fatto 53 km...

A metà pomeriggio vedo da lontano un signore che cammina con due zaini, il suo e quello del figlio quindicenne. Affretto il passo per raggiungerlo. E ne vale decisamente la pena, rido ed ascolto racconti magnifici per le mie ultime tre ore di camminata.

Giovedì, diciottesima tappa: Ariexe (40 km)

Troppa gente (non appena giunti ai cento chilometri da Santiago è spuntata, come i funghi dopo un giorno di pioggia), tanto che In parte si perde l'abitudine di salutarsi incontrandosi - come in città. Troppo umido, troppi cani, troppe vacche (e troppi escrementi lungo strada!!).

Compro il biglietto per il ritorno. Lo faccio dopo pranzo. Il menù del giorno include il vino (una bottiglia, si sia soli o in più, e che io bevo..) e per la prima volta in vita sbaglio a scrivere il mio nome. Sulla carta d'imbarco Ryanair... Boh, speriamo mi facciano partire.

Poi nel pomeriggio, come di consueto, camminare diviene più piacevole, meno pellegrini ma molto più disponibili all'incontro. Il sole è alto ma non troppo caldo, il paesaggio è stupendo.

Mi addormento prestissimo. Dopo mezz'ora sono già sveglio, colpa dell'adrenalina! Mentre tento di riaddormentarmi mi accorgo di avere la fronte caldissima. Sto bene, non credo sia febbre. Fatto sta che brucio. Metto la testa nel lavandino e faccio scorrere l'acqua fredda sulla fronte. Funziona, dopo un po' mi addormento.

Venerdì, diciannovesima tappa: Arzuá (39 km)

Oggi, in vista di Santiago, cercavo un pazzo con cui fare tutta una tirata ed arrivare in nottata. Non l'ho trovato - per fortuna forse, visto che a metà strada mi sento già molto stanco.

Arrivo ad Arzuá in cerca di una camera. Una receptionist gentilissima mi informa che c'è, ma stasera ci sarà la festa del paese e molto rumore... Mi consiglia di recarmi all'ultimo hotel, fuori paese. È un po' caro ma hanno una stanza - si spera - silenziosa.
In Galizia sono apparsi, miracolosamente, i bidè! Bene.

Santiago dista 38 chilometri. Altri 90 per arrivare a Finisterre.
Mi guardo allo specchio: non ho per niente una bella cera.

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28 lug 2012

Viandante sul cammino per Santiago - Nel mezzo del Cammin

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Mercoledì, decima tappa: Carrión de los Condas (35 km)

C'è il londinese che parla come una lavatrice durante la funzione di centrifuga. Seguito, neanche a farlo apposta, dai due ragazzi di Oxford: impeccabili, come lo stereotipo li vuole. C'è lo spagnolo-svizzero - come lui si definisce - che al mio "oh, yes, from the Spanish part of Swiss", mi risponde, seriamente, che la Svizzera non ha cantoni spagnoli... Bene a sapersi!

C'è la parigina che entra in tutte le chiese. Il polacco con male ai piedi. Lo spagnolo locale che mi ferma chiedendomi se... voglio farmi una foto col suo cane!
C'è la camerata caldissima, puzzolente, in cui russano perfino i muri. E, diciamoci la verità, la Castiglia è piuttosto bruttarella...

Giovedì, undicesima tappa: Sahagún (39 km)

Mi sveglio con una decisione importante: camera singola!
Posso permettermelo (che poi il prezzo oscilla tra i 15 e i 30 euro...) ed è decisamente un aspetto che fa la differenza tra un pellegrinaggio e una vacanza. Ed io sono in vacanza.

E poi, in mezzo al niente, dopo una notte in bianco, 32 km, stanco e scoraggiato, trovo un buon ristorante a ricordarmi che la vita è bella.

C'è José (foto sotto), il mio immancabile compagno di bevute serali che, pur non pianificandolo, incontro oramai da giorni. Mi parla in spagnolo ed infine ho quasi imparato a capirlo. Più o meno.
E stasera cena con noi anche Joy, l'americana il cui nome rende giustizia al suo immancabile sorriso.

Venerdì, dodicesima tappa: Puente Villarente (43 km)

La leggera tendinite alla gamba sinistra è sparita con il Voltaren consigliatomi ieri sera. Durante il giorno appare però alla gamba destra... Spero che avrà analogo destino.

È il turno del francese alto e grosso che mi narra (tutta!!) la sua storia d'amore iniziata sul Cammino con una ragazza italiana rientrata la sera prima. Si chiama Mara (...), mi fa uno strano effetto sentirne parlare.

Arrivato in ostello alzo la tavoletta del bagno e quello che mi sembrava di primo acchito sudicio (strano, la camera sembra pulita) si muove... Assomiglia ad un grosso lombrico che sta sguazzando nel mio water. Valuto per alcuni secondi se andare a protestare. Poi istintivamente tiro lo sciacquone.
Me ne pento quasi subito, quello che poteva essere un soggetto per tanti film horror avrebbe meritato almeno una foto ricordo. Peccato. Controllo più volte se il mio "amico" è tornato, ma deve evidentemente essersi sdegnato per il mio gesto non proprio amichevole.

Sabato, tredicesima tappa: Hospital de Órbigo (47 km)

Stamani sono passato da Léon, ho visitato la cattedrale (stupenda!) e fatto un giro in paese. Finalmente una bella città! Meriterebbe un weekend ryanair tutto per lei.

Oggi ho incontrato ranocchi, conigli, oche, papere, galline, mucche, un cerbiatto che mi saltellava davanti, la transumanza di un intero gregge di pecore ed un cane che viaggiava sopra ad un mulo.

Faccio molta strada, ma ne vale la pena, giungo infine ad un ostello con cucina biologica, personale straordinariamente gentile e, se domani voglio dormire un po' di più pure lezione di yoga mattutina. Non hanno camere singole ma sembra comunque essere un angolo di paradiso!
La sconfortante monotonia castigliana è finalmente finita.

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24 lug 2012

Viandante sul cammino per Santiago - altri 142 km

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Sabato, sesta tappa: Belorado (38 km)

La temperatura è rientrata nella norma rendendo il cammino più semplice. I 38º con un solo albero in 10 km che hanno preceduto l'entrata a Los Arcos sono per fortuna un ricordo (sembrava, all'arrivo, di essere in un film western, quando il cowboy entra finalmente in paese dopo ore di sole!).

Ieri sera ho conosciuto Emanuel. Vive sul cammino dal 2004. Si mantiene facendo massaggi e "percorsi emozionali sciamanici" ai pellegrini. Inoltre cammina lui stesso. Alternando italiano, francese e inglese - e condividendo un cannino - mi racconta la sua vita. Vera o inventata che sia il racconto dell'abbandono di lavoro, Rolex e Ferrari per questo mondo, che lo rende più felice, ha indubbiamente il suo fascino.

Oggi è il turno dei racconti di Stee (sempre che così si scriva...), un danese in cerca di "una risposta" sul cammino. Ma anche il turno di nuovi e vecchi compagni, di molta cerveza, altrettante tapas e nuove vesciche.

Scopro infine che anche la più insignificante festa di paese in Spagna si conclude solo con la luce dell'alba. E talvolta prosegue offrendo uno strano contrasto con la partenza dei pellegrini ancora assonnati dal risveglio.

Domenica, settima tappa: Cardañuela Riopico (37 km)

Sono esattamente al mio duecentocinquantesimo chilometro di cammino.

Mi sono fermato in un piccolissimo paese, in un ostello nuovissimo. Per 14 euro stasera ho una camera singola con bagno privato e, qui sta il vero lusso, la possibilità di oscurare la finestra.

Follie dell'era moderna, in cui una camera di albergo è dotata di tapparelle per oscurare e di luci di sicurezza che illuminano a giorno... Stramaledette leggi idiote!! Mi improvviso elettricista e, nel tentativo di smontare la lampada, temo di averla rotta. Finalmente è buio.

Lunedì, ottava tappa: Hornillos del Camino (36 km)

Stamani, di passaggio, ho visitato la cattedrale di Burgos. Molto bella. Sebbene meriterebbe un'altro tipo di visita in un altro tipo di viaggio. In questo viaggio le mie attenzioni sono assorbite dal camminare, dal conoscere pellegrini, dal bere, mangiare e da ben poco altro.

Grano. Per ore non si vede altro che grano. Per giorni, lungo la sconfinata meseta castigliana, mi dicono che sarà così. All'uscita di un paese perfino un'aiuola spartitraffico è coltivata a grano. "Nemmeno Mussolini era arrivato a tanto" commenta Nevio, il mio compagno di viaggio.

Qui, come ovunque, non tutti gli incontri sono piacevoli. Forse proprio per il contrasto dopo tante belle persone stupisce incontrare quello che fa la corsa per fregarti il posto in bagno e poi sorride maligno; quello che alle 5.30 lascia suonare la sveglia per interi minuti; i soliti americani che prima dell'alba hanno lo stesso volume di voce che la sera da ubriachi. Quello che ti supera con aria di sfida e poi scopri che ha iniziato il viaggio da appena mezz'ora...
Qui, come ovunque, si trova di tutto. Solo che qui, questi ultimi elementi, ti chiedi cosa ci vengono a fare.

Martedì, nona tappa: Itero de la Vega (31 km)

Tre ore di cammino prima di trovare un bar per fare colazione... Tre ore nelle quali ho fatto tutti i piani possibili per tornare a Firenze entro il giorno dopo! Poi, col sapore del caffè - stavolta per niente amaro - la vita ha riassunto una prospettiva positiva. Oggi però tappa più breve: alle due sono arrivato, mi concedo nuovamente il lusso di una stanza singola (stavolta, controllo, senza luci a disturbare), scrivo e mi riposo.

Si incontra chi il viaggio lo fa tutto, chi lo compie in più tappe, chi lo fa senza zaino, chi in bicicletta. Chi - mi dicono - stupidamente (aggiungo io!) compie solo gli ultimi 100 km per ottenere la campostella.
Io credo che il fascino di questo viaggio risieda nel contare solo sulle proprie forze, per giorni, l'uno dopo l'altro.
Spezzandolo in più tappe o affrontandolo con la "velocità" di una bicicletta, si perde la sua parte essenziale: la sfida con se stessi ad andare avanti quando tutto il proprio corpo chiederebbe il contrario. Una sensazione che si fa forte ogni giorno di più e che è ignota a chi si riposa dopo 10 giorni.
Certo, ognuno chiaramente è libero nelle sue scelte (ed ha i suoi impegni...), eppure, compiere il viaggio non a piedi, con zaino e tutto insieme, assomiglia, secondo me, all'andare in un ristorante di pesce ed ordinare della pasta al pomodoro. Si può fare, ma non ha senso!
Meglio allora optare per mete più adatte, più belle, sul mare, col clima più mite, paesaggisticamente o artisticamente più belle. Perché, sì, qui ci sono alcuni posti piacevoli ma, tutti quanti, lo sono meno di quelli che posso incontrare ad un'ora di auto da casa mia! Il fascino qui é il Cammino, la sua quotidiana difficoltà, la costante messa alla prova, gli incontri, il passo, che seguendo il precedente, piano, piano, ci ricorda che con le proprie forze possiamo andare ovunque.

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19 lug 2012

Viandante sul cammino per Santiago - prime tappe

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Lunedì, da Roncisvalle a Trinidad de Arre. Prima tappa, 38 km.

Sembra quasi, in certi momenti, che un invisibile direttore d'orchestra guidi il russare dei circa cinquanta ospiti di questa camerata tanto appare straordinariamente coordinato.
Riesco tuttavia in qualche modo a prendere sonno ed alle 5.40, con i primi rumori delle partenze posso dire di essere perfino riposato.
Miracoli del cammino forse, ad ogni modo alle 6.15 sono in partenza.

Non sono il solo. Nei primi chilometri incontro molti camminatori. Poi si diradano fintanto che vengo affiancato da un ragazzo spagnolo che, incurante del fatto che non capisco quanto mi dice, mi ha accompagnato (seguito...?) tutto il giorno. Cena compresa. Leggo nelle sue intenzioni di proseguire così per tutta la settimana in cui lui resta sul Cammino. Che dire, il cammino è fatto anche di questo. Quantomeno cammina al mio ritmo. Certo, se realizzasse anche che non lo capisco...

Martedì, seconda tappa: Cirauqui (37 km)

Mercoledì, terza tappa: Los Arcos (35 km)

Giovedì, quarta tappa: Navarette (41 km)

Venerdì, quinta tappa: Azofra (24 km).

Ieri mi sono svegliato canticchiando "Born to be alive" e per un'oretta ho tenuto i 7 km/h. Il potere della colona sonora!

Oggi invece, ad Azofra (un paesino sperso in mezzo ai vigneti della Rioja - ma fortunatamente dotato di wifi...), sul ventiquattresimo chilometro odierno, sono crollato.
Colpa delle vesciche o forse dei precedenti 150 km in soli 4 giorni.
Comunque dopo siesta, cena e mezza bottiglia del prezioso "tinto" locale la vita torna a sorridermi.

Il ragazzo spagnolo del primo giorno non l'ho più visto. Al suo posto una ragazza di Milano, un signore italiano e una coppia polacca sono i nuovi compagni che incontro ad ogni tappa. A Los Arcos due ragazze di Castellón mi insegnano che possiamo capirci parlando l'uno italiano e le altre spagnolo. Se le spagnole non hanno accenti del sud...
Bene! In ogni caso tra i propositi per l'anno nuovo rientra l'imparare lo spagnolo.

Per strada spagnoli, italiani, francesi, olandesi, americani, giapponesi, coreani, tedeschi, brasiliani, polacchi. Camminatori da 40 km al giorno o da 15 km, con zaini enormi o piccolissimi, che li portano con sé o li spediscono col taxi, che prendono il bus per il troppo caldo o che soffrono stoicamente; che si fermano ad ogni festa, da San Firmino in poi, o che già prima del tramonto stanno dormendo. Camminatori che partono alle 4.30 percorrendo chilometri con la torcia, che si fermano ad ogni bar o che visitano ogni chiesa. Camminatori che bevono litri di cerveza.

Camminatori di ogni tipo che, insieme alla strada, ci ricordano che non importa "come" ma che importante è - come cantava Hernandez - non scordare che siamo nati per essere vivi e vitali. Non solo per sopravvivere...

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15 lug 2012

Viandante sul cammino per Santiago - prologo

Sul volo che mi porta a Madrid sfoglio la guida del Cammino. I miei compagni di viaggio dormono tutti. In ogni caso mi accompagneranno solo per questo weekend madrileno. Domani li saluterò da un treno diretto a Pamplona. Per poi cercarmi un mezzo che mi porti a Roncisvalle.

Nei giorni scorsi molti abbracci, baci, saluti, messaggi dalle persone meravigliose con cui ho condiviso gli ultimi mesi. E da cui malvolentieri mi distacco. Sento inoltre la malinconia pre-partenza che, sostituendosi all'euforia dell'ideazione, accompagna ogni mio viaggio. Passerà, lo so, con i primi chilometri.

La Spagna è silenziosa. Hanno naturalmente anche gli spagnoli tifoserie e manifestazioni ma nella quotidianità, quella dei bar, della metro, della strada, regna il silenzio. Condizione, questa, non ideale quando si è all'interno di un gruppo di italiani identificabili come tali a isolati di distanza. Perfetta tuttavia viaggiando in treno: nessuno parla o emette rumori da dispositivi elettronici; nei rari casi in cui squilla il telefono chi risponde lo fa a voce bassissima. Molto piacevole.

Tecnicamente potrei definirmi un pellegrino. In procinto appunto di intraprendere il pellegrinaggio per antonomasia, quello per Santiago.
Ma io preferisco chiamarmi "viandante" poiché vado (vago...) per la mia Via che di religioso niente ha e con cui niente vuole spartire. Spirituale semmai ma, riguardo quanto è esterno alla mia ricerca interiore, preferisco lo "spirito" di una buona bottiglia di vino a quello di un sermone, di un guru, di un dogma o di chiunque si senta in dovere di insegnarmi come dovrei vivere.
Mi accingo a percorrere un percorso attrezzato, segnalato, ricco di storia, di compagni di viaggio. Questo è per me il fascino, camminare per me è un piacere non un modo per espiare peccati.

A Roncisvalle ci arrivo in taxi. Scelta non proprio economica ma praticamente obbligata dalla mancanza di alternative. Di domenica non ci sono autobus.

Secondo alcuni il percorso inizia da Roncisvalle, secondo altri da Saint Jean Pied de Port. Io potrei dare la colpa agli ulteriori 50 euro che raggiungere Saint Jean mi avrebbe costato. In verità però, malgrado la mia francofilia, la motivazione è fonetica. Raccontare di partire da Roncisvalle, diretto a Finisterre, suona assai meglio. E, come diceva Verlaine, "de la musique avant toute choses"!

Un bicchiere di "tinto", un "bocadillo", cioccolata, caffé. Domattina si parte.

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